Covid, nel Paese che trema per la nuova ondata chiudono gli ultimi grandi hub vaccinali
di Eleonora Capelli , Viola Giannoli , di Eleonora Capelli, Viola GiannoliChiudono gli ultimi hub con i vaccini d'addio, proprio mentre s'invitano quasi 12 milioni d'anziani e fragili senza protezione a fare la quarta dose, i più piccoli a tornare a vaccinarsi, i resistenti a colmare le lacune di iniezioni mai affrontate. Se un anno fa, tra l'autunno e l'inverno 2021-2022, c'erano circa 3mila hub in tutta Italia, (tanti ne contava il commissario Francesco Figliuolo che guidava la campagna vaccinale) tra file chilometriche, prenotazioni h24, punture la notte di Capodanno e brindisi negli open day, oggi pure le grandi strutture che avevano resistito alla fase di normalizzazione vanno in dismissione.
Poco accessibili nei piccoli centri e per gli anziani
A geografia variabile - capillari in Puglia, ridotti all'osso in Calabria maglia nera per le quarte dosi - rimangono 2.300 punti vaccinali, ma si tratta spesso di ambulatori o case della salute, aperti secondo gli orari delle Usl, con il supporto dei medici di famiglia. Acce…
Chiudono gli ultimi hub con i vaccini d'addio, proprio mentre s'invitano quasi 12 milioni d'anziani e fragili senza protezione a fare la quarta dose, i più piccoli a tornare a vaccinarsi, i resistenti a colmare le lacune di iniezioni mai affrontate. Se un anno fa, tra l'autunno e l'inverno 2021-2022, c'erano circa 3mila hub in tutta Italia, (tanti ne contava il commissario Francesco Figliuolo che guidava la campagna vaccinale) tra file chilometriche, prenotazioni h24, punture la notte di Capodanno e brindisi negli open day, oggi pure le grandi strutture che avevano resistito alla fase di normalizzazione vanno in dismissione.
Poco accessibili nei piccoli centri e per gli anziani
A geografia variabile - capillari in Puglia, ridotti all'osso in Calabria maglia nera per le quarte dosi - rimangono 2.300 punti vaccinali, ma si tratta spesso di ambulatori o case della salute, aperti secondo gli orari delle Usl, con il supporto dei medici di famiglia. Accessibili, con o senza appuntamento, nelle grandi città, più difficili da raggiungere nei piccoli centri o per gli anziani che vivono l'angoscia delle sale d'attesa ingolfate di pazienti influenzati (più di 6 milioni di persone ha messo a letto il virus stagionale in due mesi). E nei frigoriferi giacciono 15,6 milioni di dosi.
Il lavoro febbrile per arrivare a tutti con il vaccino anti-Covid, giorno e notte, con i camper e le tende, fa parte di un'altra pagina della lotta alla pandemia, che ha finito di chiudersi in questi giorni, mentre il virus sembrava "messo all'angolo", dice l'infettivologo Matteo Bassetti, ma una nuova minaccia incombe in Cina.
A Bologna si chiude ma non si smantella
Così a Bologna, poco dopo le 13.30, ha tirato giù la serranda l'ultimo hub, in un capannone della zona industriale di Casalecchio. Il sindaco del paese dell'hinterland però alla fine non se l'è sentita di smantellarlo del tutto: "Io non smonto niente, qui chiudiamo la porta ma tutto rimane allestito, per sicurezza e anche per scaramanzia, se nei prossimi mesi ci sarà ancora bisogno, la struttura c'è". Se anche rimane in piedi, è finito ieri però il contratto dei medici vaccinatori che erano stati arruolati dal primo commissario, Domenico Arcuri.
"Qui potrebbero fare un museo"
Esperti professionisti in pensione che accanto a una pattuglia di giovani specializzandi hanno seguito tutte le fasi della campagna vaccinale durata esattamente "2 anni e 4 giorni", come ricorda Renato Todeschini del dipartimento di igiene pubblica. "Non ci richiameranno più, è cambiato il governo - dicevano ieri nell'ora dei saluti - ma qui potrebbero fare un museo, quello che abbiamo vissuto rimarrà nei libri di storia: fino a 3 mila dosi al giorno, 33 mila anamnesi per ognuno di noi". Forse però non è ancora il momento di pensare agli archivi. "Chi ha fatto tre dosi faccia anche la quarta - ripeteva ieri il direttore dell'Ausl di Bologna - Attendiamo un nuovo picco tra gennaio e febbraio". E nelle ore della preoccupazione per l'ondata cinese, a Bologna si guarda al tessuto di relazioni commerciali fortissime: 1.400 aziende che esportano in Cina, 67 hanno una presenza diretta avendo acquistato 159 società. Lo stesso pensiero che percorre Prato, dove ieri ha chiuso il maxi centro Pegaso 2: più di 320mila dosi somministrate dall'inizio dell'epidemia.
Altrove, Liguria, la Regione ha appena prolungato la convenzione con gli ambulatori privati per rianimare la campagna vaccinale: langue a tal punto che, in barba al protocollo, alcuni punti vaccinali non riapriranno comunque.