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Il Papa alla Curia romana: vigilare sull’abuso di potere, no alle chiacchiere

(ansa)
Nelle tradizionali udienze per Natale ai collaboratori e ai dipendenti, Francesco chiede scusa per le parole dette nel tempo che "possono suonare dure o forti", ringrazia per la "pazienza" e sottolinea che chi lavora in Vaticano deve esercitare una particolare "vigilanza"
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Papa Francesco ha denunciato "la violenza verbale, la violenza psicologica, la violenza dell'abuso di potere, la violenza nascosta delle chiacchere" nel tradizionale incontro per gli auguri di Natale alla Curia romana. Francesco si è scusato con i suoi collaboratori per avere detto nel corso del tempo cose che "possono suonare dure e forti" ed ha ringraziato i dipendenti per la "pazienza" di fronte alle difficoltà, spiegando però che soprattutto chi lavora in Vaticano deve essere particolarmente vigilante.

"Non esiste solo la violenza delle armi, esiste la violenza verbale, la violenza psicologica, la violenza dell'abuso di potere, la violenza nascosta delle chiacchere che fanno tanto male e distruggono tanto", ha detto Jorge Mario Bergoglio. "Davanti al Principe della Pace che viene nel mondo, deponiamo ogni arma di ogni genere. Ciascuno non approfitti della propria posizione e del proprio ruolo per mortificar…

Papa Francesco ha denunciato "la violenza verbale, la violenza psicologica, la violenza dell'abuso di potere, la violenza nascosta delle chiacchere" nel tradizionale incontro per gli auguri di Natale alla Curia romana. Francesco si è scusato con i suoi collaboratori per avere detto nel corso del tempo cose che "possono suonare dure e forti" ed ha ringraziato i dipendenti per la "pazienza" di fronte alle difficoltà, spiegando però che soprattutto chi lavora in Vaticano deve essere particolarmente vigilante.

"Non esiste solo la violenza delle armi, esiste la violenza verbale, la violenza psicologica, la violenza dell'abuso di potere, la violenza nascosta delle chiacchere che fanno tanto male e distruggono tanto", ha detto Jorge Mario Bergoglio. "Davanti al Principe della Pace che viene nel mondo, deponiamo ogni arma di ogni genere. Ciascuno non approfitti della propria posizione e del proprio ruolo per mortificare l'altro".

L'udienza attesa con apprensione

L'udienza prenatalizia, attesa con una qualche apprensione da cardinali, vescovi e laici che lavorano nei dicasteri della Santa Sede, è fin dall'inizio del pontificato l'occasione per il pontefice argentino di fare il punto sulla riforma della Curia romana. I toni sono a volte forti: è rimasto nella storia il discorso con il quale nel 2014 elencò, dinanzi ad un uditorio ammutolito, le 15 malattie curiali ( la "schizofrenia esistenziale", l'Alzheimer "spirituale", il "terrorismo delle chiacchiere"...). Dopo dieci anni, molte cose sono cambiate. "Una delle cose che più si vede, che non è la più importante ma quella che più si vede", ha detto il Papa solo pochi giorni fa intervistato da Fabio Marchese Ragona per il Tg5, "è la pulizia economica, evitare che ci siano cose brutte economicamente. Adesso quell'istituzione è forte". Gli scandali, però, si possono riproporre, le tentazioni sono sempre dietro l'angolo e per questo bisogna "vigilare".

