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Sardegna: "Dai ai nostri politici un cuore nuovo", la lettera a Babbo Natale dei piccoli malati oncologici di Cagliari

Il messaggio sui social della madre di un bimbo che lotta contro il cancro, per protestare contro i disservizi all'ospedale Cao: "Pur conoscendo perfettamente ciò di cui abbiamo bisogno per il reparto di Oncoematologia pediatrica e per il Centro Trapianti, non hanno ancora fatto niente per risolvere tutti i problemi che hanno creato loro stessi votando la riforma sanitaria regionale"
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"Caro Babbo Natale, ti chiedo di dare un cuore nuovo ai politici che, pur conoscendo perfettamente ciò di cui abbiamo bisogno per il reparto di Oncoematologia pediatrica e per il Centro Trapianti, non hanno ancora fatto niente per risolvere tutti i problemi che hanno creato loro stessi votando la riforma sanitaria regionale". A scrivere la letterina a Santa Claus, pubblicata su Facebook, questa volta non è un bambino, ma una mamma, a nome di tanti genitori con figli che lottano contro il cancro e sono seguiti al Microcitemico '"A. Cao" di Cagliari, centro di riferimento regionale per l'oncologia pediatrica, le malattie rare, la talassemia. Un ospedale che in pochi anni è passato da un'azienda sanitaria ad un'altra per scelte politiche che ai piccoli pazienti poco importano, se non avessero influito pesantemente sull'assistenza. A tal punto da spingere i genitori a rivolgersi alle forze dell'ordine e alla Magistratura.

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"Caro Babbo Natale, ti chiedo di dare un cuore nuovo ai politici che, pur conoscendo perfettamente ciò di cui abbiamo bisogno per il reparto di Oncoematologia pediatrica e per il Centro Trapianti, non hanno ancora fatto niente per risolvere tutti i problemi che hanno creato loro stessi votando la riforma sanitaria regionale". A scrivere la letterina a Santa Claus, pubblicata su Facebook, questa volta non è un bambino, ma una mamma, a nome di tanti genitori con figli che lottano contro il cancro e sono seguiti al Microcitemico '"A. Cao" di Cagliari, centro di riferimento regionale per l'oncologia pediatrica, le malattie rare, la talassemia. Un ospedale che in pochi anni è passato da un'azienda sanitaria ad un'altra per scelte politiche che ai piccoli pazienti poco importano, se non avessero influito pesantemente sull'assistenza. A tal punto da spingere i genitori a rivolgersi alle forze dell'ordine e alla Magistratura.

"Ho scritto a Babbo Natale perché è di nuovo sceso il silenzio sull'Oncoematologia del Microcitemico", racconta Francesca Ziccheddu, portavoce dell'Asgop, l'associazione sarda genitori Oncoematologia pediatrica. "Ma non è venuto meno il diritto per i nostri figli di essere curati al meglio anche qui in Sardegna, con personale e percorsi adeguati a battaglie durissime". Invece accade che in sei anni l'ospedale, per due differenti riforme, passa dapprima all'Azienda ospedaliera "G. Brotzu" e poi, due anni fa, viene riaccorpato alla Azienda sanitaria locale di Cagliari. "Quello che decidono i politici a tavolino, per l'organizzazione del reparto significa passare da tre anestesisti pediatrici a uno. Significa attendere anche ore per accedere alle terapie, che per i nostri figli comportano spesso la sedazione e quindi la presenza obbligata dell'anestesista, in attesa che da un'azienda all'altra vengano firmate e inviate le autorizzazioni", spiega la rappresentante ASGOP.

La misura viene colmata qualche mese fa, quando alcuni genitori perdono la pazienza a chiamano i Carabinieri. "Mia figlia - premette Valeria Fadda - da due anni è seguita in Oncoematologia per una leucemia linfoblastica acuta. Lei come altri bambini sono sottoposti a terapie salvavita e procedure che richiedono spesso l'urgenza. Invece ci siamo ritrovati in sette famiglie, genitori e pazienti, per ore in attesa che si presentasse l'anestesista, mentre le due aziende si rimpallavano la responsabilità su chi dovesse autorizzarlo. Non ci ho visto più e ho chiamato i Carabinieri". I genitori non si fermano, viene presentato un esposto alla Procura della Repubblica, il tam tam social e la stampa risvegliano la politica. "Siamo stati convocati in Consiglio regionale, abbiamo chiesto che si riprendesse quel percorso che aveva iniziato a dare i suoi frutti, prima che i consiglieri decidessero con due righe scritte all'interno di una riforma articolata di stravolgere l'organizzazione dell'ospedale dei nostri figli", attacca Francesca Ziccheddu. "Sembravamo giunti ad un passo dalla soluzione, riaccorpare il Microcitemico al Brotzu e invece siamo ripiombati in una palude di inconsistenti promesse".

L'unica cosa che va avanti è l'inchiesta dei Nas, avviata con la denuncia e l'esposto, "ma per il resto andiamo avanti con un solo anestesista e un secondo medico in supporto ma ancora non in grado di sostituirlo", afferma mamma Valeria. "Viviamo nell'ansia, le falle di questa disorganizzazione sono tappate solo grazie all'abnegazione di medici e infermieri che fanno molto più del dovuto. Ma fino a quando? Non possiamo permettere che facciamo morire l'ospedale pediatrico, nel silenzio dei politici".