Caso Rupnik, i gesuiti sollecitano le denunce di abusi sessuali: "Scriveteci in qualsiasi lingua"
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziI gesuiti sollecitano denunce di abusi nei confronti di padre Marko Rupnik, mosaicista noto in tutto il mondo, dopo che nelle scorse settimane sono emersi diversi casi di manipolazione, abusi di coscienza, molestie e rapporti sessuali con donne di cui il gesuita sloveno era direttore spirituale.
In una nota pubblicata per la prima volta sul sito internet della Curia generalizia della Compagnia di Gesù il superiore gerarchico di Rupnik, padre Johan Verschueren, invita "chiunque voglia fare una nuova denuncia o che voglia discutere di denunce già fatte a contattarmi. Vi assicuro che sarete ascoltati con comprensione e con empatia". Padre Verschueren è il delegato del superiore dei gesuiti per le Case internazionali a Roma, tra le quali il Centro Aletti di cui Rupnik è direttore dell'atelier dell'arte spirituale. "Già alcuni mesi fa - prosegue - abbiamo costituito un team di persone, donne e uomini, provenient…
I gesuiti sollecitano denunce di abusi nei confronti di padre Marko Rupnik, mosaicista noto in tutto il mondo, dopo che nelle scorse settimane sono emersi diversi casi di manipolazione, abusi di coscienza, molestie e rapporti sessuali con donne di cui il gesuita sloveno era direttore spirituale.
In una nota pubblicata per la prima volta sul sito internet della Curia generalizia della Compagnia di Gesù il superiore gerarchico di Rupnik, padre Johan Verschueren, invita "chiunque voglia fare una nuova denuncia o che voglia discutere di denunce già fatte a contattarmi. Vi assicuro che sarete ascoltati con comprensione e con empatia". Padre Verschueren è il delegato del superiore dei gesuiti per le Case internazionali a Roma, tra le quali il Centro Aletti di cui Rupnik è direttore dell'atelier dell'arte spirituale. "Già alcuni mesi fa - prosegue - abbiamo costituito un team di persone, donne e uomini, provenienti da varie discipline e con una varietà di competenze nell'affrontare queste situazioni. Sono disponibili, e in effetti lo sono stati, per ascoltare, sostenere e aiutare. L'e-mail di questo servizio è: teamreferente.dir@gmail.com e le persone possono scrivere in inglese, francese, italiano, spagnolo, olandese e tedesco".
Le restrizioni e la scomunica
Nei giorni scorsi alcuni siti internet hanno pubblicato rivelazioni sugli abusi compiuti da padre Rupnik fin dagli anni Novanta in Slovenia. La Compagnia di Gesù, che è l'ordine religioso di papa Francesco, ha inizialmente diramato una nota nella quale confermava indirettamente questi abusi, spiegando che padre Rupnik era sottoposto a "restrizioni" quali il divieto di confessare e di accompagnare esercizi spirituali, nonostante una indagine aperta dal dicastero vaticano per la Dottrina della fede nel 2021 e concluso nel 2022 avesse accertato che i fatti contestati erano prescritti. In un successivo incontro con la stampa per gli auguri di Natale, il superiore dei gesuiti, il venezuelano Arturo Sosa, ha confermato che Rupnik era anche incorso in una scomunica, nel 2019, per avere assolto in confessione una donna con la quale aveva avuto rapporti sessuali, un delitto grave, nel diritto canonico, riservato alla sede apostolica. Si tratterebbe, come ha ricostruito l'Associated press, di un fatto avvenuto nel 2015.
Ora la Compagnia di Gesù fornisce una cronologia delle due vicende. Per quanto riguarda l'ultimo caso, ossia la "assoluzione di un complice di un peccato contro il sesto comandamento", i gesuiti hanno ricevuto le accuse a ottobre del 2018 ed hanno avviato un'istruttoria che ha ritenuto credibili le accuse. Nel maggio del 2019 hanno dunque inoltrato l'incartamento al dicastero per la Dottrina della fede, ossia l'ufficio vaticano responsabile tra l'altro per la disciplina canonica degli abusi sessuali, che ha esaminato il caso ed ha incaricato a sua volta i gesuiti di istituire un "processo amministrativo penale", il quale, condotto da un tribunale composto da non gesuiti, ha confermato l'accusa. A maggio del 2020, dunque, il dicastero vaticano ha emesso un decreto di scomunica: scomunica che però "viene revocata" dallo stesso ex Santo Ufficio poco dopo, nello stesso maggio 2020. "La persona deve riconoscere e formalmente pentirsi, così si è fatto", ha detto padre Sosa. Dal 2019, intanto, a padre Rupnik vengono imposte le "restrizioni" che sono tuttora in vigore, sebbene non sempre il gesuita sloveno le rispetti.
