“Nel nome di Coscioni ci battiamo per i diritti. Vent’anni a fare le veci della politica sorda”
di Maria Novella De Luca , di Maria Novella De Luca«Ognuna delle nostre battaglie, ognuno dei nostri successi, ha un nome e un volto. E’ questo che fa la differenza. Noi partiamo dal corpo vivo delle persone per arrivare al cuore della politica». Sono passati vent’anni e Marco Cappato si emoziona. Vent’anni di diritti che hanno cambiato l’Italia. E le storie, le vite, il destino di centinaia di malati, di coppie infertili, di persone disabili. Oggi l’Associazione Luca Coscioni celebra (in Senato) due decenni di battaglie le cui vittorie sembravano impossibili, invece l’Italia ha una legge sul fine vita, oltre quattordicimila bambini l’anno nascono grazie all’abbattimento dei divieti della legge 40, ecco che “Mario”, (Federico Carboni) immobilizzato senza speranza in un letto, condannato a sofferenze disumane, ha potuto serenamente morire nell’affetto dei suoi cari, grazie al suicidio assistito ottenuto in tribunale.
Il coraggio di Luca
Marco Cappato…
«Ognuna delle nostre battaglie, ognuno dei nostri successi, ha un nome e un volto. E’ questo che fa la differenza. Noi partiamo dal corpo vivo delle persone per arrivare al cuore della politica». Sono passati vent’anni e Marco Cappato si emoziona. Vent’anni di diritti che hanno cambiato l’Italia. E le storie, le vite, il destino di centinaia di malati, di coppie infertili, di persone disabili. Oggi l’Associazione Luca Coscioni celebra (in Senato) due decenni di battaglie le cui vittorie sembravano impossibili, invece l’Italia ha una legge sul fine vita, oltre quattordicimila bambini l’anno nascono grazie all’abbattimento dei divieti della legge 40, ecco che “Mario”, (Federico Carboni) immobilizzato senza speranza in un letto, condannato a sofferenze disumane, ha potuto serenamente morire nell’affetto dei suoi cari, grazie al suicidio assistito ottenuto in tribunale.
Il coraggio di Luca
Marco Cappato, una lunga militanza radicale, è il tesoriere dell’associazione. Spiega che il “metodo” per spostare in avanti la frontiera dei diritti, si basa su tre “pilastri”: partire dalle sofferenze delle persone, ottenere giustizia nei tribunali, usare la disobbedienza civile. Poi, a volte, arriva il Parlamento. Ricorda Cappato: «Luca Coscioni,uomo straordinario, che fondò l’associazione nel 2002, era affetto da sclerosi laterale amiotrofica, usò se stesso e la sua disabilità perché fosse consentita la ricerca sulle cellule staminali embrionali, mobilitando cento premi Nobel. Piergiorgio Welby, condannato da una malattia degenerativa incurabile, fece una campagna pubblica per poter morire interrompendo le cure che lo tenevano in vita, a lui dobbiamo oggi una legge che lo ha reso possibile per tutti». Era il 2006, nel 2009 anche Beppino Englaro vinse la sua battaglia per Eluana, soltanto nel 2017 il Parlamento ha votato la legge che istituisce il biotestamento e la libertà di rifiutare trattsostegni vitali.
La felicità dei neo-genitori
Dietro ogni campagna la sofferenza di un essere umano, il dolore dei familiari, le lacrime ma anche la gioia, spesso, della liberazione. «Sono libero» aveva mormorato Federico Carboni, prima di addormentarsi, nel giugno scorso, nella sua casa di Senigallia.«L’ultimo viaggio di DjFabo in Svizzera e la mia disobbedienza civile - spiega Cappato - hanno portato alla sentenza della Consulta che depenalizza, in certi casi, il suicidio assistito. Le migliaia di coppie, cui veniva negata la fecondazione eterologa, che assistite da Filomena Gallo hanno portato in tribunale i loro casi, hanno permesso di demolire una legge terribile, contro la scienza e contro i diritti». Nel 2014, grazie a una sentenza della Corte Costituzionale, la fecondazione eterologa è diventata legale, così come la crioconservazione degli embrioni, le banche dei gameti e la diagnosi preimpianto.Vent’anni di diritti per ricominciare, ancora, dai diritti negati. Saranno ben 15 le “petizioni” che oggi l’Associazione Coscioni invierà al governo e parlamento per chiedere, prima di tutto, la libertà di ricerca scientifica sulle cellule staminali anche embrionali. (E’ di questi giorni la notizia della chiusura di “Holostem”, hub di ricerca sulle malattie rare, il cui fondatore è Michele De Luca, scienziato di fama internazionale e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, insieme a Marco Gentili, affetto da sclerosi amiotrofica laterale, e Mina Welby, moglie di Piergiorgio). Poi aborto, cannabis terapeutica, eutanasia, disabilità, ricerca sugli embrioni umani. Filomena Gallo, segretaria dell’associazione, è a capo del team legale che ha ottenuto straordinari successi nei tribunali italiani ed europei. Utilizzando come pilastri la Costituzione e la nonviolenza.
Aborto e disabilità
E i referendum. Sette in vent’anni, con la tenacia di chi non demorde, spesso non ammessi, come quello sull’eutanasia legale, o sulla legalizzazione della cannabis. Cita di nuovo il ruolo delle persone, attraverso le quali poi si cambia la politica e non viceversa. «Luca fondò l’associazione contro la Legge 40 che proibiva la ricerca sulle cellule staminali embrionali e limitava la procreazione medicalmente assistita. Io arrivai col referendum che non raggiunse il quorum e da allora mi sono battuta per cancellare le proibizioni della legge 40. Grazie a decine di coppie abbiamo ridotto quei divieti a due: procreazione medicalmente assistita per single o coppie dello stesso sesso e ricerca sugli embrioni non impiantati».
Non arrendersi. «Abbiamo recuperato azioni storiche pannelliane - dice Gallo - come la piena applicazione della legge sull’aborto o la lotta alle barriere architettoniche e, con le disobbedienze civili di Marco Cappato e Mina Welby, creato le modalità perché in alcune condizioni in Italia sia consentito il suicidio assistito. Sono molte le riforme che dobbiamo portare a termine ma ci riusciremo grazie al contributo militante di “persone qualunque”».
Il ricordo di Valeria, la compagna di DjFabo
E allora bisogna ascoltare le parole di Valeria Imbrogno, compagna di Fabiano Antoniani, dei tempi felici e di quelli dolorosi dell’incidente, dopo il quale “Fabo” diventò cieco e tetraplegico. «Anche Fabiano ed io eravamo persone comuni, due ragazzi che nulla sapevano di suicidio assistito o di eutanasia. Fabo però non ce la faceva più, io annaspavo. Per me l’incontro con l’associazione è stato un salvagente in mezzo alla tempesta, per Fabiano Marco Cappato è stato un amico. Per questo oggi mi occupo nell'assciazione del “Numero bianco” che offre assistenza a tutti coloro che cercano informazioni sui loro diritti, dal fine vita alle cure palliative. Perché nessuno più si trovi, come me, nel dolore di un mare in tempesta».