Caro bollette e diritti, concerto di Natale a lume di candela nella fabbrica degli operai-imprenditori
di Antioco Fois , di Antioco FoisPERUGIA - Luci spente, lume di candela e musica in fabbrica contro il caro energia. La danza di cento fiammelle ha illuminato il concerto di Natale nei 4mila metri quadrati dello stabilimento Ceramiche Noi, l'azienda di Città di Castello rigenerata dalle ceneri di una delocalizzazione, dove i dipendenti hanno anticipato all'alba il primo turno di lavoro, per sfruttare la fascia oraria in cui i prezzi dell'energia sono più bassi e contenere così i costi di produzione.
Nel mezzo dell'Altotevere umbro, tra riquadri coltivati a tabacco e il sibilo degli stabilimenti produttivi, l'azienda ceramica si è trasformata in auditorium, con un palco improvvisato fra bancali e forni accesi a ciclo continuo. Silenzio in sala e spazio a un quartetto d'archi e un clarinetto solista sulle partiture di Beethoven, Mozart, Morricone. Happy Christmas di John Lennon ha fatto da chiusura all'evento patrocinato dal comune di Città di Castel…
PERUGIA - Luci spente, lume di candela e musica in fabbrica contro il caro energia. La danza di cento fiammelle ha illuminato il concerto di Natale nei 4mila metri quadrati dello stabilimento Ceramiche Noi, l'azienda di Città di Castello rigenerata dalle ceneri di una delocalizzazione, dove i dipendenti hanno anticipato all'alba il primo turno di lavoro, per sfruttare la fascia oraria in cui i prezzi dell'energia sono più bassi e contenere così i costi di produzione.
Nel mezzo dell'Altotevere umbro, tra riquadri coltivati a tabacco e il sibilo degli stabilimenti produttivi, l'azienda ceramica si è trasformata in auditorium, con un palco improvvisato fra bancali e forni accesi a ciclo continuo. Silenzio in sala e spazio a un quartetto d'archi e un clarinetto solista sulle partiture di Beethoven, Mozart, Morricone. Happy Christmas di John Lennon ha fatto da chiusura all'evento patrocinato dal comune di Città di Castello e sostenuto da LegaCoop. Ma prima della chiusura il personale dell'azienda ha rivolto simbolicamente un appello ai "potenti della terra", per riflettere su caro energia, guerra, povertà e precarietà nel mondo del lavoro.
L'anno difficile degli imprenditori-operai
"È stato un anno davvero difficile per tutti noi. Guerre, aumenti incontrollati, caro bollette ed energia, difficoltà e problemi continui", è l'incipit della lettera indirizzata a "chi la guerra continua a volerla senza motivo a chi non interviene per farla cessare e a chi dovrebbe intervenire ma si volta dall'altra parte". "Europa, governo, istituzioni, associazioni, cittadini, tutti insieme possiamo e dobbiamo davvero cambiare le cose e tornare ad essere un popolo unito, solidale, rispettoso dell'ambiente che ci circonda, della vita e delle persone", continua il testo firmato dai 22 dipendenti, 11 dei quali in cooperativa, che sulla pelle hanno tatuato il logo aziendale con lo slogan "Tutti per uno un sogno per tutti".
Il sogno e la scommessa di "Noi"
Il sogno di "Noi" inizia da un capannone vuoto nel 2019, quando il vecchio proprietario dell'azienda specializzata in prodotti ceramici aveva comunicato la delocalizzazione in Armenia. Gli ex dipendenti licenziati si sono uniti in cooperativa e trasformati in workers buyout, rinunciando a Tfr e disoccupazione per rilevare i pochi macchinari della vecchia proprietà scampati alla delocalizzazione, comprarne di nuovi e affittare il capannone. Una scommessa partita in salita, attraverso l'incognita della pandemia, che ha richiesto di riconquistare i vecchi clienti dagli Stati Uniti, per poi raddoppiare forza lavoro e fatturato.
I piatti di gres che escono dalle linee di produzione di Città di Castello sono esportati in oltre 25 Paesi. Dagli States alla Corea del Sud, dal Sud America a Dubai alimentano lo shopping di lusso per marchi di fama mondiale di cui "Noi" è fornitore.
L'esempio citato da Ursula von der Leyen
All'impennata dei costi dell'energia, balzati alle stelle con la guerra in Ucraina, quel miracolo di resilienza si è rinnovato. Questa volta portando indietro le lancette della giornata lavorativa. Dalla scorsa estate, infatti, nello stabilimento di Città di Castello i turni di produzione iniziano all'alba, per ricadere il più possibile nella fascia oraria di minor costo dell'energia elettrica. L'azienda ha poi adottato il gpl per alimentare parte del processo produttivo, per mettere i propri bilanci al riparo dall'aumento costo del metano.
"Gli operai delle fabbriche di ceramica dell'Italia centrale hanno deciso di spostare i loro turni di lavoro al mattino presto, per beneficiare dei prezzi più bassi dell'energia", sono state le parole di Ursula von der Leyen nel discorso dello scorso settembre sullo stato dell'Unione. La presidente della Commissione europea aveva ricordando "i genitori che devono uscire di casa presto, quando i bambini dormono ancora, a causa di una guerra che non hanno scelto".
Un esempio che non citava espressamente l'azienda umbra, ma nel quale i 22 dipendenti di "Noi" si sono pienamente riconosciuti. La favola degli imprenditori-operai dell'Altotevere, per il sindaco di Città di Castello, Luca Secondi, è "il simbolo dell'Italia che produce e che lavora, fra mille difficoltà ma con la speranza di uscire da questa situazione difficile a testa alta con l'aiuto e il coinvolgimento di tutti a livello istituzionale".
"Noi" costituisce un "esempio straordinario", che "vorrei diventasse il paradigma di molte storie" ha detto l'attore e scrittore Moni Ovadia, in un lungo video-messaggio che ha fatto recapitare all'azienda in occasione del concerto in fabbrica.