Gianni Rezza: “La pandemia non è finita, ecco come affrontarla a Natale"
di Michele Bocci , di Michele BocciLa pandemia c'è ancora, e in Cina spaventa, ma da noi fa meno paura. "Qui c'è un'endemizzazione con ondate di limitata intensità", spiega Gianni Rezza, a capo della Prevenzione del ministero alla Salute. Per Natale consiglia prudenza, con la quale affrontare i due virus più pericolosi tra i tanti in circolazione, cioè il Covid e l'influenza. "Bisogna vaccinare gli anziani e i fragili. Chi per le feste va a trovare i nonni può farsi prima un tampone e in generale chi vuole ridurre il rischio di prendere una delle due malattie può indossare la mascherina sui mezzi e nei luoghi affollati. Ma l'era degli obblighi è finita, tutto adesso si basa sulla responsabilità dei cittadini". Per quanto riguarda la fine dell'obbligo di tampone per le persone positive, Rezza spiega che "il malato che non sta bene resta già a casa da solo, come chi è colpito dall'influenza. L…
La pandemia c'è ancora, e in Cina spaventa, ma da noi fa meno paura. "Qui c'è un'endemizzazione con ondate di limitata intensità", spiega Gianni Rezza, a capo della Prevenzione del ministero alla Salute. Per Natale consiglia prudenza, con la quale affrontare i due virus più pericolosi tra i tanti in circolazione, cioè il Covid e l'influenza. "Bisogna vaccinare gli anziani e i fragili. Chi per le feste va a trovare i nonni può farsi prima un tampone e in generale chi vuole ridurre il rischio di prendere una delle due malattie può indossare la mascherina sui mezzi e nei luoghi affollati. Ma l'era degli obblighi è finita, tutto adesso si basa sulla responsabilità dei cittadini". Per quanto riguarda la fine dell'obbligo di tampone per le persone positive, Rezza spiega che "il malato che non sta bene resta già a casa da solo, come chi è colpito dall'influenza. L'importante è quando esce indossi la mascherina".
Che Natale ci dobbiamo aspettare?
“In questo momento abbiamo la circolazione contemporanea di Covid e influenza. Il rischio non è prenderli tutti e due, perché c’è un meccanismo di interferenza virale che protegge in parte dalla doppia infezione. Il quadro però è complicato, visto che l’anno scorso la malattia stagionale non c’era. Uno dei problemi è la diagnosi differenziale per i medici, cioè la capacità di distinguere i due virus, cosa che incide sulle cure. Per il Covid si possono usare gli anti infiammatori, che non servono per l’influenza, da affrontare con il paracetamolo quando sale la febbre. Inoltre, non ci dimentichiamo che in questa stagione circolano anche altri agenti patogeni, come il rinovirus che può assomigliare a forme leggere di Covid, i virus parainfluenzali, quello respiratorio sinciziale, pericoloso soprattutto per i bambini molti piccoli”.
I cenoni e gli incontri di famiglia faranno da amplificatore alla circolazione?
“Diciamo intanto che affrontiamo virus che adesso conosciamo bene. L’influenza c’è sempre stata, solo che ora circola di più perché negli ultimi due anni praticamente non c’è stata e potrebbe infettare bambini piccoli che non l’avevano mai incontrata. Del Covid negli ultimi due anni e mezzo abbiamo capito molte cose. Il rischio è sempre lo stesso, quello che i bambini la portino in casa ai nonni e altri parenti fragili. Anche per questo gli anziani dovrebbero essere protetti dal vaccino. Quella è la prima cosa da fare. Nel 2020 le coperture contro l’influenza erano state alte perché non c’era ancora l’anti Covid. Abbiamo superato il 60%, anche se il dato ottimale sarebbe del 75%. L’anno scorso c’è stata una discesa, proprio perché era arrivato il vaccino contro il coronavirus, che ha fatto un po’ calare la tensione. Quest’anno dobbiamo tenere elevate le coperture tra gli anziani e i fragili, sia con l’anti Covid che con l’anti influenzale”.
In vista del Natale quali precauzioni bisogna prendere?
“Gli obblighi legati al Covid sono venuti meno un po’ ovunque nel mondo. Noi li abbiamo sostituiti con le raccomandazioni e le indicazioni, perché si punta tutto sulla responsabilità individuale. Allora, su base del tutto volontaria, la scelta di usare la mascherina può essere di buon senso, giusta, nella misura in cui serve a proteggere i fragili. Se vado a trovare il nonno, sto attento, anche se è importante che lui sia vaccinato. E se non si vuole correre il rischio, prima di un incontro familiare, di infettare qualcuno si fa un tampone per il Covid. Insomma, sta alle persone. Chi vuole ridurre il rischio di ammalarsi, quando va sul bus o è in un luogo affollato magari si mette la mascherina. E’ una scelta individuale. Abbiamo fatto oltre due anni di esperienza, qualcosa ci resta, senza creare allarme. Gli strumenti per prevenire ormai li conoscono tutti”.
