Migranti, l'Ocean Viking è partita per una nuova missione. Resterà in mare fino a gennaio
dalla nostra inviata Alessia Candito , dalla nostra inviata Alessia CanditoIl rumore delle ancore che vengono tirate su, i motori che si accendono, la nave che si stacca piano dalla banchina. Ocean Viking è partita per una nuova missione, scortata dall'eco di notizie e indiscrezioni su nuovi codici di condotta in arrivo, ulteriori ostacoli a interventi di salvataggio, minacce di multe, fermi amministrativi, sanzioni.
Data di ritorno prevista, gennaio. Da allora, il Viminale sembra aver intenzione di obbligare ogni nave a rientrare in porto dopo ogni salvataggio, un modo - si ragiona - per aumentare così tanto i costi delle missioni, da renderle impossibili. Al momento, la priorità è far rotta verso il largo.
"Continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, rispettare le leggi internazionali del mare. Informiamo le autorità competenti sempre: prima, durante e dopo un soccorso. Se riceveremo indicazione di porto sicuro e nel caso ci siano le condizioni per ritenerlo tale, seguiremo le istruzioni, sempre …
Il rumore delle ancore che vengono tirate su, i motori che si accendono, la nave che si stacca piano dalla banchina. Ocean Viking è partita per una nuova missione, scortata dall'eco di notizie e indiscrezioni su nuovi codici di condotta in arrivo, ulteriori ostacoli a interventi di salvataggio, minacce di multe, fermi amministrativi, sanzioni.
Data di ritorno prevista, gennaio. Da allora, il Viminale sembra aver intenzione di obbligare ogni nave a rientrare in porto dopo ogni salvataggio, un modo - si ragiona - per aumentare così tanto i costi delle missioni, da renderle impossibili. Al momento, la priorità è far rotta verso il largo.
"Continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, rispettare le leggi internazionali del mare. Informiamo le autorità competenti sempre: prima, durante e dopo un soccorso. Se riceveremo indicazione di porto sicuro e nel caso ci siano le condizioni per ritenerlo tale, seguiremo le istruzioni, sempre che non ci siano altre operazioni di ricerca o segnalazioni su barche in difficoltà in corso. Ricordiamo che in mare la legge impone che la priorità sia salvare vite umane", spiegano da Sos Mediterranée. E sull'idea di iniziare a bordo le procedure di richiesta asilo, sono netti: "è responsabilità che spetta agli Stati, se lo facessimo violeremmo la legge". Oltre, dicono, non si può andare: "non è arrivata nessuna comunicazione ufficiale. Minacce di fermi amministrativi, sanzioni, campagne diffamatorie non sono nulla di nuovo". Insomma, per adesso ci si concentra solo sulla prossima missione.
La ventiquattresima missione
Dopo giorni di maltempo, nuvole e pioggia sono sparite, il termometro segna tre gradi ma il sole riscalda. Il meteo è buono, a quanto pare lo sarà per un po'. "Almeno è un buon inizio". Un tempo nave da carico, pensata anche per evacuare in fretta i lavoratori da piattaforme petrolifere in caso di emergenza, Ocean Viking va incontro alla sua ventiquattresima missione.
Con Sos Mediterranée si incontrano nell'aprile 2019 in Norvegia, ma ci vogliono mesi di lavori per trasformarla in imbarcazione di soccorso. "Prima avevamo la Aquarius, ma dopo una serie di fermi amministrativi siamo stati obbligati a chiudere il contratto con l'armatore", spiega Claire Juchat, communication officer a bordo. Svizzera, ventinove anni, ogni comunicazione passa da lei.
"Ci abbiamo messo un po' a trovarla, ma appena l'abbiamo vista abbiamo capito subito che era lei. È più grande, più veloce e più stabile della precedente". In più, aggiunge, "il ponte era completamente vuoto quindi abbiamo potuto organizzarlo al meglio per le missioni di soccorso. Ma qui i lavori non finiscono mai, la nave non smette mai di crescere". Con le sue più di duemila tonnellate di stazza, Ocean Viking scivola lenta sull'acqua.