Il demonio, ha detto Jorge Mario Bergoglio nell'udienza che si è svolta nell'aula della Benedizione, "dopo un po' si ripresenta a noi sotto una nuova veste. Se prima appariva rozzo e violento, ora invece si comporta in maniera più elegante ed educata. Allora abbiamo ancora una volta bisogno di riconoscerlo e smascherarlo. Permettetemi la parola, sono i "demoni educati": entrano con educazione, senza che io me ne accorga. Solo la pratica quotidiana dell'esame di coscienza può far sì che ce ne rendiamo conto". Se in passato sono emersi "peccati che ci hanno umiliato, e proprio per questo, per grazia di Dio, siamo riusciti ad affrontarli a viso scoperto", ora Francesco raccomanda di prestare "grande attenzione" perché "formalmente la nostra vita attuale è in casa, tra le mura dell'istituzione, a servizio della Santa Sede, nel cuore stesso del corpo ecclesiale; e proprio per questo potremmo cadere nella tentazione di pensare di essere al sicuro, di essere migliori, di non doverci più convertire. Noi siamo più in pericolo di tutti gli altri, perché siamo insidiati dal "demonio educato", che non viene facendo rumore ma portando fiori. Scusatemi, fratelli e sorelle, ma se a volte dico cose che possono suonare dure e forti, non è perché non creda nel valore della dolcezza e della tenerezza, ma perché è bene riservare le carezze agli affaticati e agli oppressi, e trovare il coraggio di "affliggere i consolati", come amava dire il servo di Dio don Tonino Bello, perché a volte la loro consolazione è solo l'inganno del demonio e non un dono dello Spirito".

"Il male serpeggia in mezzo a noi"

"Cari fratelli e care sorelle, è troppo poco denunciare il male, anche quello che serpeggia in mezzo a noi", ha detto ancora il Papa. "La semplice denuncia può darci l'illusione di aver risolto il problema, ma in realtà quello che conta è operare dei cambiamenti che ci mettano nella condizione di non lasciarci più imprigionare dalle logiche del male, che molto spesso sono logiche mondane. In questo senso, una delle virtù più utili da praticare è quella della vigilanza. State attenti".

Concetti richiamati da Francesco quando poco dopo, nell'aula delle udienze, ha incontrato una rappresentanza dei circa cinquemila dipendenti che lavorano in Vaticano: "In questo momento della storia del mondo, siamo chiamati a sentire più forte la responsabilità di fare ciascuno la propria parte per costruire la pace. E questo ha un significato particolare per noi che viviamo e lavoriamo nella Città del Vaticano", ha detto il Papa, raccomandando in particolare di evitare di "parlare male degli altri 'dietro le spalle'. Se noi facessimo questo soltanto saremmo creatori di pace dappertutto. Se c'è qualcosa che non va, parliamone direttamente con la persona interessata, con rispetto e franchezza, siamo coraggiosi. Non facciamo finta di niente per poi sparlare di lui o di lei con altre persone. Cerchiamo di essere onesti e sinceri". Alla fine di un anno che ha avuto non pochi scossoni per chi lavora nella città pontificia, come il commissariamento di Caritas internazionale, il Papa ha ringraziato per il lavoro ma anche per la "pazienza" dei dipendenti, "perché so - ha chiosato - che ci sono situazioni nelle quali voi esercitate la pazienza".

L'eresia del "fissismo"

Tra i presenti nell'aula della Benedizione, che hanno salutato il Papa seduto sulla sedia a rotelle alla fine dell'udienza, era presente anche il cardinale Giovanni Angelo Becciu, imputato in un processo in corso nel tribunale vaticano sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra. Francesco ha trattenuto alcuni - De Donatis, De Giorgi - per uno scambio di battute più prolungato, e con altri - ad esempio i cardinali Ravasi, Kasper, Grech - si è soffermato con cordialità. A tutti il Papa ha regalato per Natale il libro 'Vita di Gesù' di Andrea Tornielli e il libro 'Passiamo all'altra riva' di Benito Giorgetta.

Alla Curia romana, il Papa ha anche rivolto una raccomandazione legata al sinodo attualmente in corso: "Il contrario della conversione è il fissismo, cioè la convinzione nascosta di non avere bisogno di nessuna comprensione ulteriore del Vangelo", ha detto. "L'eresia vera non consiste solo nel predicare un altro Vangelo, come ci ricorda Paolo, ma anche nello smettere di tradurlo nei linguaggi e nei modi attuali, cosa che proprio l'Apostolo delle genti ha fatto. Conservare significa mantenere vivo e non imprigionare il messaggio di Cristo".