In coda per l’addio al Papa che disse no: “Merita un grazie”
di Maria Novella De Luca , di Maria Novella De LucaC’è chi cita le sue encicliche, chi la sua battaglia contro la pedofilia, chi le sue dimissioni che cambiarono la Storia, chi fa i paragoni con Wojtyla e Bergoglio, chi ammette, candidamente, «ero qui per visitare San Pietro, di Ratzinger non so nulla». C’erano voci di tutto il mondo e piccoli gruppi di italiani arrivati da ogni regione per salutare il Papa emerito, nella lunga fila che sotto un cielo grigio ma non freddo, con commozione ma senza lacrime, camminava lentamente lungo il colonnato di Bernini nel primo giorno di addio a quel pontefice sceso clamorosamente nel 2013 dal soglio di Pietro.
In tanti, ben oltre le prime previsioni vaticane, 65 mila, così dirà la gendarmeria, quasi cancellando, con la forza del ricordo otto anni di (apparente) ombra nella quiete del monastero “Mater Ecclesiae”, dove Benedetto XVI aveva scelto di vivere in una laboriosa contemplazione. Con le porte della Basilica ancora chiuse era stato il …
C’è chi cita le sue encicliche, chi la sua battaglia contro la pedofilia, chi le sue dimissioni che cambiarono la Storia, chi fa i paragoni con Wojtyla e Bergoglio, chi ammette, candidamente, «ero qui per visitare San Pietro, di Ratzinger non so nulla». C’erano voci di tutto il mondo e piccoli gruppi di italiani arrivati da ogni regione per salutare il Papa emerito, nella lunga fila che sotto un cielo grigio ma non freddo, con commozione ma senza lacrime, camminava lentamente lungo il colonnato di Bernini nel primo giorno di addio a quel pontefice sceso clamorosamente nel 2013 dal soglio di Pietro.
In tanti, ben oltre le prime previsioni vaticane, 65 mila, così dirà la gendarmeria, quasi cancellando, con la forza del ricordo otto anni di (apparente) ombra nella quiete del monastero “Mater Ecclesiae”, dove Benedetto XVI aveva scelto di vivere in una laboriosa contemplazione. Con le porte della Basilica ancora chiuse era stato il presidente Mattarella con la figlia Laura, il primo a salutare il Papa emerito, seguito, poco dopo dalla premier Giorgia Meloni.
«Ratzinger ha fatto il gesto più umano del mondo. Ha detto: non posso continuare, lascio il mio posto. Chi lo ha accusato di aver abbandonato la croce non aveva capito nulla». Cristiano Tuminni e Sara Bedia hanno sessant’anni e sono orgogliosamente sposati da 40, quattro figli e tre nipoti, di cui il più piccolo attende (comodamente) di entrare a San Pietro sulle spalle di Cristiano. «Abbiamo preso il treno stamattina da Firenze, noi siamo molto più vicini all’idea della Chiesa di papa Francesco rispetto a quella di Joseph Ratzinger. Era un uomo complesso, di centro non trascinava le folle, aveva delle ombre. Ma quando un papa muore un cattolico non può che essere qui».
Annibale è romano “de Borgo”, ossia Borgo Pio, alle spalle del Vaticano, dice, sinceramente, «nella mia trattoria i pellegrini vengono da sempre e io sono grato a Dio, ma con due papi adesso lo spettacolo è dimezzato, niente conclave, niente fumata bianca o nera, non c’è divertimento». La fila scorre quieta, qualcuno prega, Padre Nostro e Ave Maria, nessuna scena di devozione esibita. Bisogna dimenticare i paragoni con i funerali di Karol Wojtyla, il papa che decise di mostrare il suo tormento fino all’ultimo, quando nei giorni di esposizione della salma, furono tre milioni i fedeli accorsi da tutto il mondo per salutare Giovanni Paolo II, con file di 13 ore di attesa per omaggiare la salma, tra scene di disperazione collettiva e infinite preghiere.
