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Giustizia, Nordio in Senato: "Intercettazioni usate per delegittimare, interverremo. L'obbligatorietà dell'azione penale è un intollerabile arbitrio"

Il Guardasigilli annuncia la "netta" separazione delle carriere perché è "insensato che il pm appartenga allo stesso ordine del giudice" 
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ROMA - "Noi siamo garantisti" premette il Guardasigilli Carlo Nordio al Senato, in commissione Giustizia, mentre annuncia per la prima volta il suo programma. Che si delinea subito draconiano verso i suoi ex colleghi, i magistrati italiani. Perché "non ha senso che i pm appartengano allo stesso ordine dei giudici, in quanto svolgono un ruolo diverso". Quindi riforma costituzionale per separare le carriere. Proprio come voleva fare Berlusconi 15 anni fa. E poi, come lui, l'affondo sulle intercettazioni perché, grazie a "una diffusione pilotata", sono diventate "uno strumento micidiale di delegittimazione personale e politica", nonché "un pericolo per la riservatezza e l'onore delle persone".

ROMA - "Noi siamo garantisti" premette il Guardasigilli Carlo Nordio al Senato, in commissione Giustizia, mentre annuncia per la prima volta il suo programma. Che si delinea subito draconiano verso i suoi ex colleghi, i magistrati italiani. Perché "non ha senso che i pm appartengano allo stesso ordine dei giudici, in quanto svolgono un ruolo diverso". Quindi riforma costituzionale per separare le carriere. Proprio come voleva fare Berlusconi 15 anni fa. E poi, come lui, l'affondo sulle intercettazioni perché, grazie a "una diffusione pilotata", sono diventate "uno strumento micidiale di delegittimazione personale e politica", nonché "un pericolo per la riservatezza e l'onore delle persone".

Obbligatorietà dell'azione penale è 'intollerabile arbitrio'

Ma non basta. Ecco - sempre in stile berlusconiano - il boomerang contro l'obbligatorietà dell'azione penale perché, dice Nordio, "si è tradotta in un intollerabile arbitrio" in quanto "il pubblico ministero può trovare spunti per indagare nei confronti di tutti ma senza rispondere a nessuno". 

"Il pm non è in grado di occuparsi di tutto, ma è costretto a fare una scelta". Quindi può "indagare su tutti senza rispondere a nessuno". Anche "spinto dalle proprie ambizioni, anche se per fortuna sono pochi i magistrati così". Sta di fatto che il pm, nella lettura che ne fa Nordio, alla pari del capo della polizia "è svincolato dai controlli che ci sono in ogni democrazia, anche in caso di mala gestione". 

Entusiasmo alle stelle di Forza Italia che con il capogruppo Pierantonio Zanettin subito chiosa "una relazione molto coraggiosa". Tant'è che basta a riassumerne i pilastri principali. A partire anche da una rampogna alla Camere per aver "rinviato sine die" la nomina dei 10 consiglieri togati del Csm. Ma è sui pubblici ministeri e sulle intercettazioni che Nordio fa sfoggio di tutto il suo dichiarato "garantismo". 

Il bubbone delle intercettazioni 

"Il loro numero è di gran lunga superiore alla media europea e anglosassone" esordisce il Guardasigilli. E prosegue: "Hanno un costo elevatissimo, sono decise sulla base di sospetti e non concludono nulla, non si è mai vista una condanna solo sulla base delle intercettazioni". E ancora: "Dovrebbero essere un mezzo di ricerca della prova, e invece sono esse stesse la prova". Prova "che mette in pericolo la riservatezza e l'onore delle persone coinvolte, che spesso non sono neppure indagate". Non basta: "La loro diffusione pilotata rappresenta uno strumento micidiale, una violazione costituzionale". Da qui l'annuncio di "una profonda revisione", mentre partirà "un controllo molto rigoroso", e Nordio sottolinea "molto rigoroso su qualsiasi diffusione impropria".  

