Caso Rupnik, il cardinale vicario di Roma: dobbiamo essere garantisti
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziIl cardinale vicario di Roma, Angelo De Donatis, interviene sul caso del gesuita Marko Rupnik, accusato di abusi sessuali a danno di diverse suore in un ampio arco temporale - per il porporato, "accuse a livello mediatico" - garantendo che la diocesi, "anche a nome del suo vescovo", cioè il Papa, intende "fare piena luce e verità", ma puntualizzando che i "ministri di Cristo" non possono "essere meno garantisti e caritatevoli di uno Stato laico".
La diocesi di Roma "sente doveroso pronunciarsi su un caso, ormai conclamato, di accusa a livello mediatico ad un chierico, P. Marko Ivan Rupnik S.J., membro della Compagnia di Gesù, Istituto Religioso di Diritto Pontificio, incolpato di pesanti abusi di vario genere, protratti nel tempo, a danno di diverse persone, a partire dall'inizio degli anni Novanta, in Slovenia e in Italia", si legge in una nota diramata dal Vicariato.
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Il cardinale vicario di Roma, Angelo De Donatis, interviene sul caso del gesuita Marko Rupnik, accusato di abusi sessuali a danno di diverse suore in un ampio arco temporale - per il porporato, "accuse a livello mediatico" - garantendo che la diocesi, "anche a nome del suo vescovo", cioè il Papa, intende "fare piena luce e verità", ma puntualizzando che i "ministri di Cristo" non possono "essere meno garantisti e caritatevoli di uno Stato laico".
La diocesi di Roma "sente doveroso pronunciarsi su un caso, ormai conclamato, di accusa a livello mediatico ad un chierico, P. Marko Ivan Rupnik S.J., membro della Compagnia di Gesù, Istituto Religioso di Diritto Pontificio, incolpato di pesanti abusi di vario genere, protratti nel tempo, a danno di diverse persone, a partire dall'inizio degli anni Novanta, in Slovenia e in Italia", si legge in una nota diramata dal Vicariato.
Le notizie in merito agli abusi di padre Rupnik, apparse inizialmente su internet, sono state confermate, dapprima indirettamente poi esplicitamente, da parte della Compagnia di Gesù, il cui superiore ha anche confermato che il gesuita slovena è incorso negli anni passati in una scomunica latae sententiae, poi tolta dopo il suo pentimento, e da parte dei vescovi sloveni, che in una assemblea straordinaria hanno condannato condannano le "violenze psicologiche, sessuali e spirituali".
L'esame di coscienza auspicato dall'ausiliare
Nei giorni scorsi anche il vescovo ausiliare di Roma, Daniele Libanori, gesuita anch'egli ed inviato tempo fa a Lubiana per una indagine sulla comunità femminile dove Rupnik era di casa prima di essere allontanato a Roma, negli anni Novanta, pur sottolineando che "la madre Chiesa non abbandona nessuno dei suoi figli al disprezzo che si è attirato a causa delle proprie azioni", aveva però scritto, in una lettera ai suo sacerdoti, che le persone "ferite e offese" hanno "diritto di essere risarcite anche pubblicamente nella loro dignità", e noi "abbiamo il dovere di un serio esame di coscienza e chi sa di avere delle responsabilità deve riconoscerle e chiedere umilmente perdono al mondo per lo scandalo".
Di diverso tono, più giuridico che pastorale, la nota a firma del cardinale vicario, il quale peraltro ieri ha incontrato papa Francesco nella cornice degli auguri di Natale di Francesco alla Curia romana. "Tutta la Diocesi", vi si legge, "di fronte a questa sconcertante comunicazione, soprattutto mediatica, che disorienta il Popolo di Dio, sta vivendo con preoccupazione e sgomento queste ore, consapevole dell'estrema delicatezza della situazione". La diocesi, "che non era consapevole fino a tempi recenti delle problematiche sollevate, non può entrare nel merito delle determinazioni assunte da altri, ma assicura, anche a nome del suo Vescovo, ogni supporto necessario per l'auspicabile soluzione positiva del caso, che risani le ferite inferte alle persone e al corpo ecclesiale, portando per quanto possibile a fare piena luce e verità sull'accaduto: quella verità che sola ci rende liberi".
"Verosimile" l'adozione di provvedimenti
Di fronte al "caso che sta scuotendo" la diocesi di Roma, il Laterano afferma: "Noi ministri di Cristo non possiamo essere meno garantisti e caritatevoli di uno Stato laico, trasformando de plano una denuncia in reato. I giudizi che vediamo diffondersi da parte di molti con particolare veemenza, non sembrano manifestare né un criterio evangelico di ricerca della verità, né un criterio di base su cui si fonda ogni stato di diritto, a verbis legis non est recedendum".
La diocesi, ancora, "in questo momento ritiene primario e fondamentale accogliere con profondo rispetto il dolore e la sofferenza di tutte le persone coinvolte in questa vicenda", precisa che "il chierico finora ha avuto un rapporto di carattere pastorale a più livelli con la Diocesi di Roma, ma non si trova in una posizione di sottomissione gerarchica al Cardinale Vicario a livello disciplinare ed eventualmente penale", assicura "tutta la collaborazione necessaria alla Compagnia di Gesù e alle Superiori Istanze", che hanno già comminato a Rupnik misure restrittive, e prospetta l'adozione, "verosimilmente", di "una serie di provvedimenti rispetto agli uffici canonici diocesani" di cui il gesuita è responsabile, nonché la necessità di "dover riflettere ed eventualmente prendere provvedimenti" rispetto al centro Aletti di cui Rupnik è animatore del laboratorio artistico.
Gesuiti e vescovi sloveni hanno fornito un indirizzo mail per sollecitare la denuncia di altre vittime che non sono ancora venute allo scoperto.
A Roma Rupnik, mosaicista noto in tutto il mondo, ha predicato ritiri ed esercizi, "soprattutto al Clero romano", si legge nella nota, ed ha svolto la sua attività artistica, tra l'altro decorando "la Cappella del Seminario Romano Maggiore".