Il culto dell’autarchia e la faccia da salvare. Perché Xi ha detto no alle dosi gratuite
di Filippo Santelli , di Filippo SantelliIn mandarino si dice mianzi, la faccia. E il regime cinese non può permettersi di perderla, agli occhi del mondo e soprattutto dei suoi cittadini. Accettare i vaccini occidentali contro il Covid significherebbe proprio questo per un Paese che aspira alla superpotenza, tecnologica e non solo: mostrare a tutti che in realtà la Repubblica Popolare è ancora molti passi indietro rispetto all'Occidente, entità politico-culturale che secondo Xi Jinping "sta tramontando". Tutt'altro che autosufficiente, come il suo leader invece la vorrebbe, in uno dei campi più importanti della ricerca scientifica. E in chissà quali altri, dai chip in giù. Una perdita di faccia doppia, considerato che all'inizio della pandemia, per contrastare la narrativa trumpiana sul "virus cinese", Pechino offrì i suoi preparati - in regalo o in vendita - a decine di Paesi in via di sviluppo, in una diplomazia globale del vaccino.
Va…
In mandarino si dice mianzi, la faccia. E il regime cinese non può permettersi di perderla, agli occhi del mondo e soprattutto dei suoi cittadini. Accettare i vaccini occidentali contro il Covid significherebbe proprio questo per un Paese che aspira alla superpotenza, tecnologica e non solo: mostrare a tutti che in realtà la Repubblica Popolare è ancora molti passi indietro rispetto all'Occidente, entità politico-culturale che secondo Xi Jinping "sta tramontando". Tutt'altro che autosufficiente, come il suo leader invece la vorrebbe, in uno dei campi più importanti della ricerca scientifica. E in chissà quali altri, dai chip in giù. Una perdita di faccia doppia, considerato che all'inizio della pandemia, per contrastare la narrativa trumpiana sul "virus cinese", Pechino offrì i suoi preparati - in regalo o in vendita - a decine di Paesi in via di sviluppo, in una diplomazia globale del vaccino.
Vaccini cinesi poco efficaci
Che fossero poco efficaci si sospettava da principio, visto che sono realizzati con la tecnologia più tradizionale, a virus inattivato. Niente a che vedere con l'Rna messaggero di Pfizer e Biontech, una frontiera che le big pharma cinesi, carrozzoni di Stato, non sono riuscite a raggiungere. Ora lo confermano vari studi: la copertura contro la malattia grave è molto inferiore ai vaccini occidentali. Anche per questo Pechino, fino a un mese fa, ha puntato tutto sull'azzeramento della trasmissione, sui lockdown a ripetizione, piuttosto che sull'immunizzazione, in grave ritardo tra i più anziani.
Adesso che il virus corre però, e contagia milioni, il problema viene al pettine, mettendo a nudo tutti i limiti di un regime autoritario: assai efficace quando difende la salute del popolo dirigendo e controllando i corpi, molto meno quando deve garantire cure e medicine avanzate. Una sanità da Paese in via di sviluppo, cosa che la Cina è ancora a tutti gli effetti: lo scordiamo spesso anche noi.
Vietato mostrarsi dipendenti
Pechino risponde, piccata, all'offerta europea sciorinando grandi numeri, i 7 miliardi di dosi che i suoi stabilimenti sono in grado di produrre. Sembra di tornare alla fine del '700, quando l'imperatore Qianlong replicò ai doni di Giorgio III, i prodotti della rivoluzione industriale inglese, scrivendogli che il suo impero, centro del mondo, aveva già tutto il necessario. Oggi ancora di più la narrazione di riscossa nazionale, nutrita dalla propaganda, va difesa a ogni costo, e poco importa se la classe media più istruita fa solo finta di crederci. Vietato mostrarsi dipendenti, vietato perdere la faccia, in questa sfida epocale con l'Occidente: ne va della legittimità stessa del regime.