Stupro di Lignano Sabbiadoro, la procura chiede l'archiviazione per i 5 ragazzi: "La giovane era consenziente"
di Luana de Francisco , di Luana de FranciscoIl pm ha voluto sentirla più e più volte, nel corso delle indagini preliminari. Le ha chiesto perché si trovasse là, cosa fosse successo e in che rapporti fosse con quei cinque ragazzi. E alla fine, nel tirare le somme, ha ritenuto di escludere l’ipotesi di una violenza sessuale di gruppo. Perché – ha motivato nella richiesta di archiviazione al gip del tribunale di Udine – deve presumersi un consenso, anche se non di piena consapevolezza, da parte della giovane. È un epilogo che stravolge il castello accusatorio iniziale quello proposto dagli inquirenti sull’episodio che, nell’estate del 2021, sconvolse il clima vacanziero di Lignano Sabbiadoro.
Era il 10 agosto, quando una neodiplomata di 18 anni del posto raccontò di essere stata stuprata in un appartamento della località di mare friulana da un gruppo di amici, tutti italiani e residenti tra Veneto (due residenti ad Albaredo D’Adige, in pro…
Il pm ha voluto sentirla più e più volte, nel corso delle indagini preliminari. Le ha chiesto perché si trovasse là, cosa fosse successo e in che rapporti fosse con quei cinque ragazzi. E alla fine, nel tirare le somme, ha ritenuto di escludere l’ipotesi di una violenza sessuale di gruppo. Perché – ha motivato nella richiesta di archiviazione al gip del tribunale di Udine – deve presumersi un consenso, anche se non di piena consapevolezza, da parte della giovane. È un epilogo che stravolge il castello accusatorio iniziale quello proposto dagli inquirenti sull’episodio che, nell’estate del 2021, sconvolse il clima vacanziero di Lignano Sabbiadoro.
Era il 10 agosto, quando una neodiplomata di 18 anni del posto raccontò di essere stata stuprata in un appartamento della località di mare friulana da un gruppo di amici, tutti italiani e residenti tra Veneto (due residenti ad Albaredo D’Adige, in provincia di Verona), Lombardia (uno di Busto Arsizio, in provincia di Varese, e uno di Melegnano, poco distante da Milano) e Piemonte (di Sezzadio di Alessandria), all’epoca d’età compresa tra i 17 e 21 anni e senza precedenti.
La ragazza si rivolse ai genitori, in lacrime, e il padre non ci vide più: con indosso ancora gli infradito, lasciò la spiaggia e corse verso l’appartamento. “Volevo vederli in faccia e capire cosa fosse successo”, spiegò a Repubblica. Entrò aprendo la porta a spallate, dopo avere suonato e bussato invano, ma non li trovò. “Si erano chiusi nel bagno – disse –. Piagnucolavano, supplicandomi di andare via e minacciandomi di chiamare la polizia e allora ho capito di trovarmi di fronte a persone insignificanti”.
Ora, di fronte alle conclusioni del magistrato inquirente, è il suo legale, l’avvocato Paolo Viezzi, a pretendere che la vicenda non si chiuda così. Conscio del periodo “delicatissimo” passato in questi mesi dalla giovane e convinto della necessità che i fatti vengano ulteriormente scandagliati, ha presentato opposizione. E il gip, dopo l’udienza celebrata ieri in camera di consiglio, si è riservato la decisione. Lo scorso giugno, di fronte ad analoga istanza della Procura dei minori di Trieste per la posizione dell’unico minorenne coinvolto, il giudice delle indagini preliminari aveva respinto e ordinato l’avvio di nuove indagini. Opzione, questa, che la famiglia della giovane confida venga assunta anche a Udine. E contro la quale si sono ovviamente spesi i difensori degli indagati, a propria volta sostenitori della tesi che i rapporti fossero avvenuti con il consenso della ragazza. Proprio come dimostrerebbe un video di sette minuti girato (sulle oltre due ore e mezzo di permanenza della ragazza nella casa) dal quale il pm non avrebbe percepito alcun segnale di dissenso.
Stando alla ricostruzione originaria della Squadra mobile di Udine, la violenza si era svolta in due tempi. La ragazza sarebbe entrata in casa con tre amici e dagli stessi abusata e poi ci sarebbe stato un secondo rapporto sessuale che avrebbe coinvolto altri due ragazzi. Finché, in base a quanto raccontato poi dalla stessa persona offesa, a un certo punto se n’era andata. E, dopo essersi confidata con un amico bagnino, aveva trovato il coraggio di dirlo ai genitori.