Maria Josè era a Roma per le vacanze di Natale, è in fila con il marito e un pazientissimo bambino. «Siamo di Toledo, avevamo già previsto di visitare San Pietro, vedremo anche la salma di Ratzinger. In fondo è un evento. A me - confessa Maria – quel papa non è mai piaciuto: era contro i diritti civili, era un conservatore, era contro la libertà delle donne. Io sono con Bergoglio». E’ il pensiero opposto a quello di Cecilia Lusetti, di Padova, prof di Filosofia al liceo. «Benedetto XVI è stato il mio pontefice, ho sofferto moltissimo quando si è dimesso, ho letto i suoi libri, conosco tutte le sue encicliche, quella sulla carità, quella sulla speranza, quella sulla giustizia. Ne ho spesso parlato ai miei studenti che invece non ne sanno nulla, come se quel papa mite fosse stato schiacciato da due grandi comunicatori, prima Wojtyla, adesso Bergoglio. La Storia lo riscoprirà, come avviene ai grandi».
Chissà. E Vatileaks, i corvi, le accuse di aver coperto casi di pedofilia quando era arcivescovo in Germania? Cecilia ammette che il messaggio di Benedetto XVI, a lungo severissimo custode della congregazione della Sacra Fede, fiero oppositore dell’eucarestia per divorziati, «è dura da comprendere», così come la battaglia contro la fecondazione assistita. «Bisogna però andare oltre. Io sono divorziata, con un secondo matrimonio civile e oggi la comunione la faccio serenamente. Capisco però la sua posizione, rispetto ad un mondo sempre più secolarizzato».
Dalle porte spalancate della Basilica, il Baldacchino di San Pietro disegnato da Bernini appare in tutta la sua lucente grandezza. Sono invece oscurati ai lati della navata lungo la quale vengono fatti scorrere i pellegrini (con velocità da corridori, a dire il vero) tutti i tesori di San Pietro, a cominciare dalla Pietà di Michelangelo, la dolentissima Madonna con il Cristo in grembo contro cui il 21 maggio del 1972 si accanì la follia di Laszlo Toth. Federico, Arianna, Alice e Piero sono compagni di università, sono romani, erano bambini quando Joseph Ratzinger, il papa tedesco che amava la musica classica, annunciò le sue dimissioni.
Racconta Arianna, vent’anni: «Siamo scout, cattolici e amici da sempre, per questo siamo qui. E’ comunque morto un capo della Chiesa. Ma Ratzinger è una figura lontana, un conservatore, vedete anche in questa folla non c’è emozione, pathos». Piero, studente di Ingegneria: «Per noi l’esempio è Francesco, la sua scelta di povertà, di pacifismo, l’unica voce che si oppone alle guerre. Certo sarà strano vedere i funerali di un papa celebrati da un altro papa. Tutto il rito del conclave, delle fumate, della colomba bianca, io l’ho visto soltanto in televisione. Però è giusto così: anche un pontefice deve poter dire sono stanco, lascio il mio posto, è la modernità».
Hanno uno sguardo che va oltre i quattro amici scout, criticano Ratzinger ma ne hanno capito l’importanza storica. Dentro la Basilica la visita non dura che un attimo, lo sguardo al corpo del papa emerito è un soffio, l’immensità di San Pietro sovrasta tutto. Matilde Bisogni, di Padova, due bambine per mano,sembra esausta. «Sono delusa, ho fatto la fila per vedere San Pietro non per omaggiare Ratzinger e tutte le opere erano coperte. Assurdo. Anche la Pietà».
Scuote la testa Angelo Giacomini, 80 anni, uscito gagliardamente dalla Basilica, dopo tre ore di fila insieme alla moglie Angela: «Roma è la città dei Papi, mo se dimettono, prima morivano. Mica potevamo mancare. Il mio preferito era Giovanni XXIII, quello della carezza ai bambini. Ratzinger lo incontravo quando abitava qui vicino, mi sembrava un filosofo. Ma con papa Francesco ci unisce il calcio: viva l’Argentina, viva Messi».