✕

Ecco i medici cubani che salveranno la sanità calabrese. "Dateci 3 mesi e vedrete"

Ascolta l'audio

Trentotto uomini e tredici donne. Il primo contingente di specialisti chiamato dal governatore Occhiuto per un anno da oggi impegnato all'Università della Calabria in un corso intensivo di italiano specialistico. Poi tutti in corsia. "Siamo abituati a queste missioni, ci mettiamo il cuore" 
3 minuti di lettura

COSENZA - "Dateci due o tre mesi e vedrete i risultati. Noi siamo qui per aiutare la sanità calabrese e ci metteremo il cuore". Luis Enrique Pere Gulloa, ematologo e veterano di missioni sanitarie all'estero, è il capodelegazione del primo gruppo di medici cubani arrivati da qualche giorno in Calabria per dare manforte negli ospedali della Regione con la sanità più disastrata d'Italia e dove di medici ne servirebbero ben 2500.

Stipendio intero per un anno

Trentotto uomini, tredici donne, specialisti dell'emergenza, chirurghi, cardiologi, ematologi, radiologi, ginecologi, pediatri. La metà di loro hanno già fatto esperienze di lavoro all'estero: in Africa, in America, in Arabia, qualcuno anche in Europa. Ma per tutti in Italia è la prima volta. Hanno lasciato il loro lavoro in corsia a Cuba, famiglie e figli, e hanno accettato di venire a lavorare in Calabria per un anno: contratto di lavoro ita…

COSENZA - "Dateci due o tre mesi e vedrete i risultati. Noi siamo qui per aiutare la sanità calabrese e ci metteremo il cuore". Luis Enrique Pere Gulloa, ematologo e veterano di missioni sanitarie all'estero, è il capodelegazione del primo gruppo di medici cubani arrivati da qualche giorno in Calabria per dare manforte negli ospedali della Regione con la sanità più disastrata d'Italia e dove di medici ne servirebbero ben 2500.

Stipendio intero per un anno

Trentotto uomini, tredici donne, specialisti dell'emergenza, chirurghi, cardiologi, ematologi, radiologi, ginecologi, pediatri. La metà di loro hanno già fatto esperienze di lavoro all'estero: in Africa, in America, in Arabia, qualcuno anche in Europa. Ma per tutti in Italia è la prima volta. Hanno lasciato il loro lavoro in corsia a Cuba, famiglie e figli, e hanno accettato di venire a lavorare in Calabria per un anno: contratto di lavoro italiano, lo stipendio intero ad ognuno di loro, niente più (almeno sulla carta) percentuale divisa con la società statale cubana con cui la Regione Calabria ha firmato un contratto per la fornitura di personale e servizi, come era invece previsto nella prima stesura che aveva fatto gridare allo scandalo.

Prima il corso di lingua e cultura italiane

Nei quattro ospedali al momento individuati per il loro impiego (Locri, Polistena, Gioia Tauro, Melito Porto Salvo), arriveranno alla fine del mese. Da oggi e per le prossime settimane c'è un corso intensivo di italiano da seguire all'Università della Calabria dove a dare loro il benvenuto è il professore Lorenzo Caputi, delegato per la comunità di Cuba: linguaggio scientifico, il corpo umano, la lingua del medici e quella del paziente, i farmaci, l'assetto organizzativo dell'ospedale, ma anche la cultura italiana e nozioni sulla Calabria, dai Bronzi di Riace al tartufo di Pizzo calabro.

Sul ponte lungo un chilometro e mezzo disegnato dall'architetto Gregotti che conduce fino al campus dove si parte con i test linguistici di un italiano che hanno già studiato a casa loro prima di arrivare, i 51 medici cubani scattano foto e selfie entusiasti. Il Capodanno l'hanno trascorso tutti insieeme, alla maniera cubana, nelle sale della caserma dei bersaglieri in cui alloggiano: maiale, fagioli neri e riso, platanos e jocca. Tanta musica e allegria e videochiamate con le famiglie da cui rimarranno lontani per un anno.

"Lasciateci fare: in 2-3 mesi le cose cambieranno"

Dayli Ramos Reymoni, 35enne radiologa, a Cuba ha lasciato marito e un figlio di sei anni. "Spero che verranno a trovarmi - dice - ma da noi è normale. Anche mio marito fa il medico, la famiglia comprende e appoggia. Io mi sono offerta volontaria per questa opportunità, noi siamo formati per queste missioni all'estero. A Cuba oltre alla specializzazione sanitaria, la nostra formazione ha un carattere umanitario e solidaristico".

Non hanno paura né delle carenze linguistiche né della diffidenza che potrebbero suscitare nei pazienti: "La lingua la stiamo imparando - riesce a dire in italiano la cardiologa Daysi Luperon Loforte, 54 anni - so che non è facile ma ci riusciremo e conto sul fatto che i nostri colleghi calabresi ci daranno una mano. Noi siamo qui per dare una mano a loro e ai pazienti, siamo contenti di esserci e sono sicura che presto saranno contenti anche loro di averci. Io ho una figlia studentessa in medicina a Cuba e sono sicura che in futuro anche lei vorrà fare un'esperienza del genere".

Per Adrian Naranho, 38 anni, cardiologo anche lui, è la prima missione. "Paura di non riuscire ad essere all'altezza? No. Comprendiamo la lingua meglio di quanto non riusciamo a parlare e poi parliamo tutti almeno l'inglese o il francese. Butteremo il cuore oltre l'ostacolo, vedrete che non ci sarà alcuna difficoltà né con i colleghi né con i pazienti".

Sanno, ovviamente, che gli ospedali a cui saranno assegnati (la metà di loro andrà nei pronto soccorso) non sono certo all'avanguardia. Il capo delegazione, Luis Enrique Perez Gulloa, ha già fatto un sopralluogo a Polistena e - ci dice - "noi siamo formati per essere adattabili, di esperienze così ne abbiamo fatte tante. A Cuba questo fa parte del bagaglio di ogni bravo medico. Saremo linfa vitale per i pronto soccorso e per i reparti. Con l'aiuto del personale italiano in due o tre mesi le cose cambieranno".

Occhiuto: "Mancano 2500 medici ma non riusciamo a trovarli"

Presto, i 51 medici cubani potrebbero essere raggiunti da altre decine di colleghi. Dipenderà dalle esigenze dei vari ospedali per i quali la Regione Calabria non è riuscita a trovare personale locale o comunque italiano da ingaggiare. "So bene che questa nostra scelta ha creato molte polemiche - dice il governatore Roberto Occhiuto - ed è evidente che questa non è una soluzione strutturale ma solo una soluzione ponte. Ribadisco che noi i concorsi per assumere medici italiani li abbiamo fatti e continuiamo a farli ma evidentemente la sanità calabrese non è attrattiva e quindi non riusciamo a trovare risorse. In organico ci mancano 2500 medici e 500 con urgenza per non chiudere reparti e pronto soccorso. In Calabria non solo non si trovano medici ma in tanti si dimettono dagli ospedali per andare a lavorare nelle cooperative che propongono medici a gettone: sapete quanto chiedono? 150 euro all'ora. Un medico a gettone al mese mi costerebbe 50.000 euro e non possiamo permettercelo. Credo che questa sia una distorsione del nostro sistema sanitario. La sanità calabrese non è in deficit, abbiamo i soldi per assumere ma non troviamo chi assumere. E allora per un anno abbiamo preferito chiamare questi medici cubani, preparatissimi ed entusiasti, che pagheremo esattamente quanto pagheremmo un medico italiano. Un modello che potrebbe essere replicato anche altrove".