Scontro Zaia-Crisanti, il governatore si difende: "Io non l'ho mai attaccato, neanche lo conoscevo prima del Covid"
dal nostro inviato Giampaolo Visetti , dal nostro inviato Giampaolo VisettiCORTINA D'AMPEZZO - "Prima del Covid non conoscevo il professor Crisanti, che era l'ignoto direttore dell'istituto di microbiologia di Padova. Dopo il morto a Vò Euganeo il 21 febbraio 2020, il primo in Italia, ho deciso da solo e a mani nude di chiudere il paese e di fare lo screening su tutti i 3.500 abitanti. Questa è la storia, punto. Solo dopo una settimana Crisanti mi chiama e mi dice che avevo fatto una cosa che nessuno prima aveva fatto al mondo. Nella stessa telefonata mi ha chiesto pure se gli finanziavo lo screening anche a fine pandemia, mi pare fossero 300mila euro. I tamponi nel febbraio di due anni fa a Vò li ho fatti fare io, mica i dirigenti della Sanità veneta: anzi, loro mi dicevano che non si potevano fare, che era una cosa contro le linee guida del governo. Quello screening è stato mio, punto: e sfido chiunque a dire il contrario". Il governatore del Veneto Luca Zaia sceglie Cortina d'Ampezzo e il teatro…
CORTINA D'AMPEZZO - "Prima del Covid non conoscevo il professor Crisanti, che era l'ignoto direttore dell'istituto di microbiologia di Padova. Dopo il morto a Vò Euganeo il 21 febbraio 2020, il primo in Italia, ho deciso da solo e a mani nude di chiudere il paese e di fare lo screening su tutti i 3.500 abitanti. Questa è la storia, punto. Solo dopo una settimana Crisanti mi chiama e mi dice che avevo fatto una cosa che nessuno prima aveva fatto al mondo. Nella stessa telefonata mi ha chiesto pure se gli finanziavo lo screening anche a fine pandemia, mi pare fossero 300mila euro. I tamponi nel febbraio di due anni fa a Vò li ho fatti fare io, mica i dirigenti della Sanità veneta: anzi, loro mi dicevano che non si potevano fare, che era una cosa contro le linee guida del governo. Quello screening è stato mio, punto: e sfido chiunque a dire il contrario". Il governatore del Veneto Luca Zaia sceglie Cortina d'Ampezzo e il teatro dove ha presentato il suo ultimo libro, "I pessimisti non fanno fortuna", per l'arringa pubblica della propria auto-difesa.
Lo scontro a suon di intercettazioni è quello che lo oppone a Crisanti, ora deputato Pd, sul presunto abuso dei tamponi rapidi nella seconda ondata del virus: avrebbe causato un boom di decessi in Rsa e ospedali, grazie ad un appalto pilotato di oltre 2 milioni di euro, per il quale la Procura di Padova ha indagato due dirigenti sanitari regionali dell'Azienda Zero. Lo scandalo-tamponi minaccia di demolire il prestigio del leader leghista nel pieno del braccio di ferro con il governo Meloni sull'autonomia. Chiamato dalle opposizioni in Regione a riferire subito il Consiglio, Zaia lo sa: scarica ogni responsabilità "sul team di tecnici e scienziati" e per la prima volta evita sia i giornalisti che i sostenitori a caccia di autografi e selfie.
La difesa di Zaia: "Non ho mai attaccato Crisanti"
A Cortina entra direttamente dal retro del palco e nemmeno aspetta una domanda. Visibilmente teso prende il microfono e davanti al pubblico chiede di "dire cosa è successo davvero, dopo che in tivù sono stato processato senza che nessuno mi offrisse la possibilità di difendermi". "Ieri sera da Report - dice - ho scoperto una roba: ci sono quattro telefonate mie, persona non intercettata, al dirigente della sanità regionale che nomino io. Non potevano renderle pubbliche, tantomeno trasmettendo poche parole di un solo colloquio. Bene, io ho sempre parlato in veneto, ma i testi delle intercettazioni sono in italiano". Il pubblico cortinese abbozza un applauso, qualcuno ride. "Andiamo avanti - dice Zaia - io ho detto al mio dirigente che erano giorni che andava avanti questa solfa della denuncia contro Crisanti, che non era vera. Tutto qui: poi scopro, dopo settimane di insulti e pedinamenti, che i fatti non esistono: nella telefonata mi sono limitato a dire che quelli che mi accusavano sarebbero andati a schiantarsi. Chi di noi, se intercettato a parlare in privato, scoprirebbe di non usare i toni e i termini che invece si usano in pubblico? Questo scandalo è tutto una questione di toni".
Potere a rischio
Pressioni e mobbing contro Crisanti, a cui è stata tolta la responsabilità della microbiologia regionale e che ieri è stato costretto a dimettersi dall'università di Padova per difendersi in tribunale? Secondo Zaia, "pure fantasie". "Non sapevo chi fosse prima del Covid - assicura in teatro a Cortina - non l'ho mai nominato personalmente e tantomeno l'ho attaccato. Resta uno degli scienziati del Comitato tecnico anti-Covid, che non so che fine abbia fatto, nessuno l'ha toccato. Dal primo giorno della pandemia ho detto ai miei di notificare in Procura tutto ciò che facevamo. Ai magistrati abbiamo mandato bancali di carte: ho sempre detto che se intendevano attivarsi potevano farlo. Non mi pare uno scandalo dire al telefono, a un mio dirigente, che non mi andava di fare la figura del bugiardo. E rivendico di aver sempre fatto di tutto per salvare il maggior numero possibile di vite". In sala nessuno prende la parola, c'è stupore, non uno tra i presenti accetta di applaudire come sollecitato del palco. Luca Zaia intuisce di trovarsi in un passaggio cruciale della sua vita politica, sull'orlo del primo passo falso che può costargli il futuro e condurlo a un processo . "Al professore - insiste per allontanare le accuse di mobbing, censura e persecuzione - non sono mai stati negati finanziamenti e sostegno. Non l'ho mai attaccato, non è stato rimosso. Quella contro il Covid non è stata una partita facile, mentre migliaia di veneti lottavano contro la morte ho dovuto scegliere da solo se lanciare in mare quattro salvagenti, oppure 24 mila. Ho preferito proteggere il maggior numero di infetti". Pochi nel teatro capiscono simili riferimenti così Zaia chiede "un po' di pazienza" e si lancia nell'ultima lezione. "La Germania - dice - nel gennaio 2020 aveva testato i tamponi molecolari, l'eccellenza degli esami. Peccato che a marzo, in piena prima ondata Covid, noi fossimo ancora a mani nude, senza nemmeno reagenti. In Veneto potevano fare al massimo 2700 molecolari al giorno. A fine 2020 siamo arrivati a 23-24 mila tamponi giornalieri. Grazie ai rapidi, ho potuto alzare il livello a 200 mila al giorno. Questa è la verità: invece mi scopro accusato di aver messo a repentaglio la vita di chi da quasi due anni cerco solo di tutelare". Il pubblico di Cortina, in gran parte composto da sostenitori di Zaia, questa volta resta freddo, non assolve e non condanna il "suo" leader. L'inchiesta della Procura padovana, che ha già decapitato la Sanità regionale, ora minaccia davvero di far implodere il potere del governatore.