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Scuola, settimana di scioperi contro la legge di bilancio

Da Nord a Sud i lavoratori dell'Istruzione, compresa univerità e ricerca incrociano le braccia per dire no a un provvedimento che accorpa le istituzioni scolastiche autonome e disattende le promesse elettorali su pensioni, precari e fisco
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Settimana di mobilitazione nel mondo dell'istruzione e della ricerca. Flc Cgil e Uil scuola Rua hanno indetto lo sciopero generale regionale dei lavoratori della scuola, statale e paritaria, della formazione professionale, dell'università, degli enti di ricerca e dell'Afam: l'Alta formazione artistica e musicale, che comprende conservatori, scuole di danza e accademie delle belle arti. I lavoratori di scuola, università e ricerca protestano contro la prima legge di bilancio del governo Meloni che accorpa le istituzioni scolastiche autonome e disattende le promesse elettorali su pensioni, precari e fisco. Dal 12 al 16 dicembre, nelle varie realtà territoriali i lavoratori aderenti ai due sindacati confederali che hanno proclamato la mobilitazione incroceranno le braccia.

Le date della protesta

La prima regione a mobilitarsi sarà la Calabria con lo sciopero e la manifestazione in programma per lunedì 12 dicembre. Il giorno s…

Settimana di mobilitazione nel mondo dell'istruzione e della ricerca. Flc Cgil e Uil scuola Rua hanno indetto lo sciopero generale regionale dei lavoratori della scuola, statale e paritaria, della formazione professionale, dell'università, degli enti di ricerca e dell'Afam: l'Alta formazione artistica e musicale, che comprende conservatori, scuole di danza e accademie delle belle arti. I lavoratori di scuola, università e ricerca protestano contro la prima legge di bilancio del governo Meloni che accorpa le istituzioni scolastiche autonome e disattende le promesse elettorali su pensioni, precari e fisco. Dal 12 al 16 dicembre, nelle varie realtà territoriali i lavoratori aderenti ai due sindacati confederali che hanno proclamato la mobilitazione incroceranno le braccia.

Le date della protesta

La prima regione a mobilitarsi sarà la Calabria con lo sciopero e la manifestazione in programma per lunedì 12 dicembre. Il giorno seguente, martedì 13 dicembre, sarà la volta della Sicilia e dell'Umbria. A Perugia in piazza Italia, alle ore 11, interverrà il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. Il 14 dicembre sarà la volta della Puglia, la manifestazione regionale si terrà a Bari, in piazza Federico II di Svevia, alle ore 11.30. Lo stesso giorno scatterà la protesta in Trentino, Valle d'Aosta e Veneto. Giovedì 15 dicembre incroceranno le braccia le lavoratrici e i lavoratori di Abruzzo, Marche e Piemonte. Venerdì 16 dicembre scenderanno in piazza, assieme a tutte le altre categorie di lavoratori per lo sciopero generale, tutte le altre regioni: Alto Adige, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli - Venezia Giulia, Lombardia, Molise, Sardegna, Toscana e Lazio. "Maurizio Landini - spiegano dalla Flc Cgil - concluderà la manifestazione che si terrà a Roma, in piazza Madonna di Loreto, a partire dalle ore 10". In altri termini, il 16 dicembre, il comparto scuola, università e ricerca aderisce allo sciopero generale contro la manovra di bilancio indetto da Cgil e Uil.

