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Franco Locatelli: “Quarte dosi ferme, consiglio a anziani e fragili di non perdere altro tempo”

Franco Locatelli 
Intervista al presidente del Consiglio superiore di sanità: "Trovo incoerente chi fra i medici non si vaccina. Più un virus circola, più alta è la probabilità di nuove varianti"
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“Siamo in una situazione molto diversa dalla Cina”. Franco Locatelli, alla guida del Comitato Tecnico Scientifico nella fase dura della pandemia, oggi resta presidente del Consiglio Superiore di Sanità e primario di oncoematologia pediatrica al Bambino Gesù di Roma.

Per le vacanze è tornato nella sua Bergamo. Dalla città più toccata dalla prima ondata di Covid mette un punto fermo: “Le condizioni di oggi non sono minimamente paragonabili a quelle del 2020. Larga parte della popolazione italiana sopra i 12 anni di età ha ricevuto 3 dosi di vaccino, che conferiscono copertura da malattia grave, senza considerare i contagiati e guariti”. 

La Cina può contagiarci di nuovo?

“Quanto si sta verificando in Cina ci dimostra che la situazione favorevole di oggi in Italia è frutto molto più dei vaccini che non della minore severità di Omicron. Lì stanno circolando diverse varia…

“Siamo in una situazione molto diversa dalla Cina”. Franco Locatelli, alla guida del Comitato Tecnico Scientifico nella fase dura della pandemia, oggi resta presidente del Consiglio Superiore di Sanità e primario di oncoematologia pediatrica al Bambino Gesù di Roma.

Per le vacanze è tornato nella sua Bergamo. Dalla città più toccata dalla prima ondata di Covid mette un punto fermo: “Le condizioni di oggi non sono minimamente paragonabili a quelle del 2020. Larga parte della popolazione italiana sopra i 12 anni di età ha ricevuto 3 dosi di vaccino, che conferiscono copertura da malattia grave, senza considerare i contagiati e guariti”. 

La Cina può contagiarci di nuovo?

“Quanto si sta verificando in Cina ci dimostra che la situazione favorevole di oggi in Italia è frutto molto più dei vaccini che non della minore severità di Omicron. Lì stanno circolando diverse varianti di Omicron, ma in una popolazione non protetta alcune stime indicano che ci siano un milione di contagi al giorno e 5mila morti. E’ vero, Omicron è meno patogenica delle varianti precedenti, ma resta in grado di provocare malattie severe e purtroppo un gran numero di decessi in popolazioni suscettibili”. 

Noi però abbiamo smesso di vaccinarci, nonostante l’annuncio del Ministro della Salute di una campagna informativa ad hoc. Un anno fa eravamo a 4,5 milioni di dosi a settimana, oggi siamo a 19mila. Pochi hub sono rimasti aperti.

“La situazione non è ottimale per le quarte dosi fra gli anziani. Sopra agli 80 anni la copertura è del 43%. Fra i 70 e i 79 del 30%. Fra i 60 e i 69 poco sopra al 18%. Eppure è ormai estremamente chiaro che i vaccini sono sicuri e proteggono da malattia grave e decesso. La percentuale delle quarte dosi dovrebbe arrivare almeno all’80% oltre i 60 anni di età. A chi è fragile, perché ha un’età superiore ai 60 anni o ha una malattia, consiglio il vaccino da uomo di scienza e di sanità pubblica. Agli altri va garantito il diritto di proteggersi. Se lo ritengono, devono poter trovare i vaccini con facilità. Lo stesso discorso vale per i bambini. Per questi ultimi, come Consiglio Superiore di Sanità abbiamo raccomandato che chi ha patologie che connotano situazioni di fragilità dovrebbe vaccinarsi, indicando che i vaccini siano, altresì, resi disponibili per i genitori che manifestino l’intenzione di far vaccinare i propri figli”. 

Come giudica la scelta del governo di lasciar scadere l’obbligo di vaccinazione per i sanitari? 

“Le scelte spettano ai decisori. Io nel mio ruolo mi limito a osservare che per un sanitario vaccinarsi è assiomaticamente legato alla propria professione, che consiste nel proteggere sé stessi e gli altri. Questo vale per il Covid, ma anche per influenza e altre malattie infettive. Trovo incoerente chi, fra noi, non si vaccina”. 

Lei personalmente è preoccupato per la situazione in Cina? 

“Al momento non vedo particolari elementi di preoccupazione per noi. La Cina ha un numero di vaccinati assai più basso, ha dato priorità ai giovani in età produttiva rispetto agli anziani che rischiano di più e ha usato vaccini meno efficaci”. 

E’ opportuna la scelta di testare i viaggiatori dalla Cina? 

“Mi sembra condivisibile, anche se ha due limiti. Il primo riguarda i viaggiatori che provengono da altri scali. Il secondo ha a che fare con la sensibilità dei tamponi rapidi, che non è molto alta. Anche se gli ultimi tamponi antigenici hanno maggiore sensibilità, una recente revisione del gruppo Cochrane ha calcolato che i tamponi antigenici rilevano il 75% dei positivi sintomatici e il 55% di quelli asintomatici”.  

In Cina oggi circolano nuove varianti? 

“Da quel che sappiamo in Cina circolano le stesse varianti che circolano da noi. Sono tutte le declinazioni di Omicron che conosciamo, da BA.1 a Ba.5, con le relative sottovarianti da Cerberus e Gryphon. Il sito dell’Ecdc europeo le riporta tutte come varianti di interesse o varianti preoccupanti e sono monitorate da mesi. Le evidenze oggi disponibili ci indicano che il nostro sistema immunitario, in particolare i T linfociti, hanno dimostrato di saperle riconoscere anche a distanza di tempo dalla vaccinazione. Da loro non ci aspettiamo minacce nuove”.  

L’emergenza di una nuova variante cinese al momento è solo un rischio teorico? 

“Più un virus circola, più alta è la probabilità che dia vita a nuove varianti. Teoricamente nuove varianti potrebbero essere più contagiose, anche se è difficile pensare a qualcosa di più contagioso di Omicron, più patogeniche, cioè più capaci di causare sintomi gravi, o più capaci di sfuggire ai vaccini. In Cina abbiamo a che fare con numeri enormi, e far circolare un virus in situazioni così non è mai una buona idea. Ma non è detto che nuove varianti  più pericolose debbano nascere per forza. Personalmente lo considero al momento anzi poco probabile, anche se nessuno di noi ha la palla di cristallo. Se dovesse accadere, è possibile che i T linfociti le sappiano riconoscere. Ecco perché è così cruciale insistere sul pilastro dei vaccini ricordando anche che nessuno ci impedisce di continuare a usare le mascherine sui mezzi pubblici e nei luoghi affollati”. 

Se una nuova variante dovesse comparire, ce ne accorgeremmo con tempestività? 

“La Cina ha sicuramente gli strumenti per individuarla. Quanto alla volontà di comunicarlo tempestivamente e compiutamente  è più difficile a dirsi. I vari paesi e l’OMS devono chiedere determinatamente al governo cinese di condividere tutte le informazioni in loro possesso. L’Italia, come altri paesi, condivide le sequenze dei nuovi ceppi su una piattaforma che si chiama Gisaid”. 

Su Gisaid non brilliamo per la nostra assiduità. 

“Ci sarebbero margini di miglioramento, anche considerando la bravura dei virologi italiani. La condivisone trasparente di queste informazioni nella comunità scientifica internazionale è imprescindibile”.