Se nel conclave che deve eleggere il nuovo Papa soffia sapiente lo Spirito Santo, nel giorno delle dimissioni di Benedetto XVI dal trono di Pietro spirava invece il vento impetuoso della modernità, spalancando i sacri palazzi nello stupore del contemporaneo che fa irruzione in un’istituzione vecchia di due millenni. E’ un lunedì di febbraio nel 2013, l’11 mattina: i cardinali presenti a Roma si riuniscono in un Concistoro ordinario, che deve procedere alla canonizzazione dei martiri di Otranto.
Ma quando tutto sembra concluso, Joseph Ratzinger non si alza dalla poltrona, e con un cenno invita tutti a restare al loro posto: “Non vi ho convocati solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa”.
Papa Ratzinger e l'annuncio delle dimissioni: "Per l'età avanzata..."
Nelle sue mani compare un foglio, e il Papa comincia a leggere in latino. Solo tr…
Se nel conclave che deve eleggere il nuovo Papa soffia sapiente lo Spirito Santo, nel giorno delle dimissioni di Benedetto XVI dal trono di Pietro spirava invece il vento impetuoso della modernità, spalancando i sacri palazzi nello stupore del contemporaneo che fa irruzione in un’istituzione vecchia di due millenni. E’ un lunedì di febbraio nel 2013, l’11 mattina: i cardinali presenti a Roma si riuniscono in un Concistoro ordinario, che deve procedere alla canonizzazione dei martiri di Otranto.
Ma quando tutto sembra concluso, Joseph Ratzinger non si alza dalla poltrona, e con un cenno invita tutti a restare al loro posto: “Non vi ho convocati solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa”.
Papa Ratzinger e l'annuncio delle dimissioni: "Per l'età avanzata..."
Nelle sue mani compare un foglio, e il Papa comincia a leggere in latino. Solo tre persone in tutto il Vaticano sanno cosa Benedetto sta per annunciare. Ignari, i porporati ascoltano. Ma quando sentono il Papa pronunciare la formula “Ingravescente aetate…” si scuotono. L’età avanzata: sono le due parole che danno inizio al motu proprio con cui Paolo VI nel 1970 ha disposto che i cardinali devono dimettersi a 75 anni, e non possono più partecipare al conclave a 80.
Ma adesso il Papa parla della sua età, delle energie che scemano di giorno in giorno: cosa sta succedendo? “Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio - rivela Ratzinger - sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”.
Benedetto XVI, le reazioni alle dimissioni
“Non sapevo nulla, sono rimasto attonito, stupefatto”, racconterà il cardinal Camillo Ruini, che è stato Capo dei vescovi italiani. Dal Vaticano la sorpresa si allarga al mondo, davanti allo spettacolo inedito dell’umano che chiede al divino di fare i conti con la sua fragilità, negli anni della vecchiaia.
Erano 598 anni che un pontefice non si dimetteva, dalla rinuncia di Gregorio XII nel 1415. E addirittura 719 anni separano l’abbandono di Ratzinger da quello famoso nel dicembre 1294 di Celestino V, il Papa del “gran rifiuto”. A qualcuno viene in mente che visitando L’Aquila dopo il terremoto, nel 2009, Benedetto si tolse il sacro pallio simbolo dell’agnello portato in spalla dal Buon Pastore e lo depose sulla teca di Celestino, in segno di devozione e di comunione che adesso sembra più una profezia.
Dunque Ratzinger ragionava da tempo sull’abdicazione? In realtà il Papa davanti ai cardinali introduce un elemento di novità nell’analisi della sua missione sacra che dev’essere compiuta con le parole e con le opere, “patiendo et orando”, con la sofferenza e la preghiera. Tuttavia questo non basta più: “Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo”. Questa forza - spiega Benedetto - “negli ultimi mesi in me è diminuita in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà dichiaro di rinunciare al ministero di vescovo di Roma, successore di Pietro”.
Papa Benedetto XVI: l'assoluto e il relativo
Nell’orizzonte spirituale perfetto del vicario di Cristo entra così l’elemento profano e corruttibile del corpo, e con la materialità del rapporto tra la forza e il dovere si affaccia la coscienza del limite. E’ l’assoluto che per la prima volta nella storia moderna della Chiesa si trova a dover fare i conti con il relativo. La debolezza dell’”ingravescente aetate” obbliga la coscienza individuale del Papa a fare i conti dell’esercizio della sua missione universale.
