Papa Francesco: no alla pena di morte in Iran, inaccettabile escludere le donne afgane dall'educazione
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziNo alla pena di morte, comminata "in questi giorni in Iran, in seguito alle recenti manifestazioni, che chiedono maggiore rispetto per la dignità delle donne". Così il Papa in un passaggio del suo discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Per Francesco è inoltre "inaccettabile che parte della popolazione possa essere esclusa dall'educazione, come sta accadendo alle donne afgane".
Il discorso degli auguri per il nuovo anno agli ambasciatori con i quali il Palazzo apostolico ha rapporti diplomatici è l'occasione per il Papa di esporre la visione della Santa Sede sulle questioni internazionali. Francesco è tornato a denunciare la "terza guerra mondiale a pezzi", ha ribadito il suo appello per la cessazione della guerra in Ucraina, nonché in Siria e altre zone del mondo, e per un "disarmo integrale". Il Papa ha ricordato i suoi viaggi dell'ultimo anno, e il suo prossimo via…
No alla pena di morte, comminata "in questi giorni in Iran, in seguito alle recenti manifestazioni, che chiedono maggiore rispetto per la dignità delle donne". Così il Papa in un passaggio del suo discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Per Francesco è inoltre "inaccettabile che parte della popolazione possa essere esclusa dall'educazione, come sta accadendo alle donne afgane".
Il discorso degli auguri per il nuovo anno agli ambasciatori con i quali il Palazzo apostolico ha rapporti diplomatici è l'occasione per il Papa di esporre la visione della Santa Sede sulle questioni internazionali. Francesco è tornato a denunciare la "terza guerra mondiale a pezzi", ha ribadito il suo appello per la cessazione della guerra in Ucraina, nonché in Siria e altre zone del mondo, e per un "disarmo integrale". Il Papa ha ricordato i suoi viaggi dell'ultimo anno, e il suo prossimo viaggio (31 gennaio-5 febbraio) in Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan. Non è mancato l'allarme per l'assalto delle ultime ore al Parlamento del Brasile da parte dei sostenitori dell'ex presidente Jair Bolsonaro, nonché per altre situazioni di tensione nel continente americano: "Occorre sempre superare le logiche di parte e adoperarsi per l'edificazione del bene comune".
I diritti delle donne
"Vi è una precipua responsabilità degli Stati di garantire l'assistenza dei cittadini in ogni fase della vita umana, fino alla morte naturale, facendo in modo che ciascuno si senta accompagnato e curato anche nei momenti più delicati della propria esistenza", ha detto Jorge Mario Bergoglio. "Il diritto alla vita è minacciato anche laddove si continua a praticare la pena di morte, come sta accadendo in questi giorni in Iran, in seguito alle recenti manifestazioni, che chiedono maggiore rispetto per la dignità delle donne.
La pena di morte non può essere utilizzata per una presunta giustizia di Stato, poiché essa non costituisce un deterrente, né offre giustizia alle vittime, ma alimenta solamente la sete di vendetta. Faccio, perciò, appello perché la pena di morte, che è sempre inammissibile poiché attenta all'inviolabilità e alla dignità della persona, sia abolita nelle legislazioni di tutti i Paesi del mondo. Non possiamo dimenticare che fino all'ultimo momento, una persona può convertirsi e può cambiare". Francesco ha peraltro auspicato, in merito all'accordo sul nucleare iraniano, che "si possa arrivare al più presto ad una soluzione concreta per garantire un avvenire più sicuro".
Il Papa argentino è tornato più volte sui diritti delle donne: "Nonostante gli impegni assunti da tutti gli Stati di rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali di ogni persona, ancor oggi, in molti Paesi, le donne sono considerate come cittadini di seconda classe", ha detto Jorge Mario Bergoglio. "Sono oggetto di violenze e di abusi e viene loro negata la possibilità di studiare, di lavorare, di esprimere i propri talenti, l'accesso alle cure sanitarie e persino al cibo. Invece, ove i diritti umani sono riconosciuti pienamente per tutti, le donne possono offrire il proprio contributo insostituibile alla vita sociale ed essere prime alleate della pace".
