Rinnovabili avanti a rilento, l'ultima battaglia è contro le pale in mare
di Luca PagniFino a una decina d'anni fa, l'Italia era sul podio nelle classifiche europee per la crescita nel settore delle rinnovabili. Grazie alla presenza storica dei suoi grandi impianti idroelettrici, che a partire dalla fine dell'Ottocento hanno garantito lo sviluppo industriale sfruttando gli invasi lungo l'arco alpino, il nostro Paese poteva vantare di essere subito alla spalle dei paesi scandinavi, con in testa la Danimarca, addirittura davanti alla Germania.
Un primato ottenuto anche grazie a una politica di incentivi "generosi", poi corretta al ribasso negli anni, che ha permesso la penetrazione di campi fotovoltaici persino in Pianura padana e poi di impianti eolici lungo tutti gli Appennini, in particolare al Sud. …
Fino a una decina d'anni fa, l'Italia era sul podio nelle classifiche europee per la crescita nel settore delle rinnovabili. Grazie alla presenza storica dei suoi grandi impianti idroelettrici, che a partire dalla fine dell'Ottocento hanno garantito lo sviluppo industriale sfruttando gli invasi lungo l'arco alpino, il nostro Paese poteva vantare di essere subito alla spalle dei paesi scandinavi, con in testa la Danimarca, addirittura davanti alla Germania.
Un primato ottenuto anche grazie a una politica di incentivi "generosi", poi corretta al ribasso negli anni, che ha permesso la penetrazione di campi fotovoltaici persino in Pianura padana e poi di impianti eolici lungo tutti gli Appennini, in particolare al Sud. Ma con la riduzione degli incentivi, lo sviluppo di progetti senza un disegno coordinato dal governo centrale (ma delegato alle regioni), lo scontro con i comitati locali e le Soprintendenze, per non dire di una legislazione frutto di continue sovrapposizioni normative che ha amplificato i tempi di concessione dei permessi, l'Italia ha perso via via posizioni fino a scivolare verso il basso nelle classifiche Ue.
Nel 2021, l'energia prodotta dalle rinnovabili ha coperto il 18,4% del totale: grazie allo sviluppo iniziale siamo comunque al di sopra della media Ue (15,2%), ma lontani dalle nazioni che dominano le classifiche. Nel complesso l'energia prodotta è cresciuta del 78% rispetto al 2020, l'annus horribilis per le rinnovabili in Italia, quando le nuove installazioni erano crollate del 35%.
Ma il dato più significativo è un altro. Detto in estrema sintesi, l'Italia è molto lontana dagli obiettivi di decarbonizzazione che si è data l'Unione europea: con la crescita media degli ultimi anni - si legge in un recente report del Politecnico di Milano - entro il 2030 riusciremo a metterci alla pari con le richieste di Bruxelles solo se il tasso di installazione sarà quattro volte maggiore dell'attuale per l'eolico e sette volte maggiore per il fotovoltaico.
Ma qualcosa si è mosso negli ultimi mesi, in particolare con le semplificazioni normative approvate dal governo Draghi e grazie al fatto di aver spostato la delega all'Energia in capo al ministero della Transizione ecologica. I tempi di attesa per i permessi si sono quasi dimezzati. Lo dimostra quanto avvenuto nel primo semestre del 2022, come rivelano i dati dell'Osservatorio energie rinnovabili di Anie (l'associazione di categoria delle imprese elettrotecniche) che ha rielaborato dati di Terna. Nei primi sei mesi dell'anno, in Italia la nuova potenza installata è cresciuta del 168% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, con un +193% per il fotovoltaico e +66% per l'eolico. Non ci si faccia ingannare dai numeri: le percentuali così elevate vanno confrontate con la frenata delle stagioni precedenti e con il fatto che sono stati sbloccati una serie di progetti che aspettavano anche da tre o quattro anni.
Un grosso volano alla crescita potrebbe arrivare dall'eolico off shore: sono già state presentate domande per allacciare alla rete elettrica nazionale una dozzina di grandi impianti al largo delle coste (in particolare di Sicilia e Sardegna) che potrebbero produrre energia pari al 10 per cento delle importazioni di gas (tra 7 e 8 miliardi di metri cubi), ma anche in questo caso i tempi per le concessioni stanno allungando progetti per una trentina di miliardi.
Infine, un aiuto per il rilancio delle rinnovabili può arrivare ancora una volta dall'Europa. L'Italia - e il governo - hanno a disposizione un'occasione quasi irripetibile che non può essere sprecata. Una delle voci più importanti tra i progetti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza riguarda proprio la green economy. In particolare, al nostro Paese sono stati assegnati 15,9 miliardi da destinare a progetti per impianti di energia rinnovabile, per lo sviluppo della tecnologia dell'idrogeno, per le reti digitalizzate (per aumentarne l'efficienza), nonché per le infrastrutture di ricarica per la mobilità elettrica. Fallire questa opportunità renderebbe ancora più difficile la risalita nelle graduatorie Ue, allontanandoci ulteriormente dagli obiettivi di riduzione delle emissioni.