Le motivazioni

Per la scuola, è il contenuto l'articolo 99 del disegno di legge di bilancio per il 2023 a tenere banco. Il ministero dell'Economia, approfittando del calo demografico che porterà gli alunni delle statali a ridursi di un milione e 300mila unità entro il 2034, taglierà 634 istituti scolastici autonomi. Cancellando dai rispettivi organici altrettanti dirigenti scolastici e Dsga (i Direttori dei servizi amministrativi), una volta conosciuti come segretari scolastici. Ma rendendo ancora più complessa la gestione di quelle scuole che gestiscono decine di plessi scolastici in più comuni. Perché il taglio delle scuole autonome si effettua smembrando gli istituti con meno alunni e accorpandone i plessi agli istituti del circondario. In altre parole, gli oltre 40mila plessi scolastici funzionanti in Italia oggi, probabilmente, resteranno tali. Ma andranno suddivisi tra un numero minore di istituti autonomi, facendone crescere la complessità di gestione. Già oggi esistono scuole con oltre 20 plessi in più comuni. E nei prossimi anni la situazione potrebbe peggiorare.

L'autonomia differenziata

"Diciamo no a qualsiasi forma di precariato e di autonomia differenziata", dichiarano i sindacati. Quest'ultima è una delle ragioni che porteranno in piazza i lavoratori della scuola e non solo. Il progetto di legge Calderoli-Tucciarelli intende pressare il pedale dell'acceleratore sull'autonomia differenziata, possibilità offerta dall'articolo 116 della Costituzione. I lavoratori della scuola temono che possa venire meno l'unitarietà del sistema nazionale d'istruzione per come lo conosciamo adesso. E che le regioni più povere debbano accontentarsi, come avviene per la sanità, di un sistema scolastico meno efficiente rispetto a quello delle regioni settentrionali. Il personale della scuola potrebbe passare alle dipendenze delle Regioni. La riforma prevede la definizione di Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) da garantire in tutte le regioni. Garantite le quali, per le regioni più "ricche" sarà possibile andare oltre lasciando indietro chi ha di meno. Saranno le stesse Regioni a presentare una proposta che percorra vie di maggiore autonomia. Sarà poi il governo a vagliarne i contenuti e a deliberare definitivamente sul tema.

Pensioni, fisco e precari

I rappresentanti dei lavoratori considerano intollerabile "l'incremento dei fondi al settore privato" (90 milioni dal 2023 e 110 milioni in più dal 2024 in poi) e chiedono risorse aggiuntive e adeguate per il sistema d'istruzione statale. Tra i motivi dello sciopero anche pensioni, fisco e precariato. Immediatamente dopo l'ascesa a palazzo Chigi di Giorgia Meloni, sul versante delle uscite dal lavoro il governo sbandierava Opzione uomo (uscita dal lavoro a 58 anni con 35 di servizio, con un consistente taglio dell'assegno pensionistico) e Quota 41: uscita con 41 anni di servizio a prescindere dall'età.

Poi, i desideri si sono scontrati con la realtà dei numeri e le proposte sono state al momento accantonate in attesa di una riforma complessiva che dovrebbe arrivare entro il primo semestre del 2023. Ma i primi segnali non sembrano incoraggianti. Per tamponare il ritorno della legge Fornero, che farebbe salire a 67 anni l'età di uscita dal lavoro, a partire dal prossimo primo gennaio sembra avanzare l'ipotesi di Quota 103: 41 anni di servizio e 62 di età. Ed, in luogo di Opzione uomo, è stata perfino peggiorata Opzione donna (che attualmente prevede l'uscita delle donne con 35 anni di servizio e 58 d'età) legando l'età d'uscita al numero dei figli. Con queste regole, la previsione per il prossimo anno è di una riduzione dei pensionamenti. E i precari del mondo della scuola, ma non solo, potranno solo attendere tempi migliori.

Assieme a tutto il pubblico impiego, la scuola che scende in piazza agita come motivo della protesta, anche la riforma del fisco. La flat tax (tassa piatta) estesa alle partite Iva discriminerebbe i lavoratori pubblici, che si vedrebbero applicare le aliquote più alte previste fino a questo momento. Ma il governo Meloni promette in futuro di mettere mano a una riforma del fisco che riduca da quattro a tre le aliquote, generando un piccolo taglio del cuneo fiscale a vantaggio di famiglie e imprese. Intanto, i lavoratori scendono in piazza.