La fragilità della vecchiaia domina la scena e reclama considerazione, di fronte al peso della responsabilità che le forze declinanti non riescono più a reggere. E infine la razionalità a cui Ratzinger si è sempre richiamato, anche nella fede, prende atto di una debolezza divenuta soverchiante, la rende pubblica e la trasforma in un atto politico, da cui nasce il disegno dell’abbandono.
Gli scandali del regno breve di Benedetto XVI
Sullo spirito esausto hanno certamente pesato gli scandali protagonisti del regno breve di Benedetto. La vergogna della pedofilia e degli abusi sessuali, la lobby gay, il clamore di Vatlileaks col corvo che volava nella sacre stanze dell’Appartamento per impadronirsi dei documenti più riservati e segreti, confermando il clima avvelenato del Vaticano, dove la Curia ha resistito a ogni tentativo di riforma.
Si è parlato di carte trafugate e non rese pubbliche, di ricatto nei confronti del Papa, per spingerlo ad andarsene, anche se Paolo Gabriele, il maggiordomo del furto, ha detto che con le sue rivelazioni voleva in realtà aiutare Ratzinger nella sua azione di rinnovamento. Più probabile che l’ondata di scandali e il livello delle resistenze abbiano trasmesso a Ratzinger una sensazione di perdita del controllo, di declino della potestà materiale sul Vaticano, di governo nel vuoto: un sentimento di fine regno.
Non potendo governare questo dubbio supremo su se stesso, lo ha superato con l’accettazione della propria inadeguatezza, portandola a coincidere con la maestà sovrana del pontificato, fino a prevalere, rivelando a tutti che anche il custode delle chiavi di Pietro, con cui serra cielo e terra, può incontrare un limite. Per arrivare fin qui, alla denuncia della propria inermità, Benedetto ha dovuto confrontarsi con la scelta opposta di Giovanni Paolo II che ha accettato fino all’ultimo la sofferenza fisica come una testimonianza di affidamento alla volontà divina, fedele al motto che si era scelto, “Totus tuus”. Ma è molto probabile che il teologo Ratzinger abbia posto a se stesso un interrogativo in più, e cioè se l’uomo può autonomamente deviare il disegno divino che lo aveva prescelto per guidare la Chiesa.
“Perinde ac cadaver”? Non è scritto da nessuna parte che il Papa debba regnare fino alla morte portando la sua obbedienza all’estremo. La designazione al pontificato è collegiale, l’abbandono è individuale, deciso nella coscienza del singolo.
Mentre si spogliava dei paramenti sacri, la tiara, l’anello piscatorio, come i Papi delle origini che dopo la morte venivano denudati sulla paglia, l’uomo Ratzinger è riemerso dall’ affresco regale di Benedetto XVI: estenuato e consumato, però autonomo e umano nel condividere la “gravità” della sua decisione e il “peso” del ministero coi “fratelli cardinali” a cui ha chiesto infine “perdono per tutti i miei difetti”.
Le dimissioni di Ratzinger, l'inizio dell'era moderna della Chiesa
Su quel gesto si è chiuso un pontificato (il 265°) e si è aperta l’era moderna nella Chiesa, dove il Papa può anche essere a tempo, quindi scelto in base alle caratteristiche specifiche e particolari del momento più che dell’epoca. Per questo salto occorreva che il priore si facesse abate, che trovasse laicamente nella debolezza umana l’ultima riserva inattesa di forza, e che tutto avvenisse nel baleno di quel “fulmine a ciel sereno” denunciato dal cardinal Sodano, decano del Sacro Collegio, in risposta all’annuncio di Benedetto. Con un’eco nel bagliore della realtà, quel pomeriggio, quando un vero lampo si è abbattuto sulla cupola di San Pietro, come se ci fosse ancora bisogno di un segno mentre Joseph Ratzinger, dopo l’abdicazione di Benedetto, ritornava a camminare nel secolo: fino a ieri.