L’omaggio di Francesco a Benedetto XVI nell'omelia: "Un pastore accanto al suo gregge
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziUn “pastore” attento al suo “gregge”, accompagnato nel commiato finale dal “popolo di Dio” che in vita ha curato con “sapienza, delicatezza e dedizione”. Papa Francesco ha descritto così Benedetto XVI, il giorno del funerale, con una omelia dal taglio spirituale che ha descritto il predecessore non ripercorrendone la biografia, o mettendone in risalto la nota statura teologica, ma sottolineandone il profilo pastorale.
Il Papa ha presieduto i funerali del Papa emerito sul sagrato di San Pietro, in una mattinata inizialmente avvolta nella nebbia, davanti a decine di migliaia di fedeli che fin dall’alba si sono raccolti all’interno del colonnato berniniano. Cerimonia “solenne ma sobria”, come l’ha definita il Vaticano, diversa, per alcuni dettagli, da quella che viene adottata alla morte di un Pontefice regnante (assenti dal libretto liturgico, ad esempio, le suppliche della Chiesa di Roma e delle Chies…
Un “pastore” attento al suo “gregge”, accompagnato nel commiato finale dal “popolo di Dio” che in vita ha curato con “sapienza, delicatezza e dedizione”. Papa Francesco ha descritto così Benedetto XVI, il giorno del funerale, con una omelia dal taglio spirituale che ha descritto il predecessore non ripercorrendone la biografia, o mettendone in risalto la nota statura teologica, ma sottolineandone il profilo pastorale.
Il Papa ha presieduto i funerali del Papa emerito sul sagrato di San Pietro, in una mattinata inizialmente avvolta nella nebbia, davanti a decine di migliaia di fedeli che fin dall’alba si sono raccolti all’interno del colonnato berniniano. Cerimonia “solenne ma sobria”, come l’ha definita il Vaticano, diversa, per alcuni dettagli, da quella che viene adottata alla morte di un Pontefice regnante (assenti dal libretto liturgico, ad esempio, le suppliche della Chiesa di Roma e delle Chiese orientali), ma con tutti gli onori che si devono all’uomo che è stato Papa dal 2005 al 2013.
Un'omelia dal taglio spirituale
Jorge Mario Bergoglio ha optato per un’omelia che traccia il profilo di Joseph Ratzinger sottolineando la somiglianza del “pastore” a Gesù, il “maestro”, e rilevando, quasi da osservatore discreto, il legame del “pastore” con il “popolo fedele di Dio” che da lui si è accomiatato.
Il pastore, ha detto Jorge Mario Bergoglio, è consapevole che “non può portare da solo quello che, in realtà, mai potrebbe sostenere da solo e, perciò, sa abbandonarsi alla preghiera e alla cura del popolo che gli è stato affidato. E’ il Popolo fedele di Dio che, riunito, accompagna e affida la vita di chi è stato suo pastore. Come le donne del Vangelo al sepolcro, siamo qui con il profumo della gratitudine e l’unguento della speranza per dimostrargli, ancora una volta, l’amore che non si perde; vogliamo farlo con la stessa unzione, sapienza, delicatezza e dedizione che egli ha saputo elargire nel corso degli anni. Vogliamo dire insieme: “Padre, nelle tue mani consegniamo il suo spirito”. Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce”.
In filigrana, nell’omelia del Papa, anche i travagli che Benedetto ha dovuto affrontare nel corso del suo pontificato. Un ministero affrontato con una “devozione orante”, ha detto Francesco, “che si plasma e si affina silenziosamente tra i crocevia e le contraddizioni che il pastore deve affrontare e l’invito fiducioso a pascere il gregge. Come il Maestro, porta sulle spalle la stanchezza dell’intercessione e il logoramento dell’unzione per il suo popolo, specialmente là dove la bontà deve lottare e i fratelli vedono minacciata la loro dignità”.
Il "rogito" della biografia nella bara
Quanto alla biografia di Benedetto, essa è contenuta nel “rogito per il pio transito di Sua Santità Benedetto XVI, Papa emerito”, un documento in latino che descrive la vita e il pontificato di Joseph Ratzinger, posto all’interno della sua bara, come avviene per ogni Pontefice defunto, insieme alle monete e alle medaglie coniate durante i suoi anni di governo e i “pallii” episcopali che ha indossato come arcivescovo di Monaco di Baviera e vescovo di Roma. Il testo di due cartelle si conclude con la menzione delle sue tre encicliche, Deus caritas est (25 dicembre 2005), Spe salvi (30 novembre 2007) e Caritas in veritate (29 giugno 2009); con la sua decisione, di istituire, “di fronte al relativismo e all’ateismo pratico sempre più dilaganti”, il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (2010). Infine due annotazioni di fondo: “Lottò con fermezza contro i crimini commessi da rappresentanti del clero contro minori o persone vulnerabili, richiamando continuamente la Chiesa alla conversione, alla preghiera, alla penitenza e alla purificazione. Come teologo di riconosciuta autorevolezza, ha lasciato un ricco patrimonio di studi e ricerche sulle verità fondamentali della fede”.