Vaticano, processo Sloane avenue: il cardinale Parolin testimonierà in aula
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziIl cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, testimonierà a fine gennaio al processo in corso nel tribunale vaticano sulla compravendita-truffa di un palazzo in Sloane avenue, al centro di Londra. E' la prima volta che accade nella storia moderna del Vaticano.
“Ieri ho contattato il Segretario di Stato per chiedere se viene lui o voleva avvalersi della facoltà di essere ascoltato nella sua residenza”, ha comunicato il presidente della corte, Giuseppe Pignatone, nel corso dell’udienza odierna, “e ha detto che verrà in questa aula: ha dato una disponibilità di massima per i giorni 25 e 26 gennaio”.
"Un'operazione opaca"
Quella della compravendita è “una operazione opaca sulla quale la magistratura vaticana farà luce”, disse il porporato veneto già a ottobre del 2019, prima ancora che si aprisse il processo. Nelle stesse settimane, Papa Francesco in persona aveva affermato…
Il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, testimonierà a fine gennaio al processo in corso nel tribunale vaticano sulla compravendita-truffa di un palazzo in Sloane avenue, al centro di Londra. E' la prima volta che accade nella storia moderna del Vaticano.
“Ieri ho contattato il Segretario di Stato per chiedere se viene lui o voleva avvalersi della facoltà di essere ascoltato nella sua residenza”, ha comunicato il presidente della corte, Giuseppe Pignatone, nel corso dell’udienza odierna, “e ha detto che verrà in questa aula: ha dato una disponibilità di massima per i giorni 25 e 26 gennaio”.
"Un'operazione opaca"
Quella della compravendita è “una operazione opaca sulla quale la magistratura vaticana farà luce”, disse il porporato veneto già a ottobre del 2019, prima ancora che si aprisse il processo. Nelle stesse settimane, Papa Francesco in persona aveva affermato che “con l’immobile di Londra sembra abbiano fatto cose non pulite. Ma per la prima volta la denuncia non è venuta da fuori, bensì da dentro il Vaticano: è la prima volta che la pentola l’abbiamo scoperchiata noi”. Le indagini della magistratura vaticana sono infatti nate da una denuncia dell’Istituto per le opere di religione (Ior) e dall’ufficio del revisore generale.
A dicembre di due anni fa, evidentemente preoccupato dal quadro emerso al di là dell’esito giudiziario della vicenda di Londra, il Papa ha già spostato i fondi sino ad allora gestiti autonomamente dalla Segreteria di Stato sotto l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, affinché, spiegava all’epoca, “il Popolo di Dio che aiuta con la sua generosità a sostenere la missione del Vescovo di Roma possa farlo con la fiducia che i suoi contributi siano amministrati in maniera adeguata, trasparente e con l'esercizio dei dovuti controlli”.
Il 13 gennaio Chaouqui e Ciferri
La Segreteria di Stato si è costituita parte civile nel processo che vede sedere sul banco degli imputati, tra gli altri, il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Sostituto agli affari generali all’epoca in cui fu deciso l’acquisto dell’immobile a titolo di investimento, e un funzionario della stessa Segreteria di Stato, Fabrizio Tirabassi, mentre il monsignore all’epoca a capo dell’ufficio amministrativo, Alberto Perlasca, è un testimone-chiave dell’accusa. A rappresentare la Segreteria di Stato nell’aula dei Musei vaticani dove si svolge il processo è Paola Severino, ex ministro italiano della Giustizia, e Pignatone oggi ha chiesto a Severino e alla pubblica accusa di concordare una data per la testimonianza del cardinale Parolin compatibilmente con la fitta agenda del Segretario di Stato. Il 26 e 27 gennaio il porporato è già atteso a Lourdes.
Il processo, iniziato a luglio del 2021, è lungi dall’essere arrivato a una conclusione. Nel corso degli ultimi mesi sono stati ascoltati numerosi testimoni chiamati dall’accusa. Il 13 gennaio verranno ascoltate Genoveffa (Geneviève) Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui, due donne che hanno avuto un ruolo determinante nella stesura del memoriale depositato da monsignor Perlasca. Entro febbraio dovrebbe esaurirsi la lista dei testimoni dell’accusa e iniziare quella chiesta dalla difesa, che Pignatone ha invitato a non convocare chi è già stato ascoltato, senza escludere però nuovi testimoni.
Pignatone e la "misura colma"
Nel corso dell’udienza odierna, il tribunale ha respinto una eccezione presentata dalla difesa di Becciu che contestava l’inclusione tra le prove processuali della registrazione di una telefonata tra il Papa e il cardinale sardo conservata dai suoi famigliari. La corte ha anche rigettato la richiesta di tutte le difese di sequestrare il cellulare e il pc di monsignor Perlasca per svolgere un’indagine distinta da quella che sta facendo l’ufficio dei pm sugli scambi di messaggi e mail del suo teste-chiave con Ciferri e Chaouqui.
Sempre oggi è stato interrogato Renato Giovannini, consulente comparso nella vicenda del palazzo londinese al momento in cui il successore di Becciu, monsignor Edgar Pena Parra, decide di rilevare l’intera proprietà e i suoi collaboratori si affidano al broker Gianluigi Torzi, ora imputato al processo per estorsione, peculato e truffa. Il professore, che ha negato di avere ricevuto emolumenti per la vicenda di Londra, si è trincerato dietro una tale quantità di “non ricordo” che Pignatone, ex procuratore capo di Roma ora a capo del collegio giudicante del tribunale vaticano, è sbottato: “Non è credibile questo atteggiamento che lei tiene da un’ora! Non si ricorda neanche del suo mandato di 250mila euro, non è possibile una negazione così eclatante. Non possono essere stati rimossi dalla memoria così, la invito a sforzarsi di ricordare: una riunione in Segreteria di Stato non è una cosa che capita spesso come dire “ci vediamo al bar in piazza di Spagna””.
Da ultimo, il testimone ha chiesto di porre termine al suo interrogatorio alle 14.30 per impegni che, ha detto, aveva riferito al “promotore di giustizia”, ossia al procuratore capo, Alessandro Diddi. Una indisponibilità che non era stata comunicata dall’accusa al tribunale e che ha suscitato la protesta di Pignatone con il procuratore aggiunto, Gianluca Perone, presente in aula: “So che è come il prete che se la prende con i presenti per coloro che non vanno a messa, ma – ha concluso – questo è il colmo di molte cose che si sono verificate in quest’aula, e non voglio aggiungere altro”.