Non è noto cosa sia successo in merito alla scomunica: potrebbe essere intervenuto un provvedimento di grazia da parte del Papa, che però a quanto si sa tende a rifiutare di firmare atti del genere, o la sentenza potrebbe essere stata impugnata da padre Rupnik e "riformata" dopo che sia stato dimostrato che non di assoluzione del complice si è trattato ma di abuso sessuale sì - il che giustifica le misure restrittive e il divieto in sostanza di continuare nel ministero dell'accompagnamento spirituale - ma al di fuori del sacramento della confessione. Quel che sembra certo è che, incorso nel 2015 nella scomunica "latae sententiae" - ossia una scomunica che scatta automaticamente al verificarsi del delitto canonico, senza che debba essere notificata per essere effettiva - il gesuita sarebbe rimasto scomunicato fino alla sentenza iniziale del 2020, e, conseguentemente, di fatto decaduto dello stato clericale, per cinque anni, salvo essere poi reintegrato al momento in cui la scomunica è venuta meno.
Slovenia, Roma, altri paesi
Quanto alla cronologia delle prime accuse, si tratta di ciò che avvenne a partire dagli anni novanta in una comunità di consacrate vicino Lubiana, in Slovenia, fondata da Ivanka Hosta e benedetta dal vescovo Alojzij Sustar, dove padre Rupnik era di casa come direttore spirituale. Padre Sosa ha confermato che a fine anni novanta il gesuita sloveno venne allontanato per i conflitti che erano nati nella comunità, legati a casi di "manipolazione" nati nella cornice dell'accompagnamento spirituale: è a quell'epoca che Rupnik approda a Roma, sotto l'egida del cardinale Tomas Spidlik, molto apprezzato da Giovanni Paolo II. A Roma decolla la sua attività di artista mosaicista. Le accuse degli abusi avvenuti in Slovenia arrivano al dicastero per la Dottrina della fede nel 2021, i gesuiti svolgono un'indagine che "conclude che c'era un caso a cui rispondere", ma il dicastero vaticano valuta che "gli eventi sono prescritti" e dunque, nonostante la Compagnia di Gesù raccomandi un processo penale, la vicenda si chiude. Si tratterebbe del caso di una donna che - lo ha rivelato in una intervista al quotidiano Domani - ha subito ripetuti e prolungati abusi sessuali da parte di padre Rupnik fin dal 1994, abusi giustificati con argomenti teologici e sacramentali palesemente blasfemi. La donna accusa padre Rupnik di essere un aggressore seriale e sostiene che ci sono anche diverse altre vittime. Un'accusa che, a quanto si apprende, troverebbe riscontro in diversi paesi e in anni anche recenti. Da qui l'invito ultimo della Compagnia di Gesù a sporgere denuncia, in diverse lingue.
La lettera di Libanori
Sulla vicenda è intervenuto pubblicamente, per la prima volta, anche il vescovo ausiliare di Roma Daniele Libanori, gesuita anch'egli, inviato tempo fa a Lubiana per una indagine le cui conclusioni ha poi consegnato al Vaticano. "Sembra che le notizie riportate dai giornali corrispondano al vero, dal momento che i Superiori della Compagnia hanno ammesso l'esistenza di misure cautelari nei suoi riguardi in relazione a quei fatti", scrive l'ausiliare del cardinale vicario Angelo De Donatis ai parroci del settore di Roma che gli è affidato. "A seguito di ciò si è scatenata la ricerca delle complicità per le coperture di cui P. Rupnik avrebbe goduto. Sono stati fatti nomi importanti e, come sempre accade in presenza di notizie gravi, l'atteggiamento verso presunti protettori è severo o apertamente accusatorio". La risposta di Libanori è duplice: "Mi sforzo di fare tacere i sentimenti che provo dinanzi a testimonianze sconvolgenti, provocate da silenzi arroganti, che spiattellano davanti al mondo il putridume di cui sono impastate talune scuole spirituali", scrive. Le persone "ferite e offese", "che hanno visto la loro vita rovinata dal male patito e dal silenzio complice", hanno "diritto di essere risarcite anche pubblicamente nella loro dignità", noi "abbiamo il dovere di un serio esame di coscienza e chi sa di avere delle responsabilità deve riconoscerle e chiedere umilmente perdono al mondo per lo scandalo", scrive ancora Libanori. "La Chiesa, specie negli ultimi anni, ha condannato gli abusi con il massimo rigore. Ci si aspetta che anche in questo caso essa sia coerente con il suo stesso insegnamento. Con tutto ciò la Chiesa è madre e denuncia senza reticenze il male e, con dolore, riconosce il figlio che se ne è reso responsabile, ma non lo rinnega", prosegue mons. Libanori. Pur infliggendo una pena, fino alla esclusione della comunione "affinché chi ha sbagliato si ravveda", "la madre Chiesa non abbandona nessuno dei suoi figli al disprezzo che si è attirato a causa delle proprie azioni, ma, imitando il Signore, gli resta vicino, determinata a sopportare con lui la vergogna che ha meritato pur di ricondurlo alla pienezza della comunione. Per questo però spesso servono tempi e modi difficili da comprendere per chi si rinchiude nel fortino della giustizia".