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Monsignor Fisichella: "Ratzinger un riformatore capace di parlare a tutti"

Monsignor Rino Fisichella 
Il Rettore emerito della Pontificia Università Lateranense: "Il grande lascito di Benedetto XVI è di aver promosso il rapporto tra Fede e Ragione"
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CITTA' DEL VATICANO -  "Il grande lascito di Benedetto XVI è l'aver promosso nella cultura contemporanea il rapporto tra Fede e Ragione, spiegando e sostenendo, da teologo, docente e pastore universale, che tra questi due valori non c'è contrapposizione, ma che ci può essere dialogo, continuità, ricchezza umana e spirituale a tutto vantaggio del bene comune". Joseph Ratzinger secondo uno dei presuli che gli è stato più vicino durante il Pontificato e nei 10 anni da Papa emerito, l'arcivescovo Rino Fisichella, Rettore emerito della Pontificia Università Lateranense, che lo stesso Benedetto XVI nel 2010 nomina presidente del Pontificio Consiglio per la nuova Evangelizzazione.



Monsignor Fisichella, l'eredità di papa Ratzinger raccontata in poche parole. È possibile?
"Sì, è nella promozione di Fede e Ragione, che il Papa emerito ha portato all'attenzione del mond…

CITTA' DEL VATICANO -  "Il grande lascito di Benedetto XVI è l'aver promosso nella cultura contemporanea il rapporto tra Fede e Ragione, spiegando e sostenendo, da teologo, docente e pastore universale, che tra questi due valori non c'è contrapposizione, ma che ci può essere dialogo, continuità, ricchezza umana e spirituale a tutto vantaggio del bene comune". Joseph Ratzinger secondo uno dei presuli che gli è stato più vicino durante il Pontificato e nei 10 anni da Papa emerito, l'arcivescovo Rino Fisichella, Rettore emerito della Pontificia Università Lateranense, che lo stesso Benedetto XVI nel 2010 nomina presidente del Pontificio Consiglio per la nuova Evangelizzazione.



Monsignor Fisichella, l'eredità di papa Ratzinger raccontata in poche parole. È possibile?
"Sì, è nella promozione di Fede e Ragione, che il Papa emerito ha portato all'attenzione del mondo contemporaneo con i suoi studi e le sue ricerche da teologo e da pensatore. È questo, se vuole, il senso dell'eredità di Benedetto XVI, che oggi è possibile individuare attraverso due punti precisi, la sua testimonianza umana e pastorale e il suo pensiero figlio del Concilio Vaticano II, di cui è stato giovanissimo protagonista, esperienza che ha sempre plasmato il suo pensiero e la sua infinita opera pastorale, fino alla fine".

Del pastore Ratzinger cosa è destinato a restare nella memoria collettiva?
"Tante cose. Ma una su tutte non sarà mai dimenticata, vale a dire la sua sapienza teologico-intellettuale che esprimeva attraverso un linguaggio semplice, profondo, comprensibile, non solo ai dotti, ma a tutti. Bastava solo mettersi in suo ascolto per capire la sua profondità ed i suoi insegnamenti che hanno sempre avuto la centralità nella Fede cristiana e nella Chiesa di Cristo, senza tentennamenti, anche nella ricerca del dialogo e dei liberi confronti. Concetti che Benedetto XVI ben delinea al suo primo discorso da Pontefice nel Natale del 2005, quando parla dell'azione riformatrice del Concilio Vaticano II con le istanze della società contemporanea in continuità, non in discontinuità, con la Tradizione, rilanciando un concetto pastorale tanto caro a Paolo VI. Non da dimenticare, inoltre, che Ratzinger era di una semplicità e una timidezza incredibile che hanno fatto risaltare la grandezza della sua umanità e del suo pensiero".

Si può dire che tra i meriti di Benedetto XVI la promozione del dialogo con le religioni e con la modernità è uno dei capisaldi?
"Certamente. Anche se non va dimenticato che, a proposito di dialogo interreligioso, l'allora cardinale Ratzinger non si mostrò entusiasta del primo raduno interreligioso indetto da Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986. Ma non perché era contrario al dialogo. Per il semplice motivo che Ratzinger temeva che con quelle assise si potevano generare confusioni tra i fedeli. Era solo per prudenza. In seguito, sia da cardinale che da Pontefice il dialogo interreligioso è stato uno dei suoi punti fermi sia con l'Islam che con gli ebrei. Ma anche a livello ecumenico con le altre confessioni cristiane. Ratzinger ha dialogato con tutti, credenti, diversamente credenti, atei, intellettuali".

Ma c'è chi ancora lo accusa di non aver fatto tutto il possibile per contrastare gli scandali nella Chiesa, a partire dalla pedofilia tra i preti.
"È vero il contrario. Joseph Ratzinger da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede è stato il primo a varare norme più dure per combattere gli scandali. È stato l'unico a cancellare la prescrizione per i delitti di pedofilia e di violenze nella Chiesa, come lui stesso denunciò alla Via Crucis del 2005 parlando di "sporcizia nella Chiesa". Da Pontefice ha continuato, chiedendo perdono alle vittime, perseguendo i delitti con leggi ancora più severe".

Non sono stati pochi quelli che lo hanno accusato di aver "abbandonato" la Chiesa con la rinunzia al papato, adombrando persino pericoli di scismi.
"Invece papa Ratzinger con la sua scelta ha compiuto un atto di grande riforma con una forza unica, imprevedibile, unita ad umiltà impagabile e ad una voglia di continuare a servire la Chiesa con la preghiera in comunione con papa Francesco senza abbandonare nessuno. E così è stato".