Una separazione "vera" tra giudice e pm

Tranchant il programma di Nordio sulle carriere di giudici e pm: "Oggi serve una separazione vera". Con legge costituzionale. Perché la situazione è cambiata rispetto alla Costituzione scritta nel dopoguerra. "Allora la polizia giudiziaria svolgeva le indagini con un margine di autonomia e a conclusione ne consegnava gli esiti al pm, che era il coordinatore delle stesse indagini, colui che garantiva un filtro di giuridicità e legittimmità nella trasmissione al giudice di ciò che meritava di essere sottoposto al suo giudizio". Questo, a detta di Nordio, "giustificava l'apparteneza del giudice e del pm allo stesso ordine giudiziario". Ma con il codice di procedura penale di Giuliano Vassalli del 1989 "il cambiamento è stato sostanziale". Perché ora "il pm svolge un ruolo completamente diverso dal giudice e quindi non ha senso che stia nello stesso ordine".

Azione disciplinare, Nordio rilancia l'Alta corte 

Per indagare sui giudici che sbagliano serve un'Alta corte disciplinare, e non certo la sezione disciplinare del Csm, visto che i consiglieri sono "scelti per appartenenza correntizia, di cui abbiamo avuto un bruttissimo esempio (il caso Palamara, ndr.)". Secondo Nordio "è necessario spostare l'azione disciplinare in una corte terza nominata dal capo dello Stato", perché "non è tollerabile che a giudicare siano i giudici nominati dagli stessi giudicati".  Da qui la sollecitazione alle Camere per una "rapida convocazione" per eleggere i futuri dieci consiglieri laici del nuovo Csm, perché "è inaccettabile che l'elezione sia rinviata sine die". 

Via l'abuso d'ufficio e il traffico di influenze 

Nordio torna sul leit motiv dell'abuso d'ufficio da modificare, e ci aggiunge anche il reato di traffico di influenze. Perché per il primo reato "le condanne sono minime e per episodi di scarsissimo valore", ma le indagini sono il frutto "di una spasmodica e improduttiva ricerca di garantire la pubblica amministrazione attraverso la via giudiziaria". E a proposito di "indagini arbitrarie e perniciosi interventi della magistratura" Nordio propone di abolire anche il reato di traffico d'influenze.

Serve giudice collegiale al posto del gip

Stop al singolo giudice - il gip, ossia il giudice per le indagini preliminari - che decide sugli arresti chiesti dal pm. Serve, per Nordio, "un intervento collegiale che può rimuovere i danni, con competenza distrettuale, per garantire maggiore ponderatezza nelle decisioni e omogeneità di indirizzo". Nordio definisce "allarmanti" le statistiche sul reato: "I 5.400 procedimenti del 2021 si sono conclusi con 9 condanne davanti al gip e 18 in dibattimento rispetto a processi che hanno un costo in termini di risorse umane e materiali insostenibile".

Violata la presunzione d'innocenza  

Giusto mentre alla Camera, su un ordine del giorno di Enrico Costa di Azione, si scatena la bagarre sulla presunzione d'innocenza, al Senato Nordio ne riafferma l'imprescindibile importanza, soprattutto perché "è stata e continua a essere vulnerata dall'uso strumentale delle intercettazioni, da un'azione penale arbitraria e capricciosa, dalla custodia cautelare utilizzata come pressione investigativa, dall'informazione di garanzia che diventa una condanna mediatica". 

 

Questo mentre a Montecitorio, anche con i voti del Pd, passa - 248 sì, 45 no, 12 astenuti - l'ordine del giorno di Costa che obbliga gli ispettori di via Arenula a effettuare "un monitoraggio" sul via libera dei capi delle procure alle conferenze stampa e ai comunicato dopo gli arresti, per verificare se "effettivamente" esiste un interesse pubblico per poterle fare come impone la legge sulla presunzione d'innocenza. Scontate le proteste dell'ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, oggi deputato del M5S e vice presidente della commissione Giustizia.