Generazione smartphone: oltre la metà dei bambini ne ha uno già a dieci anni
di Maria Novella De Luca , di Maria Novella De Luca"Quando nel 2013 ho scritto il libro "Nativi digitali" non immaginavo che ci saremmo trovati di fronte a questa emergenza. Ma la pandemia e la didattica a distanza hanno stravolto il rapporto tra la tecnologia e i bambini". Paolo Ferri è docente di "Teoria e tecnica dei nuovi media" all'università Bicocca di Milano. A lui si devono (fin dagli albori) gli studi sull'impatto della Rete nelle menti dei più giovani. Adesso però che in Italia, così come in Inghilterra o negli Stati Uniti, una serie di ricerche rivelano quanto è diventata acerba l'età del possesso del primo smartphone, uno scenario inquietante è diventato realtà. È stata la Bbc, nei giorni scorsi, a rilanciare i dati Ofcom (Office of Communications) secondo i quali il 44% dei bambini inglesi di nove anni e il 91% dei ragazzini di undici anni, ha uno smartphone di sua proprietà. O quantomeno di proprio uso e…
"Quando nel 2013 ho scritto il libro "Nativi digitali" non immaginavo che ci saremmo trovati di fronte a questa emergenza. Ma la pandemia e la didattica a distanza hanno stravolto il rapporto tra la tecnologia e i bambini". Paolo Ferri è docente di "Teoria e tecnica dei nuovi media" all'università Bicocca di Milano. A lui si devono (fin dagli albori) gli studi sull'impatto della Rete nelle menti dei più giovani. Adesso però che in Italia, così come in Inghilterra o negli Stati Uniti, una serie di ricerche rivelano quanto è diventata acerba l'età del possesso del primo smartphone, uno scenario inquietante è diventato realtà. È stata la Bbc, nei giorni scorsi, a rilanciare i dati Ofcom (Office of Communications) secondo i quali il 44% dei bambini inglesi di nove anni e il 91% dei ragazzini di undici anni, ha uno smartphone di sua proprietà. O quantomeno di proprio uso esclusivo.
"Attenzione, è la parola possesso che costituisce il campanello d'allarme ed è una diretta conseguenza della pandemia" avverte Paolo Ferri. "Prima del lockdown e della didattica a distanza, almeno nella fascia della scuola primaria, entro i nove, dieci anni, erano i genitori a dare il loro telefono ai figli, mantenendone in un certo senso il controllo. Nel 2020 è cambiato tutto. Con i bambini chiusi in casa, le lezioni a distanza, una vita spostata nella dimensione digitale, le famiglie hanno comprato lo smartphone anche ai più piccoli".
Un cambiamento epocale testimoniato dai dati di una fondamentale ricerca dell'università Bicocca di Milano, in collaborazione con la Società italiana di cure pediatriche. Se nel 2020 i bambini tra i sei e i dieci anni "possessori" di uno smartphone erano il 23,5%, questo numero sale addirittura al 58,4% nel 2021. Praticamente un bambino su due ha oggi nello zainetto uno strumento potentissimo con il quale navigare, entrare nei social, accedere a siti (ad esempio porno) in grado di turbarlo in modo profondo. E se nel 2020 erano il 9,2% i piccolissimi sotto i cinque anni con l'accesso a uno smartphone, questo dato sale al 14,5% nel 2021.
"Siamo di fronte a una vera emergenza - ammette Ferri - perché né a scuola né in famiglia si educa all'uso del mezzo. Del resto i primi a utilizzare i cellulari in modo scorretto sono gli adulti, le madri allattano e i padri danno il biberon guardando lo smartphone, chattano in continuazione e passano il tempo sui social. È evidente che questa è una cattiva educazione digitale".
L'età giusta del primo cellulare sarebbe, suggerisce Paolo Ferri, tra i 12 e i 14 anni, "ma non illudiamoci che si possa tornare a questa scelta di saggezza". Sottolineando che in realtà ciò che veramente espone i giovanissimi al rischio è l'accesso precoce ai social. "Lì accade di tutto, lo sappiamo, dalla mistificazione della realtà al cyberbullismo. Contenuti che di certo un bambino non riesce a decodificare da solo".
"Forse vado controcorrente ma sono sicuro che almeno fino a metà delle scuole medie i ragazzi dello smartphone potrebbero fare meno", aggiunge Gianluca Daffi, docente di Psicologia all'università Cattolica di Milano. "Questi dati sono allarmanti perché ci dicono che, soprattutto nell'infanzia, l'interazione continua con la tecnologia impedisce a diversi circuiti neurologici di attivarsi". Se nel momento in cui un bambino si affaccia alla vita, spiega Daffi, "al posto del mondo che lo circonda gli faccio vedere lo schermo di un telefonino, di certo il suo immaginario si impoverisce".
Poi, naturalmente, non è con i divieti che il mezzo si può gestire. "Se lo smartphone sostituisce il mio ruolo di educatore, se lo uso per non far piangere il bambino, allora sì che diventa pericoloso. Se divento invece divento una guida, ne regolamento l'uso e insegno a mio figlio come usarlo con accortezza, il cellulare diventa una risorsa". E lo sanno bene i grandi guru della Rete che non a caso, ricorda Daffi, "poi mandano i figli in scuole, come quelle steineriane, dove la tecnologia nell'infanzia è bandita".