Pronto il decreto immigrazione: ecco le nuove regole per la flotta umanitaria. Multe e sequestri in mano ai prefetti
Si chiamerà decreto immigrazione. Perché in Consiglio dei ministri oggi il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi porta solo le norme, già annunciate, che regoleranno la condotta delle navi umanitarie nelle operazioni di ricerca e soccorso e le procedure per la richiesta di asilo dei migranti da loro soccorsi e di quelli che arrivano in Italia per vie legali. Nessuna norma invece nè sulle baby gang nè sui femminicidi, due temi sui quali gli uffici legislativi dei ministeri interessati non hanno ancora definito alcuna misura.
Il codice di condotta delle Ong
Il cuore del provvedimento è una riedizione, questa volta dunque normata per legge, del codice di condotta per le Ong pensato dall'ex ministro dell'Interno Marco Minniti, quello però prevedeva un'adesione volontaria delle organizzazioni umanitarie. Adesso invece le navi della flotta umanitaria impegnate nelle attività di ricerca e soccorso dovranno atten…
Si chiamerà decreto immigrazione. Perché in Consiglio dei ministri oggi il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi porta solo le norme, già annunciate, che regoleranno la condotta delle navi umanitarie nelle operazioni di ricerca e soccorso e le procedure per la richiesta di asilo dei migranti da loro soccorsi e di quelli che arrivano in Italia per vie legali. Nessuna norma invece nè sulle baby gang nè sui femminicidi, due temi sui quali gli uffici legislativi dei ministeri interessati non hanno ancora definito alcuna misura.
Il codice di condotta delle Ong
Il cuore del provvedimento è una riedizione, questa volta dunque normata per legge, del codice di condotta per le Ong pensato dall'ex ministro dell'Interno Marco Minniti, quello però prevedeva un'adesione volontaria delle organizzazioni umanitarie. Adesso invece le navi della flotta umanitaria impegnate nelle attività di ricerca e soccorso dovranno attenersi alle norme previste dal governo italiano se vorranno poi chiedere l'ingresso in acque nazionali e il porto di sbarco in Italia.
Un solo soccorso e niente trasbordi
Le navi, dunque, potranno effettuare un solo soccorso, chiedendo il coordinamento alle autorità italiane e comunicando immediatamente il numero delle persone a bordo se poi vorranno chiedere all'Italia di concedere un porto di sbarco. Porto che l'Italia concederà se l'imbarcazione muoverà, subito dopo il soccorso, verso la destinazione indicata. Proibiti eventuali trasferimenti di migranti salvati a bordo di un'altra nave Ong vicina e proibito anche un secondo soccorso a meno di contestuale autorizzazione delle autorità italiane. Un modus operandi che - di fatto - il Viminale ha già adottato da alcune settimane concedendo il porto subito a tutte le navi ma inviandole nei porti più lontani possibili in modo da allontanare le navi dalla zona Sar per diversi giorni costringendole anche a costi di carburante alla lunga insostenibili. Insomma, misure da una parte in linea con le convenzioni internazionali che prevedono che un soccorso si possa ritenere concluso solo quando i naufraghi sono portati a terra nel porto sicuro più vicino, dall'altra misure deterrenti per le Ong che di fatto svuotano il Mediterraneo dalle navi di soccorso.
Multe e sanzioni
Le navi che non dovessero ottemperare a questi obblighi e provassero ugualmente, nei giorni successivi, ad entrare in acque italiane riceveranno prima un decreto di divieto di ingresso in acque territoriali. In caso di ulteriore violazione scatteranno multe ( da 10 a 50.000 euro, la stessa misura già prevista adesso), sanzioni e confische ( in caso di reiterazione della condotta) che torneranno però nelle mani dei prefetti, passando dunque da sanzioni penali a sanzioni amministrative, di più facile ed immediata applicazione.
Le richieste d'asilo
Le nuove norme hanno due obiettivi: il primo è provare a radicare la responsabilità della gestione dei migranti soccorsi dalle navi umanitarie negli Stati di bandiera, il secondo rendere più celeri e facili le procedure per chi arriva in Italia per vie legali, con il decreto flussi, al momento estremamente macchinoso. E dunque, ai comandanti delle navi umanitarie l'Italia intende imporre l'obbligo di chiedere ai migranti salvati se intendono presentare richiesta d'asilo, una norma che però ( si sa già) i Paesi europei non condividono affatto.