La morte di Fabio Altruda e le vite straordinarie degli uomini con la fede nel volo
di Chiara Gamberale , di Chiara GamberaleLa morte di Fabio Antonio Altruda, mentre ci lascia sconvolti e commossi, rimanda inevitabilmente a un mondo che si può dividere fra chi ha il coraggio e l'incoscienza della fede nel volo e fra chi non ce l'ha.
Le parole dei bambini
Proprio pochi giorni fa ero a Londra e con mia figlia siamo andate a vedere il mitico musical di Mary Poppins al Prince Edward Theatre. Tre ore di puro godimento alla fine delle quali l'attrice che interpreta Mary saluta i piccoli Banks, i loro genitori finalmente riappacificati, e lo fa: vola sulle teste del pubblico e per il teatro. - Come fa, mamma? - Ha chiesto un bambino accanto a noi. - Si vede che ci sono dei fili di ferro che la tengono. - Ha fatto notare un altro alla sorellina. - La telecomandano dalla regia. - Un altro ancora. Mentre c'era chi, compresa la sottoscritta, non si chiedeva niente, accettava solo, grato, di farsi sfondare il cuore da quella magia.
Con quale vizio o quale virtù abbia a che fare il confi…
La morte di Fabio Antonio Altruda, mentre ci lascia sconvolti e commossi, rimanda inevitabilmente a un mondo che si può dividere fra chi ha il coraggio e l'incoscienza della fede nel volo e fra chi non ce l'ha.
Le parole dei bambini
Proprio pochi giorni fa ero a Londra e con mia figlia siamo andate a vedere il mitico musical di Mary Poppins al Prince Edward Theatre. Tre ore di puro godimento alla fine delle quali l'attrice che interpreta Mary saluta i piccoli Banks, i loro genitori finalmente riappacificati, e lo fa: vola sulle teste del pubblico e per il teatro. - Come fa, mamma? - Ha chiesto un bambino accanto a noi. - Si vede che ci sono dei fili di ferro che la tengono. - Ha fatto notare un altro alla sorellina. - La telecomandano dalla regia. - Un altro ancora. Mentre c'era chi, compresa la sottoscritta, non si chiedeva niente, accettava solo, grato, di farsi sfondare il cuore da quella magia.
Con quale vizio o quale virtù abbia a che fare il confidare nel volo, non so dirlo - altrimenti apparterrei alla categoria di chi nel volo non confida e ha bisogno di orientarsi nel mondo cercando e dando spiegazioni più che credendo ostinatamente nel potere del mistero e dell'abbandono.
I voli straordinari
Fatto sta che c'era un tempo, come ci ricorda Errico Buonanno nel suo preziosissimo libretto uscito qualche anno fa per Sellerio, Vite straordinarie di uomini volanti, in cui ancora prima degli aerei e delle mongolfiere, volare era considerata semplicemente una possibilità. Poi arriva il Settecento, la ragione vince il suo braccio di ferro contro il sogno e la scoperta del metodo empirico e della legge di gravità impediscono all'uomo di continuare a raccontarsi la più pericolosa delle bugie: basta, i piedi sono fatti per camminare o al massimo per correre, l'aria è dell'aria, l'uomo è della terra.
... quelli letterari
Eppure. Eppure nel Seicento esisteva un tale, Giuseppe da Copertino. Era un frate che non sapeva leggere, non sapeva scrivere, insomma un "idioto", come lo chiamavano tutti, un buono a nulla. Che però, se un tramonto era particolarmente rosso, o se una musica che non aveva mai ascoltato prima lo investiva con la sua potenza, si emozionava talmente tanto da sollevarsi in aria, senza che lui facesse niente perché succedesse... E il suo volo finisce allora per riscattare assieme a lui tutti "gli inetti, gli esclusi, i pasticcioni, i falliti, i bambini, gli stupidi. Tutti quelli che non sanno stare sulla terra perché della terra non fanno parte".
Per non parlare di Astolfo che ne L'Orlando furioso solo volando fino alla Luna potrà realizzare quanto poco senno appartenga davvero a chi nel senno ripone tutte le sue speranze ...
Il sorriso del Piccolo principe
Non si tratta, allora, di avere ragione o di avere torto, nell'essere fedeli al cielo o alla terra: si tratta solo di avere fisici emotivi diversi.
E inevitabilmente il pensiero, oggi, fra tutti gli spiriti fedeli al cielo, non può che andare ad Antoine De Saint-Exupery. Alla sua scrittura di luce, alla sua scomparsa nel buio. Al suo Volo di notte, scritto dodici anni prima de Il piccolo principe, dove Fabien, un aviatore, con un biplano attraversa l'America Latina. Proprio mentre tutto è perduto, gli viene da sorridere. "Sono del tutto folle a sorridere, pensava. Nondimeno mille braccia oscure avevano allentato la presa. Gli avevano sciolti i vincoli, come quelli di un prigioniero lasciato, per un breve momento, a camminare solo tra i fiori. Troppo bello, pensava Fabien. Errava tra stelle accumulate con la compattezza di un tesoro, in un mondo in cui niente era vivo, null'altro che lui e il suo compagno. Simili a ladri di mitiche città, murati entro la camera del tesoro da cui non sapranno più uscire. Ed errano, tra algide gemme, infinitamente ricchi, ma condannati".
Che il cielo continui a esserti lieve, Fabio Antonio.