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Migranti, la Cei critica la stretta sulle ong: decreto costruito sul nulla

(ansa)
L'arcivescovo Perego: "Le ong creano sicurezza, non si capisce perché una nave con a bordo dei naufraghi non debba fermarsi per salvarne altri". La protesta di Emergency, Sea-Eye e Medici senza frontiere: non seguiremo direttive che violano il diritto internazionale o il diritto del mare
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La Conferenza episcopale italiana critica la stretta sulle ong decisa dal governo Meloni, per bocca di monsignor Giancarlo Perego, mettendo in dubbio la legittimità del provvedimento alla luce del diritto internazionale e del diritto del mare.

"E' paradossale che uno strumento che in questi anni è stato di sicurezza per almeno il 10% delle persone che sono sbarcate nel nostro Paese e in Europa sia considerato uno strumento di insicurezza", afferma ai microfoni di Vatican News il presidente della commissione per le migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes. "Da questo punto di vista credo che questo decreto cadrà presto, nel senso che è costruito sul nulla, costruito soprattutto su un segnale di insicurezza che è in realtà è fasullo".

"Non si capisce perché una nave che ha a bordo delle persone salvate e che nel tragitto ne incontra delle altre non possa e non debba fermarsi per salvarle"…

La Conferenza episcopale italiana critica la stretta sulle ong decisa dal governo Meloni, per bocca di monsignor Giancarlo Perego, mettendo in dubbio la legittimità del provvedimento alla luce del diritto internazionale e del diritto del mare.

"E' paradossale che uno strumento che in questi anni è stato di sicurezza per almeno il 10% delle persone che sono sbarcate nel nostro Paese e in Europa sia considerato uno strumento di insicurezza", afferma ai microfoni di Vatican News il presidente della commissione per le migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes. "Da questo punto di vista credo che questo decreto cadrà presto, nel senso che è costruito sul nulla, costruito soprattutto su un segnale di insicurezza che è in realtà è fasullo".

"Non si capisce perché una nave che ha a bordo delle persone salvate e che nel tragitto ne incontra delle altre non possa e non debba fermarsi per salvarle", afferma mons. Perego.

"Sono le ong che creano sicurezza"

"Una prima considerazione è se siano le ong il problema della sicurezza dell'Italia o se invece sono proprio le ong le navi che salvano persone, che sappiamo da quali Paesi provengono, cioè Paesi in forte crisi internazionale, 40 in guerra e diversi dove anche i cambiamenti climatici hanno costretto a partire", afferma ancora mons. Perego. "Forse sono proprio le ong che creano sicurezza più che mettere in pericolo. Una seconda considerazione è che mi sarei aspettato che, a fronte eventualmente di una regolamentazione delle azioni delle ong che di fatto limitano il salvataggio delle persone, ci fosse un impegno italiano ed europeo per proprie navi di salvataggio di persone che continueranno a fuggire da situazioni disperate. La terza considerazione è che bisogna capire se sono legittime, alla luce del diritto internazionale e del diritto del mare, alcune indicazioni che sono presenti nel decreto. Infine, nel decreto sicurezza non c'è una parola sulla sicurezza delle persone in pericolo e che sono in fuga. E' un decreto - afferma il presidente della fondazione Migrants - che dimentica che sono le persone che si trovano in mare il soggetto insicuro e che hanno bisogno di approdo".

"Criminilizzato chi scappa da mafie, guerra e fame"

Nettamente critico anche don Tonio Dell'Olio, presidente della Pro Civitate Christiana di Assisi: "Nel Paese che ha il triste primato delle mafie più potenti del mondo - scrive il sacerdote su Twitter - il Decreto sicurezza criminalizza chi presta soccorso ai disperati che scappano da mafie, guerre e fame. Il pericolo in questo Paese viene dalle Ong!".

Di una "guerra senza senso" scrive Maurizio Ambrosini su Avvenire: "Da tempo ormai - si legge sul quotidiano della Cei - la nuova enfasi sui confini e sulla sovranità nazionale come valori pressoché assoluti ha messo nel mirino le organizzazioni umanitarie indipendenti, specialmente se basate all'estero. Il fatto che ricevano finanziamenti privati e pratichino una solidarietà che travalica i confini scatena un immaginario complottista, altro marchio di fabbrica del nazionalpopulismo. Di solito sono governi autoritari come quello russo o quanto meno dai dubbi standard democratici, come l'Ungheria di Orbán, a intralciare o vietare le loro attività. Ora anche il governo Meloni si aggiunge a questa poco commendevole compagnia. Se le Ong non piacciono, un'alternativa ci sarebbe: una seconda operazione Mare Nostrum, con un ampio dispiegamento della Marina militare, per trarre in salvo i naufraghi senza coinvolgere soggetti terzi. Ma temiamo che non si farà: se il primo bersaglio sono le Ong, il secondo sono le persone che vorrebbero cercare scampo al di là del mare. Tant'è che noi europei, italiani purtroppo per primi continuiamo a sostenere la cosiddetta Guardia costiera e i "lager" - parola dell'Onu - della Libia".

La protesta delle ong

Protestano le ong. Sea-Eye "non seguirà alcun codice di condotta illegale o qualsiasi altra direttiva ufficiale che violi il diritto internazionale o le leggi del nostro Stato di bandiera, nel nostro caso la Germania", afferma Annika Fischer, membro del consiglio di amministrazione della Sea-Eye. "Rifiutiamo questo cosiddetto codice sulle Ong e temiamo che ciò possa portare a conflitti con le autorità italiane".

Emergency rispetterà il codice di condotta previsto per le ong solo se questo non entrerà i contrasto con le leggi internazionali che impongono e regolano il soccorso in mare. "Il Decreto Sicurezza votato oggi dal Consiglio dei ministri riduce drasticamente le possibilità di salvare vite in mare, limitando l'operatività delle navi umanitarie e moltiplicando i costi dei soccorsi per tutte le Ong in mare".

Medici Senza Frontiere, da parte sua, "è pronta per ripartire con la Geo Barents al momento ad Augusta", afferma il capomissione Juan Matias Gil. "La strategia del governo ha l'obiettivo di ostacolare le attività di ricerca e soccorso delle Ong e non fa che aumentare in modo esponenziale il rischio di morte per migliaia di persone. Salvare vite umane è il nostro imperativo ed è un obbligo sancito da tutte le convenzioni e le leggi internazionali e per questo continueremo a farlo".