Lei nei giorni scorsi è stato all’Oms a parlare anche di coronavirus. La pandemia è finita?
“Non è che la fine si stabilisce per decreto ufficiale, neanche dell’Oms. Diciamo che abbiamo però assistito alla fine sociale della pandemia, che ha portato alla conclusione dello stato emergenziale e delle misure, non solo da noi ma anche in tanti altri Paesi. Adesso abbiamo una certa immunizzazione della popolazione, grazie ai vaccini e al fatto che molti sono stati infettati. Da noi c’è un’endemizzazione con ondate di limitata intensità. Ma se invece ci domandiamo: è finita biologicamente? Allora la risposta è non del tutto e non dappertutto, basta alzare lo sguardo a livello globale e vedere quello che sta succedendo in Cina”.
Quello che succede in Cina è preoccupante?
“Finora hanno affrontato il virus con la strategia Covid zero. Noi l’abbiamo adottata solo all’inizio, e per un periodo di tempo limitato può andare bene. Nel Paese orientale le cose sono diverse, hanno proseguito per tanto tempo con il lockdown. Adesso circola Omicron 5 che ha un R0, il dato che esprime il numero medio delle persone contagiate da un positivo, di 15. Il ceppo iniziale era a 3. E’ chiaro che un virus come quello attuale è molto più difficile da affrontare con le chiusure. In Cina non possono più mantenere la politica Covid zero ma d’altra parte aprire da un giorno all’altro comporta vari rischi, visto che hanno un’ampia popolazione suscettibile, i loro anziani non sono protetti avendo basse coperture vaccinali con un vaccino la cui efficacia è da valutare. Così, se apri da un giorno all’altro ci può essere, come già si vede, una congestione a livello ospedaliero”.
Se in Cina si avranno tanti casi, aumenterà il rischio che si creino varianti?
“Il rischio c’è ma non è detto che si verifichi. Tutto è possibile, questo virus ci ha abituati a grandi sorprese. Ad esempio, non ci aspettavamo l’arrivo di varianti così veloci in uno o due anni. Chiaro che se in Cina il coronavirus corre moltissimo si possono selezionare delle varianti ma non si può dire se avranno o meno un potenziale clinico più aggressivo”.
Qual è il modo migliore per tenere sotto controllo il coronavirus in questa fase?
“Il virus non può essere contenuto, bisogna conviverci senza che però abbia una velocità di circolazione troppo alta. Ecco, va fatto camminare lentamente, tenendo la curva dell’incidenza sotto controllo. E’ il modo per evitare la congestione delle strutture ospedaliere”.
E’ vero che adesso la mortalità per l’influenza è più alta rispetto a quella per Covid?
“E’ difficile fare dei confronti. Va poi distinta mortalità da letalità. La prima è il tasso di decessi sulla popolazione. I paragoni tra i due virus non riescono perché non c’è una definizione di caso standardizzata a livello internazionale, ci sono Paesi che contano i morti con e per Covid, altri che contano solo quelli per Covid. E così si valuta l’eccesso di mortalità rispetto a quella attesa. Il tasso di letalità, invece, rivela il numero di morti rispetto ai casi. Qui c’è un problema, conosciamo i positivi ufficiali ma non il totale degli infettati, sia per Covid che per l’influenza”.
Le persone oggi colpite dal Covid sono molte di più di quelle registrate?
“Certo, e adesso c’è un grande sommerso. All’inizio del 2020 avevamo una curva di incidenza piccola, tutti i casi erano al Nord e venivano fatti pochi test. Poi il numero di tamponi è aumentato, la pandemia si è espansa e abbiamo avuto ondate molto elevate. Adesso tantissimi non fanno il test o lo fanno solo in casa, così non vengono intercettati. C’è un’ampia sottostima”.
Il Senato ha votato per togliere il tampone negativo in uscita dei positivi. E’ giusto?
“Se guardiamo quello che succede a livello europeo, ci sono solo alcuni Paesi dell’Est che hanno ancora il test di uscita obbligatorio. In occidente non lo usa nessuno e Regno Unito e Spagna hanno tolto anche l’obbligo di isolamento. Il punto è che chi è malato e non sta bene resta già a casa da solo, come avviene con l’influenza e infatti si raccomanda sempre di non uscire. E’ chiaro poi che se non si farà il tampone di uscita resta sempre l’indicazione di indossare la mascherina per i primi giorni in cui torna in comunità. Deve esserci la coscienza di non infettare gli altri, in particolare i fragili. E’ una questione di responsabilità”.