✕

Migranti, il presidente Caritas Pagniello: "Il governo fa propaganda, spero che questa scelta non sacrifichi vite umane"

(ansa)
La critica alla stretta sulle ong decisa dall'esecutivo: "Le persone vanno salvate, nessuno può dire: lasciamoli in mare"
2 minuti di lettura

"Spero solo che non ci siano conseguenze sulle vite dei migranti. Le vite umane vanno salvate, nessuno può dire: lasciamoli in mare". La stretta del governo sulle Ong non piace a don Marco Pagniello, direttore della Caritas italiana.

Don Marco, sorpreso dal decreto, come lo giudica?
"Questo governo da qualche parte doveva partire e avendo fatto propaganda in un certo modo mi sarei meravigliato, positivamente, del contrario. Io spero soltanto che non ci si fermi a questo perché, al di là di essere un decreto punitivo per le Ong, non risolve il problema".

Per ora è l'unico provvedimento.
"Il cammino dei migranti non lo fermiamo così, basti vedere il mondo che passa dai corridoi dei Balcani. L'errore sta nel non affrontare in maniera sistematica tutto il fenomeno, ma limitarci a fare delle operazioni che non risolvono nulla".

Un decreto di bandiera?
"Non vorrei definirlo così, perché ci sono co…

"Spero solo che non ci siano conseguenze sulle vite dei migranti. Le vite umane vanno salvate, nessuno può dire: lasciamoli in mare". La stretta del governo sulle Ong non piace a don Marco Pagniello, direttore della Caritas italiana.

Don Marco, sorpreso dal decreto, come lo giudica?
"Questo governo da qualche parte doveva partire e avendo fatto propaganda in un certo modo mi sarei meravigliato, positivamente, del contrario. Io spero soltanto che non ci si fermi a questo perché, al di là di essere un decreto punitivo per le Ong, non risolve il problema".

Per ora è l'unico provvedimento.
"Il cammino dei migranti non lo fermiamo così, basti vedere il mondo che passa dai corridoi dei Balcani. L'errore sta nel non affrontare in maniera sistematica tutto il fenomeno, ma limitarci a fare delle operazioni che non risolvono nulla".

Un decreto di bandiera?
"Non vorrei definirlo così, perché ci sono cose che non vanno: i migranti ci raccontano tutto quello che accade per potersi imbarcare e poi arrivare in mare dove sono abbandonati a loro stessi. C'è un problema grande che va risolto in maniera molto più attenta".

Si riferisce alla lotta agli scafisti?
"Mi riferisco più in generale al mercato che c'è. Noi sappiamo le ferite che portano nel corpo e nello spirito le persone che arrivano. Ripeto: limitarci a guardare soltanto a quello che fanno le Ong, che fanno un lavoro prezioso perché salvano vite, o all'accoglienza significa guardare solo a un pezzo. Fino a quando continuiamo a guardare questa storia a pezzi non faremo un servizio a nessuno".

Il messaggio che l'Italia torna a mandare all'Europa è quello di un Paese dalla supponenza autarchica.
"Francia e Germania accolgono di più, ma adesso il problema è che noi siamo la prima frontiera".

Come giudica la possibilità di raccogliere le richieste d'asilo già a bordo delle navi?
"Ho dei dubbi che funzionerà. Ma il problema oggi dell'accoglienza dei migranti sono i tempi lunghi che non permettono una reale integrazione".

Assegnando porti più lontani si mettono a rischio vite umane.
"Spero che nei giorni in più di navigazione le persone, migranti e operatori, non siano abbandonate a loro stesse. La nave deve essere accompagnata dallo Stato e dalla società civile. Capisco che abbiamo un problema di redistribuzione sul territorio, l'accoglienza diffusa, che è la migliore possibilità che abbiamo per una reale integrazione, va favorita. Ma non so se questo spostarci sui porti può essere la via".

Quale il suo appello?
"Tutti dovremmo alzare l'asticella della discussione, non fermarci a questo decreto o alla paura di un nuovo decreto Salvini, ma lavorare per rimuovere le cause del fenomeno. Su questo la chiesa è disponibile a sedersi a un tavolo. Non sto difendendo il governo, ma dovremmo smetterla con questa guerra a pezzettini e avere il coraggio di sperimentare nuove vie, fuori da contrapposizioni ideologiche. Perché nel frattempo tanti rischiano la vita e continueremo, per dirla con papa Francesco, a produrre "scarti""