Abusi nella Chiesa, i gesuiti confermano quelli commessi da padre Marko Rupnik. "Possibili altri casi"
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziIl superiore dei gesuiti ha confermato che padre Marko Rupnik, mosaicista noto in tutto il mondo, ha "oltrepassato i limiti consentiti" con una donna, trenta anni fa, in una relazione di guida spirituale che ha assunto caratteristiche di "manipolazione", ed ha successivamente assolto in confessione la donna, così incorrendo nella scomunica, pena che gli è stata poi tolta per essersi egli pentito, nel 2019, nella cornice di un processo vaticano. Padre Rupnik è tuttora sottoposto a "restrizioni", che "non devono" essere allentate, e la Compagnia di Gesù non esclude che ci siano "altri casi".
"Il caso che è diventato pubblico la scorsa settimana in relazione al padre Marko Rupnik è un buon esempio del molto che dobbiamo ancora imparare, soprattutto sulla sofferenza delle persone", ha detto padre Arturo Sosa, preposito generale dei gesuiti, nel corso di un incontro con alcuni giorna…
Il superiore dei gesuiti ha confermato che padre Marko Rupnik, mosaicista noto in tutto il mondo, ha "oltrepassato i limiti consentiti" con una donna, trenta anni fa, in una relazione di guida spirituale che ha assunto caratteristiche di "manipolazione", ed ha successivamente assolto in confessione la donna, così incorrendo nella scomunica, pena che gli è stata poi tolta per essersi egli pentito, nel 2019, nella cornice di un processo vaticano. Padre Rupnik è tuttora sottoposto a "restrizioni", che "non devono" essere allentate, e la Compagnia di Gesù non esclude che ci siano "altri casi".
"Il caso che è diventato pubblico la scorsa settimana in relazione al padre Marko Rupnik è un buon esempio del molto che dobbiamo ancora imparare, soprattutto sulla sofferenza delle persone", ha detto padre Arturo Sosa, preposito generale dei gesuiti, nel corso di un incontro con alcuni giornalisti per gli auguri di Natale. "Questo caso, come altri, ci riempie di stupore e di dolore, ci porta a comprendere e a sintonizzarci con la sofferenza delle persone coinvolte nell'una o l'altra forma".
La scomunica poi tolta
Pur senza mai usare la parola "abuso" o "vittima", il gesuita venezuelano ha confermato notizie emerse su internet la scorsa settimana spiegando che la vicenda riguarda "una denuncia di superamento dei limiti consentiti nelle relazioni tra il padre Rupnik e persone adulte consacrate della comunità Loyola, in Slovenia", nei primi anni 90 del secolo scorso. Si tratta di una comunità femminile di Lubiana composta da consacrate, non religiose, dove il padre Rupnik e altri confratelli erano inizialmente di casa. La relazione tra il gesuita e alcune donne è poi divenuta "conflittiva" e padre Rupnik è stato allontanato, trasferendosi a Roma, dove lo hanno peraltro raggiunto alcune delle prime compagne di quella comunità. Ebbene, gli abusi sessuali sono avvenuti "tra un prete che fa il ministero sacramentale e una persona che riceve sacramento", ossia nel contesto della confessione, in un tipo di relazione dove si sono verificati elementi di "dipendenza" e di "manipolazione". Poiché l'abuso è avvenuto mentre Rupnik "esercitava attività pastorali vincolate al ministero sacramentale", ad indagare, quando la denuncia è arrivata in Vaticano, è stato il dicastero per la Dottrina della fede. Che con un processo amministrativo-penale ha accertato che durante la confessione il sacerdote, come usa dire nel linguaggio del diritto canonico, ha "assolto" la "complice", ed è pertanto incorso nella scomunica latae sententiae. La scomunica, come vuole la prassi, gli è stata successivamente tolta nel 2019: "La persona deve riconoscere e formalmente pentirsi, così si è fatto", ha spiegato padre Sosa.
Normalmente "i capi dicastero riportano al Papa, posso immaginare che il prefetto della congregazione prima di prendere questa decisione abbia parlato col Papa", ha risposto il superiore dei gesuiti alle domande dei giornalisti: "Mi sembra normale, ma non posso dire né sì né no".
Possibili altri casi
Si tratta di un caso distinto, e sinora non confermato ufficialmente, rispetto alle indagini condotte dal dicastero vaticano responsabile per i processi canonici per gli abusi, e concluse a ottobre scorso, rispetto ad altre accuse indirizzate a padre Rupnik. In questo caso, l'ufficio vaticano, guidato a sua volta da un gesuita, il cardinale spagnolo Luis Ladaria, non ha comminato sanzioni perché "le denunce ricevute erano legalmente prescritte". I gesuiti, invece, hanno voluto "passare dal livello giuridico a quello del prenderci cura della sofferenza causata e del cercare di sanare le ferite aperte". E per questo hanno deciso di "mantenere in vigore le misure di restrizione" che erano state adottate in via precauzionale durante l'indagine, ma risalivano al 2019.
Concretamente, poiché gli abusi sono avvenuti nel quadro dell'accompagnamento spirituale, il padre Rupnik "non può confessare, non può amministrare il sacramento della riconciliazione, non può accompagnare spiritualmente una persona, e non può dirigere corsi o accompagnare esercizi ignaziani in nessun modo", ma "non ci sono altre restrizioni". Inoltre, per "qualsiasi intervento pubblico, conferenze, articoli, libri, deve avere il permesso esplicito del superiore della sua comunità". A chi domandava se gli sia lecito condurre un ritiro spirituale, previsto nei prossimi mesi a Loreto, padre Sosa ha puntualizzato che "questo non deve essere possibile". Il gesuita è a Roma e "continua il suo lavoro come artista, nonché il ministero presbiterale in ambiti non toccati dalle misure restrittive", come, ad esempio, dire messa. Le sanzioni, ha spiegato più in generale padre Sosa, "devono essere proporzionali allo sbaglio", e nel caso di Rupnik è in discussione "il suo comportamento personale nell'esercizio del ministero presbiterale", non "la sua teologia, la sua arte, quello che ha scritto o predicato".
Quanto all'ipotesi, tutt'altro che remota, che ci siano altre vittime, che ancora non sono venute allo scoperto ad esempio per timore di ritorsioni, "non siamo pubblici ministeri ma se vengono fuori altri casi faranno tutte le procedure che si devono fare", ha detto padre Sosa.