Covid e influenza colpiscono insieme, pediatri in ginocchio in alcune regioni
di Michele BocciI colleghi in Lombardia sono in ginocchio, alcuni di loro hanno tra i 180 e i 200 contatti al giorno con le famiglie dei loro pazienti”. Antonio D’Avino è il segretario di Fimp, la federazione nazionale dei pediatri, il principale sindacato di categoria. Ha ben presente quello che sta succedendo a Milano e anche le difficoltà diffuse un po’ in tutta Italia. La colpa è dell’incrocio tra influenza e Covid, che stanno colpendo migliaia di bambini. E a preoccupare è il fatto che siamo solo all’inizio della stagione fredda.
Il picco dell'influenza
Normalmente il picco dell’influenza arriva intorno a gennaio. L’Istituto superiore di sanità l’altra settimana aveva già comunicato che la diffusione soprattutto tra i più piccoli del virus stagionale stava crescendo molto rapidamente. “Per sapere come andrà la stagione influenzale guardiamo i dati dell’Australia, dove i…
I colleghi in Lombardia sono in ginocchio, alcuni di loro hanno tra i 180 e i 200 contatti al giorno con le famiglie dei loro pazienti”. Antonio D’Avino è il segretario di Fimp, la federazione nazionale dei pediatri, il principale sindacato di categoria. Ha ben presente quello che sta succedendo a Milano e anche le difficoltà diffuse un po’ in tutta Italia. La colpa è dell’incrocio tra influenza e Covid, che stanno colpendo migliaia di bambini. E a preoccupare è il fatto che siamo solo all’inizio della stagione fredda.
Il picco dell'influenza
Normalmente il picco dell’influenza arriva intorno a gennaio. L’Istituto superiore di sanità l’altra settimana aveva già comunicato che la diffusione soprattutto tra i più piccoli del virus stagionale stava crescendo molto rapidamente. “Per sapere come andrà la stagione influenzale guardiamo i dati dell’Australia, dove il virus arriva prima. Avevamo visto che ci sarebbero stati molti più casi, del resto in due anni di misure come le mascherine obbligatorie l’influenza non ha circolato”. Non sono molti i bambini vaccinati e le malattie galoppano. I genitori si lamentano perché non riescono a contattare i loro pediatri. “Non ci trovano? Hanno ragione e ci piacerebbe essere in grado di essere contattati più facilmente – dice sempre D’Avino – Adesso però stiamo lavorando di più rispetto ai periodi neri del Covid, se guardiamo i contatti telefonici e le visite negli studi. Stiamo fronteggiando il problema con le armi che abbiamo a disposizione. Vorremmo però che i funzionari regionali venissero nei nostri studi”.
Il calo del numemro dei pediatri
Il riferimento è al calo del numero di pediatri che c’è stato negli ultimi anni e ricalca quello dei medici di famiglia anche se è un po’ meno evidente. “La riduzione del numero non ci agevola, le Regioni dovrebbero bandire le “zone carenti” nei territori scoperti, per reclutare neospecialisti, forze fresche”.
Uno dei punti critici riguarda anche la circolazione contemporanea di Covid e influenza. “Avevamo sottoscritto un accordo con il ministero alla Salute per fare i tamponi nei nostri ambulatori ma non tutte le Regioni lo applicano, come la mia, la Campania. Ci arrivano bambini con 40 di febbre e non sappiamo se sono stati colpiti dalla malattia stagionale o dal coronavirus. E’ vero, vanno seguite nello stesso modo, cioè contrastando i sintomi visto che la cura per i virus non c’è. Però è molto importante sapere di quale patologia si tratta. In entrambe i casi, infatti, è suggerito l’isolamento ma per il Covid è davvero tassativo, perché è contagiosissimo”.