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Fusione nucleare, al lavoro nella pancia del reattore di Iter: “Sarà un fuoco che non si spegne”

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Il reportage da Cadarache, nel Sud della Francia: mille persone da 35 Paesi coinvolte nel maxiesperimento. "Ma niente false promesse"
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CADARACHE - Il gigantesco cantiere di Iter è avvolto nella nebbia. In un crepuscolo piovoso, a Cadarache nel sud della Francia, gru e operai con le giacche fosforescenti sembrano ombre che si muovono su una nuvola. Tutti, un migliaio fra tecnici e scienziati che lavorano al reattore in costruzione, si fermano alle 4 del pomeriggio per ascoltare l'annuncio del Dipartimento dell'Energia americano. Ancor più, nell'immobilità, sembra di essere fuori dal mondo. "Invece no, questa è la dimostrazione che la fusione funziona. È una prova importante anche per il nostro lavoro qui a Cadarache" dice Pietro Barabaschi, il direttore. Da ottobre questo ingegnere italiano guida Iter, il progetto per realizzare un reattore sperimentale per la fusione nucleare che ha sede in Europa, ma coinvolge 35 Paesi, dalla Cina all'India, dalla Russia agli Stati Uniti, con 20 miliardi di budget. "Anche la diplomazia è un po' complicata, …

CADARACHE - Il gigantesco cantiere di Iter è avvolto nella nebbia. In un crepuscolo piovoso, a Cadarache nel sud della Francia, gru e operai con le giacche fosforescenti sembrano ombre che si muovono su una nuvola. Tutti, un migliaio fra tecnici e scienziati che lavorano al reattore in costruzione, si fermano alle 4 del pomeriggio per ascoltare l'annuncio del Dipartimento dell'Energia americano. Ancor più, nell'immobilità, sembra di essere fuori dal mondo. "Invece no, questa è la dimostrazione che la fusione funziona. È una prova importante anche per il nostro lavoro qui a Cadarache" dice Pietro Barabaschi, il direttore. Da ottobre questo ingegnere italiano guida Iter, il progetto per realizzare un reattore sperimentale per la fusione nucleare che ha sede in Europa, ma coinvolge 35 Paesi, dalla Cina all'India, dalla Russia agli Stati Uniti, con 20 miliardi di budget. "Anche la diplomazia è un po' complicata, a volte" si lascia sfuggire. 

Niente finte promesse

Solo gli operai fosforescenti continuano a lavorare nel palcoscenico fatto di nebbia, mentre gli americani comunicano di aver prodotto per la prima volta vera energia da fusione nucleare. In Europa il reattore che promette di accendere una scintilla di Sole è un cantiere di 46 ettari, dove sorge un involucro di cemento pieno di gru, al cui interno comincia a prendere forma l'arena a forma di ciambella, 30 metri di diametro, nella quale sprizzerà la scintilla da 150 milioni di gradi che ci fornirà energia. Mentre gli americani ancora applaudono, penetriamo nella nebbia, superiamo le pareti di cemento nudo e troviamo la ciambella che prende forma. Sarà lei - in gergo il tokamak - ad accogliere la scintilla e raccogliere il calore da trasformare in elettricità. L'agenda ufficiale di Iter cita il 2035 come data di partenza. "Ci aspettiamo in quell'anno di generare un'energia 10 volte più grande di quella immessa" spiega Barabaschi. "Ma non ci nascondiamo le difficoltà e non è nostro costume fare finte promesse". 

Di recente, spiega ad esempio Laban Coblentz, il portavoce del progetto, "ci siamo accorti di alcune perdite nello scudo termico". Mostra lo strato di acciaio rivestito di argento e di tubicini con l'elio. A questo pezzo di metallo è affidato uno dei compiti più titanici di Iter. Col suo strato di pochi centimetri separa l'interno del reattore - che dovrà sopportare i 150 milioni di gradi della reazione - e l'esterno, dove agiscono gli enormi magneti ad anello. Il loro lavoro è tenere confinato il combustibile bollente - come una sorta di pentolone immateriale - e per funzionare hanno bisogno di -270 gradi. Un salto di temperatura così non ha pari nell'universo. 

Ma quindi siamo molto in ritardo rispetto agli americani? "Parliamo di due macchine diverse", spiega Mario Merola, lo scienziato di Milano che ha un sorriso (anche lui) simile al Sole, responsabile della parte ingegneristica del reattore. "Iter è come un'auto progettata con tutte le componenti necessarie per marciare davvero, ed è l'unica al mondo con queste caratteristiche. Tant'è che anche gli Stati Uniti sono dentro al nostro progetto".

Due modelli differenti, un unico obiettivo

Quel che è accaduto in America è che un flash si è acceso per una frazione di secondo. "Il nostro obiettivo è accendere un fuoco che duri nel tempo. Che sia abbastanza caldo da mantenere da solo la sua combustione", spiega Barabaschi. "Questo finora non lo ha mai ottenuto nessuno". E anche l'unico spicchio del tokamak montato al suo posto dentro Iter, ora, dovrà essere smontato in tutte le sue 1.300 tonnellate per sostituire lo scudo termico. "Sì, ci farà tardare", ammette il direttore. La prima accensione del combustibile all'interno di Iter (l'obiettivo di far bruciare la legna da sola) era prevista per il 2025, ma potrebbe slittare un po'. Dalla nebbia però Iter è sicuro di uscire. "Arriveremo all'energia da fusione. Solo non subito. Non bisogna ingenerare false aspettative", spiega Barabaschi. "E per vincere la nostra dipendenza dai combustibili fossili bisognerà nel frattempo darsi da fare per altre vie, come rinnovabili e fissione nucleare".

Ragionare di tempi così lunghi nel momento in cui dall'altra parte dell'oceano si stappa lo champagne può sembrare straniante. "Non ci facciamo condizionare dai tempi o dai traguardi altrui", dice però Merola. "Sappiamo che abbiamo le potenzialità per cambiare il corso della storia e manteniamo la barra dritta. Le nuove generazioni ci accusano di lasciare loro un mondo peggiore e più sporco. Noi lavoriamo per capovolgere questa prospettiva".

Un 'Iter' verso la pace

Anche perché di fronte al cantiere, illuminate dai lampioni, sventolano le bandiere delle decine di Paesi che collaborano a Cadarache. "Tante così insieme le vedi ai mondiali", dice Coblentz. E a Cadarache si trema quando un magnete in arrivo dal Giappone deve combaciare al millimetro con un componente proveniente dalla Russia. "Di recente abbiamo premiato uno dei nostri team, che aveva realizzato un sistema di controllo elettronico speciale. Sul palco sono saliti tre donne e due uomini, un europeo, un indiano, un cinese, un coreano e un russo". Iter, anche in questo, somiglia a una nuvola sospesa sul mondo. "La carenza di energia è una delle cause delle guerre", prosegue Merola. "Quando passiamo dai tornelli e indossiamo la cittadinanza di Iter, speriamo che il nostro lavoro sia utile per raggiungere anche un altro sogno, sempre legato all'energia: la pace".