Il killer del condominio e i suoi fantasmi: "Mi tengono senza luce ma al buio si spara meglio"
di Fabio Tonacci , di Fabio TonacciROMA - Ridottosi a uno stato di solitarietà, che è la negazione della vita e della socialità, l'ex commerciante 57 enne Claudio Campiti faceva processi immaginari ed emetteva sentenze definitive nello scantinato senza bagno di una casa incompiuta.
La morte di Romano, il figlio di 14 anni sbattuto con lo slittino contro un albero su una pista delle Dolomiti nel 2012, col tempo lo aveva reso, insieme, accusatore e giudice di ciò che trovava non più sopportabile: i parcheggiatori dell'autodromo di Vallelunga che chiedono 5 euro per una giornata, l'operatore che tarda a montare l'Adsl, Cristiano Ronaldo che guadagna troppo, la Rai "delle star leccaculo dei partiti". E il condominio. Anzi, più precisamente, il consorzio sul lago del Turano (campagna reatina) dove, tra villette della piccola borghesia romana, si erge lo scheletro in cemento armato della sua abitazione rimasta a metà.
Della rabbia e della …
ROMA - Ridottosi a uno stato di solitarietà, che è la negazione della vita e della socialità, l'ex commerciante 57 enne Claudio Campiti faceva processi immaginari ed emetteva sentenze definitive nello scantinato senza bagno di una casa incompiuta.
La morte di Romano, il figlio di 14 anni sbattuto con lo slittino contro un albero su una pista delle Dolomiti nel 2012, col tempo lo aveva reso, insieme, accusatore e giudice di ciò che trovava non più sopportabile: i parcheggiatori dell'autodromo di Vallelunga che chiedono 5 euro per una giornata, l'operatore che tarda a montare l'Adsl, Cristiano Ronaldo che guadagna troppo, la Rai "delle star leccaculo dei partiti". E il condominio. Anzi, più precisamente, il consorzio sul lago del Turano (campagna reatina) dove, tra villette della piccola borghesia romana, si erge lo scheletro in cemento armato della sua abitazione rimasta a metà.
Della rabbia e della frustrazione di Campiti sono intrisi i blog che tiene da anni, ancora visibili sulla Rete. A fine del 2018, quando è arrivata la condanna definitiva per omicidio colposo del gestore della pista in Val Pusteria e di due maestri di sci, quando dunque la giustizia ordinaria e pubblica ha fatto il suo corso, è cominciata la fase della giustizia privata. E il Consorzio Valleverde è diventato l'ossessione contro cui puntare il dito.
Nato a Roma, cresciuto a Ladispoli e autoesiliatosi sul lago, Campiti è un uomo solo. Alle spalle un matrimonio sbriciolatosi per l'enormità della perdita del figlio. Si mette a scrivere lunghissimi post contro i condomini del Consorzio. Diventando, quel diario online, uno sfogatoio delirante e paranoico.
"Benvenuti all'inferno. Qui con il Codice Penale lo Stato ci va al cesso, so' tutti ladri". Una sfilza di attacchi e denunce ai soci che invece la casa, pagando le quote consortili, l'hanno potuta tirare su e allacciare alla rete elettrica. Un rosario di insulti per "questa associazione a delinquere mafiosa", dove Compiti vede, o crede di vedere, "il pagamento del pizzo e sgherri della procura e prefettura che girano per il Consorzio!". Dopo la strage all'assemblea dei condomini consumatasi in un bar del periferico Colle Salario, che è Roma pur senza esserlo più e si vive a ridosso del Grande Raccordo, quelle parole suonano come minacce per iscritto. "Mi stanno tenendo senza pubblica illuminazione, si sa al buio si vede meno e si può sparare in tranquillità". Di recente sono riusciti a notificargli l'ingiunzione di pagamento da cui si è sottratto per mesi. "Stato di merda, lo ringrazio per avermi abbandonato".
La sindrome del reietto, dell'emarginato, che ancora la scorsa estate lo fa correre indiavolato verso dei ragazzini che giocano a calcio minacciandoli di morte, e costringendo il sindaco di Rocca Sinibalda, Stefano Micheli, a intervenire. "Pretendeva di rendere abitabile lo scantinato di un palazzo in costruzione, non si poteva fare ma lui insisteva. Abbiamo provato ad aiutarlo, però i fondi sono tornati in municipio". Sul palazzo mai finito di costruire Campiti ha steso uno striscione "Consorzio, raus!", e la relazione con i gestori, per lui, era chiusa lì.
L'autore della strage di Colle Salario non lo conosce veramente nessuno, a parte la sua famiglia, anch'essa appartenente alla borghesia romana, la moglie Rossella imprenditrice, le due figlie che hanno studiato al liceo Chateaubriand e suonano il violino in ricordo di Romano. Eppure. "Campiti? Quel pazzo che vive nascosto sottoterra e piscia in giardino", è l'immagine minima che hanno di lui i vicini. Sui suoi profili social si rintracciano foto di una medaglia col fascio littorio, il motto "molti nemici molto onore" e delle statuine di Hitler e Mussolini.
Dicono che sia un simpatizzante dell'estrema destra. Che si nutra di complottismo e manie di persecuzione, motivo sufficiente per le forze dell'ordine per rigettargli la richiesta di porto d'armi avanzata nel 2018. Dopo, forse non a caso, ha piazzato una telecamera sul rudere per scoprire chi gli ruba i ciocchi di legno.
In uno dei suoi libri più riusciti, Il Condominio, lo scrittore visionario inglese J.G. Ballard trova un incipit fulminante. "Seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell'immenso condominio...". Qualcosa era andato storto nel complesso urbano distopico immaginato da Ballard, e più di qualcosa è andato storto nella vita di Campiti, fattosi pluriomicida una domenica mattina di dicembre, durante una sonnolenta assemblea di inquilini riunitasi per l'approvazione del bilancio.
"Mi ricorda Luca Traini, anche lui si sentiva un giustiziere", ragiona lo scrittore Christian Raimo, che è stato assessore alla Cultura del Terzo municipio, dove si trova il Colle Salario. "In genere negli Stati Uniti le sparatorie sulla folla avvengono nei centri commerciali o negli uffici, compiute da quelli che Mark Ames in un libro chiama social killer: persone che avevano una vita normale finché lo stato sociale è crollato e alcune tragedie personali hanno rotto anche l'equilibrio privato".
C'è anche il poligono di Tor di Quinto nella sua vita. Lì ieri ha rubato la Glock e i proiettili per la strage. Ancora Raimo: "I poligoni possono essere terre di nessuno dei peggiori incattivimenti, posti maschili, virilisti, violenti. Privo ormai di relazioni sociali, era un uomo a cui rimanevano una casa sgangherata e la macchina col finestrino rotto". E il condominio sul lago. Dove l'ex commerciante di nome Claudio Campiti sedeva nello scantinato a mangiare rancore.