Prima tappa, Spagna. Poi rotta verso il Mediterraneo centrale
Prima tappa, Barcellona. Obbligata. Sos Mediterranée vive di donazioni, quelle in arrivo dall'Italia sono aumentate "e questo vuol dire che c'è non solo chi ci vuole bloccare, ma anche chi si fida di noi". Quelle che arrivano da altri Paesi invece no, le iniziative di solidarietà per l'Ucraina hanno dragato molti finanziamenti. E poi il prezzo del carburante è alle stelle, dunque tocca risparmiare ogni centesimo e in Spagna si riesce. Per i rifornimenti necessari per una missione che non si sa quanto possa durare, ci si ferma lì prima di far rotta verso il Mediterraneo centrale.
Nel frattempo si testano i rhib, i gommoni veloci che servono per i salvataggi, incluso il nuovo Eazy1. E fra le squadre ci si compatta. A bordo ci sono persone di otto Paesi e due continenti, anzi tre se si includono i marittimi. Veterani, novellini, membri consolidati dell'equipaggio, gente che si è incrociata su altre navi umanitarie e si sono ritrovate a bordo della Ocean Viking, o perfetti sconosciuti. Galassie che forse a terra non si incontrerebbero mai.
L'equipaggio
Lucia, trent'anni, di Ancona è alla sua prima missione. "Preoccupata no, un po' emozionata sì". Ostetrica di professione, con un paio di esperienze alle spalle nei campi di rifugiati a Lesbo, a bordo ha deciso di salire, dice "perché credo sia estremamente importante dare assistenza a persone che hanno alle spalle un viaggio molto lungo, durante il quale hanno subito violenze e torture, ed è semplicemente vergognoso che non abbiano assistenza". La crisi di Catania poi, è stata un incentivo. "Da medico, la decisione di far sbarcare solo donne, bambini e fragili e obbligare altre persone a rimanere a bordo è inaccettabile". Il veterano a bordo invece si chiama Tanguy.
Bretone, poche parole, occhiata assassina che basta e avanza per far trottare le squadre, tanto tempo fa era un soldato. "Ma anche all'epoca facevo parte di una squadra di soccorso, quindi non ho mai fatto guerre, ho sempre e solo salvato persone". Ha continuato a farlo da vigile del fuoco, da sei anni e mezzo è sulle navi di soccorso di Sos Mediterranée. "Adesso non si può non stare qui, sostanzialmente perché nel Mediterraneo non c'è nessun assetto di salvataggio, non c'è coordinamento delle operazioni di soccorso né alcun interesse ad averlo e qualcuno dovrà pur evitare che si continui a morire nel mezzo del Mediterraneo".
Francois invece a bordo conta cose. "Passo le mie giornate a contare". Viveri, giubbotti di salvataggio, materiale necessario, persino i pezzi dei domino che ai naufraghi vengono dati per ingannare la lunga attesa. È il logista, che sulla nave ci sia tutto il necessario dipende da lui. Il ruolo invece di Sarco per questa missione è toccato a Luisa. Bionda, torinese, modi spicci, un grande paio di occhiali a filtrare lo sguardo, da lei dipendono tutti gli interventi, le comunicazioni con le autorità, le decisioni. Il destino della Ocean Viking in mare è in mano a lei. Molti dei disegni sulle pareti degli shelter, i container che ospitano i naufraghi, li ha fatti Yann. A terra un'artista abbastanza noto nella sua zona per i delicati acquarelli, sulla nave uno dei più esperti soccorritori che quando l'allarme scatta, quali che siano le condizioni del mare, sale sui rhib
A bordo della Ocean Viking ci sono mondi. Questi sono solo alcuni, le strade lungo cui si sono incrociati, le più diverse. Ma c'è un luogo a bordo che è per tutti è un punto focale, un obiettivo, un motivo per andare avanti quando le cose si complicano, i giorni a bordo si fanno duri, attraversare le sofferenze di così tante persone rischia di sopraffarti. È la scaletta da cui salgono a bordo i naufraghi salvati dal mare. Da lì in sei anni sono passate 37.100 persone che altrimenti probabilmente sarebbero morte in mare. Una porta dell'Europa, che per alcuni in Italia è minaccia, ma per migliaia e migliaia di persone è salvezza.