✕

Il chip nel cervello e il Vangelo secondo Elon: quando l'uomo vuole farsi Dio

Ascolta l'audio

Tra il portento e l’hybris, tra la speranza e il sospetto. Ci abbaglia la possibilità di una nuova strada, ma ci preoccupa, in tanta luce, non vedere con chiarezza fin dove porta
2 minuti di lettura

Nel racconto del nuovo testamento secondo gli evangelisti Dio si fa uomo e compie miracoli: restituisce la vista, guarisce dalla paralisi, richiama alla vita con la resurrezione. In quello della tecnologia secondo Elon Musk è l’uomo a cercare di farsi Dio: fra sei mesi l’inizio dei primi due esperimenti e per il terzo, di certo, ci si sta attrezzando. Basta aspettare e avere fede, seppure in una forma diversa. La prospettiva balla sul filo: tra il portento e l’hybris, tra la speranza e il sospetto. Ci abbaglia la possibilità di una nuova strada, ma ci preoccupa, in tanta luce, non vedere con chiarezza fin dove porta. Il suo benefico intento proietta l’ombra di un secondo fine. Sarà che i profeti hanno avuto biografie differenti, non procedevano per acquisizioni al mercato e non facevano pre-annunci a platee collegate da tutto il mondo. 

Elon Musk ha abituato ad alzare l’asticella, ma non a scavalcarla. Le sue conquiste più…

Nel racconto del nuovo testamento secondo gli evangelisti Dio si fa uomo e compie miracoli: restituisce la vista, guarisce dalla paralisi, richiama alla vita con la resurrezione. In quello della tecnologia secondo Elon Musk è l’uomo a cercare di farsi Dio: fra sei mesi l’inizio dei primi due esperimenti e per il terzo, di certo, ci si sta attrezzando. Basta aspettare e avere fede, seppure in una forma diversa. La prospettiva balla sul filo: tra il portento e l’hybris, tra la speranza e il sospetto. Ci abbaglia la possibilità di una nuova strada, ma ci preoccupa, in tanta luce, non vedere con chiarezza fin dove porta. Il suo benefico intento proietta l’ombra di un secondo fine. Sarà che i profeti hanno avuto biografie differenti, non procedevano per acquisizioni al mercato e non facevano pre-annunci a platee collegate da tutto il mondo. 

Elon Musk ha abituato ad alzare l’asticella, ma non a scavalcarla. Le sue conquiste più grandiose sono state e restano descritte da verbi coniugati al futuro. Molto spesso, ascoltate con serena indifferenza: in fondo che cosa cambia se il razzo per Marte sarà pronto domani, fra un anno o mai? Stavolta invece ha toccato il nervo debilitato della speranza: quello ottico che non trasmette immagini, quello motorio che non conduce impulsi ai muscoli. Ha aperto uno spiraglio in stanze da sempre chiuse e buie, alluso a una tendenzialmente infinita possibilità di riparare i viventi, finché la loro eliminazione non sia un caso o una volontà. 

Per chi è vissuto un secolo fa risorgere in questo presente sarebbe fonte di continuo rimpianto e frequente meraviglia. Si è rimediato a numerosi guasti del corpo umano ritenuti al suo tempo fatali. Il modo è spesso meccanico. La magia del trapianto avviene in fondo al livello più evoluto di un’officina riparazioni: togli il pezzo che non funziona e lo sostituisci con un altro in grado di farlo. Il sistema rivelato da Elon Musk sposta invece la soluzione del problema fuori dai corpi, dentro i congegni. Propone un dialogo non da umano a umano, ma da umano a macchina. O viceversa. Lo stimolo che guarisce o che evolve viene dall’esterno, da un dispositivo che comunica con un chip impiantato nel cervello.

È il metodo che ha portato all’esibizione di una scimmia capace di scrivere usando una tastiera di computer (ma non si sapeva già che, insistendo per l’eternità, avrebbe prima o poi prodotto la Divina Commedia?). L’esito finale (o la grande illusione) è un domani (o dopo) in cui si azzerino le disabilità e le malattie degenerative. La chiave di tutto è l’esportazione del pensiero. Quel che si annida nel cervello, al riparo della scatola cranica, ma non trova la via d’uscita, potrà essere trasmesso attraverso la “telepatia digitale”, la connessione uomo-macchina. Fantastico. E spaventoso. Soprattutto per chi pensa che la limitazione delle possibilità umane sia in parte auto-indotta. Che l’educazione, il linguaggio, i codici di comportamento addormentino facoltà disponibili e che solo alcuni, tramandati con stupore, hanno saputo esercitarle. Banalmente: la telepatia non sarebbe la risorsa, il piano B, di una tribù di bambini a cui non si insegnasse a parlare? Abbiamo davvero esaurito tutte le soluzioni interne per essere pronti a quelle esterne? Certo non si guarisce con la forza di volontà, ma la decodificazione dei pensieri è il sogno di una società che tutto cura o quella di una che tutti controlla? Il chip impiantato per necessità non potrebbe diventarlo per eventualità? Saremmo disponibili a far leggere nella mente di tutti per accudire il fisico di alcuni? Dovremmo, per solidarietà. E quante frazioni di un istante durerebbe il dubbio se il rimedio fosse per qualcuno che amiamo o, addirittura, per noi stessi? Al confine della salvezza c’è spesso, quasi sempre, un dilemma morale. Il sole dell’avvenire è lo stesso che ha sciolto le ali di Icaro. Chi ha creduto nei miracoli ha creduto nel mistero e in un’entità benevola. Lo sarà anche l’uomo che cerca di farsi Dio?