Covid, chiude il 1500, il numero verde che dava informazioni sul virus: 500 persone senza lavoro
di Michele Bocci , di Michele BocciDal primo gennaio il numero di pubblica utilità 1500 che dava risposte sul Covid è stato disattivato. Sul sito del ministero della Salute è scritto che è stato "temporaneamente sospeso" e si rimanda all'ordinanza della Protezione civile del 13 ottobre scorso che ha sancito la fine del servizio nato il 27 gennaio del 2020 per dare consulenze telefoniche e informazioni sul coronavirus. In particolare, a chi telefonava venivano spiegate le misure di prevenzione, i vari aspetti organizzativi della campagna di vaccinazione e, quando ancora c'era, le regole del Green Pass. Da alcuni mesi era attivo dalle 8 alle 20 e a gennaio riceveva ancora tantissme telefonate (addirittura 25 mila), numero che poi, piano piano, è sceso. Di recente le chiamate erano un migliaio ogni giorno. Nelle fasi più pesanti della pandemia il call center lavorava 24 ore su 24 e i contatti erano molti di più.
La decisione di chiudere è prece…
Dal primo gennaio il numero di pubblica utilità 1500 che dava risposte sul Covid è stato disattivato. Sul sito del ministero della Salute è scritto che è stato "temporaneamente sospeso" e si rimanda all'ordinanza della Protezione civile del 13 ottobre scorso che ha sancito la fine del servizio nato il 27 gennaio del 2020 per dare consulenze telefoniche e informazioni sul coronavirus. In particolare, a chi telefonava venivano spiegate le misure di prevenzione, i vari aspetti organizzativi della campagna di vaccinazione e, quando ancora c'era, le regole del Green Pass. Da alcuni mesi era attivo dalle 8 alle 20 e a gennaio riceveva ancora tantissme telefonate (addirittura 25 mila), numero che poi, piano piano, è sceso. Di recente le chiamate erano un migliaio ogni giorno. Nelle fasi più pesanti della pandemia il call center lavorava 24 ore su 24 e i contatti erano molti di più.
La decisione di chiudere è precedente all'insediamento del governo Meloni ma i sindacati che rappresentano i lavoratori del call center, che fa capo a Almaviva Contact, hanno tentato fino all'ultimo di convincere l'esecutivo a non chiudere. Ci sono oltre 500 persone, impiegate in più sedi, la più grande delle quali a Palermo, che non hanno più lavoro. Cgil Cisl e Uil hanno posto il problema in un incontro dello scorso 7 dicembre ai ministeri del Lavoro, delle Imprese e della Salute "al fine di affrontare congiuntamente la vertenza Almaviva che interessa migliaia di lavoratori, in particolare in Sicilia, il sindacato aveva espresso tutte le preoccupazioni sui gravi rischi occupazionali". In quell'occasione il ministero della Salute avrebbe detto di voler comunque valorizzare le competenze di chi aveva lavorato 3 anni al servizio 1500 per fare "campagne vaccinali di prevenzioni sanitarie per malattie virali endemiche, ecc. - dicono sempre Cgil, Cisl e Uil - Tenuto conto che il percorso descritto prevede una tempistica di realizzazione non di breve periodo, il ministero si era impegnato a prorogare il servizio 1500". In realtà la proroga non c'è stata.
Secondo Daniele Carchidi di Slc Cgil, "si trattava di una commessa importante e molti lavoratori erano stati spostati sul 1500. Lo dicevamo da mesi però che il servizio era temporaneo e quindi ci si doveva preparare a questo momento". Per adesso, Almaviva "non ha aperto procedure di licenziamento ma non tarderanno ad arrivare - dice Carchidi - è una questione di giorni. La rabbia non è che lo scopriamo adesso che c'è il problema, lo diciamo da mesi. Una soluzione potrebbe essere la conversione, come propsettato dal ministero, in numero verde di pubblica utilità più ampio. Servirebbero meno lavoratori, probabilmente intorno ai 200, ma sarebbe comunque un passo importante".