Papa Francesco compie 86 anni: “Si governa con la testa, non con il ginocchio”
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziPapa Francesco compie oggi 86 anni e non ha intenzione di rallentare i ritmi del lavoro: "Si governa con la testa, non con il ginocchio", afferma.
Nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, Jorge Mario Bergoglio, eletto il 13 marzo del 2013, è papa da quasi dieci anni. Da un anno, Francesco ha un problema al ginocchio che limita molto le sue capacità di movimento, un dolore che si era acuito in primavera.
"Sto già camminando, la decisione di non operarmi si è rivelata giusta", commenta ora il Papa in un'intervista al quotidiano spagnolo Abc pubblicata domani in occasione del suo compleanno e parzialmente anticipata oggi. La trovo molto bene, dice l'intervistatore, "Sì, ho già raggiunto l'età in cui si deve dire: Ma come stai bene!", replica ridendo il Papa. E ai giornalisti Javier Martinez-Brocal e Julian Quiros che gli dicono che quando lo videro la prima volta in sedia a rotelle immaginav…
Papa Francesco compie oggi 86 anni e non ha intenzione di rallentare i ritmi del lavoro: "Si governa con la testa, non con il ginocchio", afferma.
Nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, Jorge Mario Bergoglio, eletto il 13 marzo del 2013, è papa da quasi dieci anni. Da un anno, Francesco ha un problema al ginocchio che limita molto le sue capacità di movimento, un dolore che si era acuito in primavera.
"Sto già camminando, la decisione di non operarmi si è rivelata giusta", commenta ora il Papa in un'intervista al quotidiano spagnolo Abc pubblicata domani in occasione del suo compleanno e parzialmente anticipata oggi. La trovo molto bene, dice l'intervistatore, "Sì, ho già raggiunto l'età in cui si deve dire: Ma come stai bene!", replica ridendo il Papa. E ai giornalisti Javier Martinez-Brocal e Julian Quiros che gli dicono che quando lo videro la prima volta in sedia a rotelle immaginavano che avrebbe ridotto gli impegni, il Papa risponde: "Si governa con la testa, non con il ginocchio".
Per festeggiare incontra tre persone impegnate con i poveri
Questa mattina il Pontefice argentino consegnerà un particolare segno di gratitudine a tre persone che, in situazioni di vita diversissime, vivono la carità verso i poveri più poveri. Un comunicato del dicastero per il Servizio alla carità ha reso noto che si tratta di padre Hanna Jallouf, francescano, che si spende per i poveri in Siria in tempo di guerra continua e devastante; Gian Piero, detto Wué, un clochard che ogni giorno destina una parte delle offerte raccolte ad aiutare persone più povere di lui; Silvano Pedrollo, industriale di Verona, che impiega una parte notevole degli utili della sua azienda per assistere e soccorrere i più poveri in diverse nazioni dell'Africa, dell'India e dell'America Latina, costruendo scuole, pozzi e strutture sanitarie. Il gesto del Papa intende ricordare Madre Teresa di Calcutta e avverrà alla presenza di circa 20 sorelle e 20 persone accolte dalle Missionarie della Carità nei loro dormitori. Il "fiore di gratitudine" che il Papa consegnerà è un piccolo mappamondo, incastonato dentro un cubo che lo tiene in piedi: il cubo è simbolo dell'amore che tiene in piedi il mondo. Nel mappamondo è dipinta una finestra dietro la quale si intravede Madre Teresa che abbraccia e accarezza un bambino. Nella nota il dicastero guidato dal cardinale Konrad Krajewski ricorda che il 5 settembre 1997, quando si diffuse la notizia della morte di Madre Teresa, il giornalista Indro Montanelli esclamò: "Se ci fosse una Madre Teresa di Calcutta in ogni continente, gli atei scomparirebbero dal mondo!".
Un regalo? "La pace nel mondo"
Nell'intervista a Abc Francesco dice che la cosa difficile di essere Papa è "non poter camminare per strada, non poter uscire. A Buenos Aires ero molto libero. Usavo i mezzi pubblici, mi piaceva vedere come si muovevano le persone". E conferma che alcune delle molte persone che incontra ogni giorno ne approfittano e fanno intendere di essere amici del Papa per i propri interessi: "Sei o sette anni fa", ricorda, "un candidato argentino venne a Messa. Hanno scattato una foto fuori dalla sacrestia e gli ho detto: "Per favore, non la usare politicamente". "Può star tranquillo", mi ha risposto. Una settimana dopo, Buenos Aires fu tappezzata di quella foto, ritoccata per far sembrare che si trattasse di un'udienza personale. Sì, a volte mi usano. Ma noi usiamo Dio molto di più, quindi sto zitto e vado avanti".
Quale regalo chiederebbe per questo Natale? "La pace nel mondo. Quante guerre ci sono nel mondo! Quella in Ucraina ci tocca più da vicino, ma pensiamo anche al Myanmar, allo Yemen, alla Siria, dove si combatte da tredici anni...".
Gli auguri di Mattarella
Sono incentrati sulla guerra russa in Ucraina gli auguri che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha indirizzato al Papa: "L'anno che si sta concludendo", scrive il capo dello Stato in un messaggio, "è drammaticamente segnato dall'aggressione della Federazione Russa all'Ucraina, con gravissime conseguenze per il popolo ucraino - vittima di crimini efferati - e per il mondo intero. Di fronte al tentativo di sovvertire con la violenza le norme fondamentali dell'ordinamento internazionale, nonché alle molte crisi e alle tensioni in tante aree del mondo, le coscienze di milioni di persone - credenti e non credenti - si sono interrogate sui mezzi più idonei per porre fine alle ingiustizie e difendere i diritti violati. Su tale drammatico sfondo - prosegue Mattarella - acquistano particolare valore gli accorati appelli di Vostra Santità per mettere in guardia la Comunità internazionale sul rischio di una pericolosa deriva verso un conflitto generalizzato. Risuonano con forza nelle menti e nei cuori le parole con le quali, anche in occasione di viaggi apostolici e di visite in diverse città d'Italia, Ella ha invitato a non perdere la speranza nell'avvio di concreti percorsi di dialogo, riconciliazione e solidarietà quali presupposti ineludibili per un futuro di pace".