Rinnovabili, Magnifico: "Dire sempre no è solo ideologia. Il paesaggio non è intoccabile"
di Luca Fraioli"L'associazionismo del "no sempre e comunque" è morto. Non è neppure etico, è solo ideologico. Le emergenze climatica ed energetica sono le più grandi che il genere umano deve affrontare: è chiaro che bisogna scendere a patti".
Marco Magnifico dal dicembre 2021 è presidente del Fondo per l'ambiente italiano (Fai), associazione che, come recita lo slogan, "si impegna ogni giorno per proteggere la bellezza del nostro Paese". A un anno dal suo insediamento, Magnifico imprime una svolta inattesa tra i "protezionisti" del paesaggio che si battono contro le pale eoliche e i pannelli fotovoltaici. Firmando, con Legambiente e Wwf, il documento "Paesaggi rinnovabili", sdogana l'installazione di impianti per la produzione di energia green.
Presidente Magnifico, uno dei dodici punti riguarda i pannelli fotovoltaici nei centri storici. Il Fai dice sì anche a quelli?
"Assolut…
"L'associazionismo del "no sempre e comunque" è morto. Non è neppure etico, è solo ideologico. Le emergenze climatica ed energetica sono le più grandi che il genere umano deve affrontare: è chiaro che bisogna scendere a patti".
Marco Magnifico dal dicembre 2021 è presidente del Fondo per l'ambiente italiano (Fai), associazione che, come recita lo slogan, "si impegna ogni giorno per proteggere la bellezza del nostro Paese". A un anno dal suo insediamento, Magnifico imprime una svolta inattesa tra i "protezionisti" del paesaggio che si battono contro le pale eoliche e i pannelli fotovoltaici. Firmando, con Legambiente e Wwf, il documento "Paesaggi rinnovabili", sdogana l'installazione di impianti per la produzione di energia green.
Presidente Magnifico, uno dei dodici punti riguarda i pannelli fotovoltaici nei centri storici. Il Fai dice sì anche a quelli?
"Assolutamente. E daremo l'esempio: nella nostra sede milanese presso la Cavallerizza, presto l'intera falda del tetto esposta a sud sarà coperta da pannelli fotovoltaici. Voglio proprio vedere se qualcuno osa bocciarla. Dobbiamo produrre energia pulita e se c'è un tetto esposto a sud è giusto sfruttarlo, anche nei centri storici, certo, non sul Duomo o sulla Scala. Il vero problema è che in Italia chi deve decidere se autorizzare o meno un impianto non ha le competenze necessarie".
Si riferisce alle Sovrintendenze?
"Sì, che non vanno escluse dal processo decisionale, ma anzi preparate e coinvolte di più. Faccio un altro esempio legato alla nostra attività per far capire quanto certe decisioni possano essere paradossali. Il Fai ha restaurato un monastero-masseria vicino Lecce. Sul tetto, piatto e ribassato rispetto alle mura perimetrali, volevamo mettere dei pannelli fotovoltaici. La Sovrintendenza ci ha detto no. Abbiamo obiettato che, vista la loro posizione, nessuno avrebbe potuto vedere i pannelli. Ci hanno risposto che si sarebbero visti dall'elicottero. Questi sono eccessi ideologici dannosi per il Paese".
Lei sostiene che occorre una maggiore preparazione.
"Esatto. E faccio mea culpa: anche noi come Fai ci siamo concentrati sulle bellezze storico-culturali e abbiamo trascurato la bellezza storico-naturalistica, che è il frutto dell'intervento umano sulla natura. La stessa lacuna c'è nelle Sovrintendenze: ci sono esperti che tutelano le opere d'arte, dai dipinti di Giotto alle composizioni di Verdi. Ma dove sono gli esperti di quell'opera d'arte collettiva che è il paesaggio italiano?"
Come se ne esce?
"Creando nuove figure professionali. In Francia esiste la École nationale supérieure de paysage. Auspico che se ne crei una anche in Italia, per formare professionisti capaci di aiutare gli enti locali a inserire nei paesaggi quelle innovazioni che la vita attuale rende indispensabili. Oggi a decidere se un impianto eolico va fatto oppure no, può essere un archeologo o uno storico dell'arte, quasi mai è un architetto paesaggista".
Quale sarebbe il vantaggio?
"Chi studia il paesaggio sa bene che esso evolve, che non è una entità statica ma si adatta alle necessità dei tempi. Se questo tipo di cultura fosse presente all'interno delle Sovrintendenze, i "sì" e i "no" sarebbero molto più motivati, e le opere si farebbero rispondendo davvero alla necessità di tutelare il paesaggio piuttosto che alle esigenze delle imprese. Inoltre, si potrebbe mettere in campo un vera pianificazione degli impianti rinnovabili, tra Comuni, Regioni e ministeri, senza inutili e controproducenti bracci di ferro".
Creare una scuola superiore e nuove figure professionali richiederebbe tempi lunghi. Le emergenze climatiche ed energetiche sono qui e adesso.
"È vero, ci potrebbero volere trent'anni. Ma un Paese civile si deve attrezzare per le sfide future. Per l'oggi: l'unica soluzione è la co-pianificazione territoriale, che però deve coinvolgere il ministero della Cultura fin dalle fasi iniziali dei progetti. Oggi le Sovrintendenze, pur avendo il potere di bloccare tutto, entrano in gioco solo alla fine dell'iter. Con il risultato che dicono quasi sempre di no".
Il Fai apre alle rinnovabili. Italia Nostra rimane decisamente contraria in nome della difesa del paesaggio.
"Noi siamo nati da una costola di Italia Nostra. C'è chi evolve e chi decide di non farlo, senza tener conto della realtà".
Anche il sottosegretario alla Cultura Sgarbi ha usato parole durissime contro le pale eoliche.
"Certe volte serve anche chi urla, perché riesce a svegliare coloro che dormono. Noi siamo per il repowering degli impianti eolici esistenti, perché sostituendo le pale di vecchia generazione se ne possono installare un numero minore producendo perfino più energia. Detto questo, anche noi ci siamo battuti contro impianti eolici collocati palesemente nel posto sbagliato: è il caso delle pale che avrebbero dovuto circondare la basilica romanica di Saccargia, in provincia di Sassari".