Ancora, è necessario "integrare i percorsi di crescita umana, spirituale, intellettuale e professionale, permettendo alla persona di affrancarsi da molteplici forme di schiavitù e di affermarsi nella società in modo libero e responsabile. In tal senso, è inaccettabile che parte della popolazione possa essere esclusa dall'educazione, come sta accadendo alle donne afgane. L'educazione è in balìa di una crisi acuita dalle devastanti conseguenze della pandemia e dal preoccupante scenario geopolitico".
Disarmo totale
Molte le crisi del globo e i problemi menzionati dal Papa, a partire dalla guerra in Ucraina: "Non posso che rinnovare quest'oggi il mio appello a far cessare immediatamente questo conflitto insensato, i cui effetti interessano intere regioni, anche fuori dall'Europa a causa delle ripercussioni che esso ha in campo energetico e nell'ambito della produzione alimentare, soprattutto in Africa ed in Medio Oriente", ha detto Francesco.
Il Papa ha espresso preoccupazione per la minaccia nucleare, evocando le crisi dei missili di Cuba negli anno Sessanta: "Purtroppo, ancora oggi la minaccia nucleare viene evocata, gettando il mondo nella paura e nell'angoscia". Più in generale, "tutti i conflitti pongono comunque in rilevo le conseguenze letali di un continuo ricorso alla produzione di nuovi e sempre più sofisticati armamenti", ha detto Bergoglio: ""Occorre scardinare tale logica e procedere sulla via di un disarmo integrale, poiché nessuna pace è possibile laddove dilagano strumenti di morte".
Dallo Yemen all'Etiopia, dal Myanmar al Caucaso, dall'Africa occidentale a Gerusalemme, il Papa è tornato a parlare di "guerra mondiale a pezzi". "penso alle varie crisi politiche in diversi Paesi del continente americano, con il loro carico di tensioni e forme di violenza che acuiscono i conflitti sociali. "Penso - ha detto ancora - a quanto accaduto recentemente in Perù e in queste ultime ore in Brasile, e alla preoccupante situazione ad Haiti, dove si stanno finalmente compiendo alcuni passi per affrontare la crisi politica in atto da tempo. Occorre sempre superare le logiche di parte e adoperarsi per l'edificazione del bene comune".
Francesco ha ricordato il rinnovo dell'accordo con la Cina sulle nomine episcopali: "Auspico - ha detto - che tale rapporto collaborativo possa svilupparsi a favore della vita della Chiesa cattolica e del bene del Popolo cinese".
Aborto, eutanasia, migrazioni
Tra i problemi che Francesco ha voluto sollevare, quello della vita umana minacciata: "La pace esige anzitutto che si difenda la vita, un bene che oggi è messo a repentaglio non solo da conflitti, fame e malattie, ma fin troppo spesso addirittura dal grembo materno, affermando un presunto "diritto all'aborto". Nessuno può vantare però diritti sulla vita di un altro essere umano, specialmente se è inerme e dunque privo di ogni possibilità di difesa". Bisogna tutelare, ha detto Francesco, "i diritti dei più deboli e venga debellata la cultura dello scarto, che interessa purtroppo anche i malati, i disabili e gli anziani. Vi è una precipua responsabilità degli Stati di garantire l'assistenza dei cittadini in ogni fase della vita umana, fino alla morte naturale, facendo in modo che ciascuno si senta accompagnato e curato anche nei momenti più delicati della propria esistenza".
Rivolto all'Europa, il Papa ha sottolineato che "la migrazione è una questione per la quale "procedere in ordine sparso" non è ammissibile. Per comprenderlo basta guardare al Mediterraneo, divenuto un grande cimitero". Quanto all'Italia, "è in atto un pericoloso calo della natalità, un vero e proprio inverno demografico, che mette in pericolo il futuro stesso della società. Al caro popolo italiano, desidero rinnovare il mio incoraggiamento ad affrontare con tenacia e speranza le sfide del tempo presente, forte delle proprie radici religiose e culturali. Le paure trovano alimento nell'ignoranza e nel pregiudizio per degenerare facilmente in conflitti. L'educazione è il loro antidoto".