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La follia degli ultrà incappucciati: agguato all’autogrill, A1 in ostaggio

L’incrocio in autostrada con i tifosi napoletani che hanno aspettato i romanisti: cinquecento in tutto con sassi e bastoni. Italia spezzata in due con code fino a 13 chilometri. Ottanta identificati dopo la partita di Marassi, possibili arresti in differita
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Gli ultrà camminano lungo l’autostrada incappucciati, con in mano sassi, cinghie e aste di bandiere come bastoni. Intorno, si accendono i fumogeni e scoppiano i petardi. Il traffico si blocca. Alla scena assistono gli automobilisti. Quelli che viaggiano verso nord scartano di lato e accelerano per allontanarsi, quelli che vanno a sud rallentano per vedere. "Sembrava una guerra, si capiva che stavano preparando una battaglia", racconta uno di loro.

Sono le 13.30 e l’A1 viene chiusa. L’Italia si spacca in due. La follia ultrà, in questo caso la faida tra romanisti e napoletani, aggiunge un altro tassello alla sua storia sciagurata. Lo scontro corpo a corpo dura circa un quarto d’ora, all’uscita dell’area di servizio di Badia al Pino Est di Civitella in Val di Chiana (Arezzo). È la stessa dove nel 2007 Gabriele Sandri, tifoso della Lazio, venne ucciso dal colpo sparato da un poliziotto della stradale, Luigi Spaccarotella…

Gli ultrà camminano lungo l’autostrada incappucciati, con in mano sassi, cinghie e aste di bandiere come bastoni. Intorno, si accendono i fumogeni e scoppiano i petardi. Il traffico si blocca. Alla scena assistono gli automobilisti. Quelli che viaggiano verso nord scartano di lato e accelerano per allontanarsi, quelli che vanno a sud rallentano per vedere. "Sembrava una guerra, si capiva che stavano preparando una battaglia", racconta uno di loro.

Sono le 13.30 e l’A1 viene chiusa. L’Italia si spacca in due. La follia ultrà, in questo caso la faida tra romanisti e napoletani, aggiunge un altro tassello alla sua storia sciagurata. Lo scontro corpo a corpo dura circa un quarto d’ora, all’uscita dell’area di servizio di Badia al Pino Est di Civitella in Val di Chiana (Arezzo). È la stessa dove nel 2007 Gabriele Sandri, tifoso della Lazio, venne ucciso dal colpo sparato da un poliziotto della stradale, Luigi Spaccarotella.

Il bilancio di ieri è di un uomo ferito alle gambe, probabilmente con una bottiglia spaccata. È un romano di 43 anni, si è fatto accompagnare all’ospedale di Arezzo da un amico, che si è subito allontanato per non essere identificato. Altri sono rimasti contusi ma ovviamente non si sono fatti medicare.

L’autostrada che collega il nord e il sud del Paese è rimasta chiusa per quasi 50 minuti, poi le entrate sono state riaperte ma si è viaggiato a lungo a singhiozzo. Così la coda verso nord ha superato i 13 chilometri.

Ci si aspettava che ieri potesse succedere qualcosa tra le due tifoserie. Da Roma era attesa la partenza di circa 3.000 persone verso Milano, per la partita delle 20.30 con il Milan. Da Napoli, invece, in 3.500 si spostavano verso Genova, per il match con la Sampdoria delle 18. Quel percorso comune di due tifoserie sempre pronte ad affrontarsi, e che in qualche modo potrebbero essersi date appuntamento sull’A1, ha spinto le forze dell’ordine a presidiare l’autostrada. È stato mandato il reparto mobile nelle aree di servizio di Montepulciano e di Arno, cioè a sud e a nord di Badia al Pino, dove comunque, così come a Lucignano, c’erano una decina di agenti della stradale. Lo scontro è avvenuto proprio dove il presidio era meno importante.

Gli scontri tra ultrà, gli audio: "I romanisti sono scesi a piedi per venire a combattere"

I tifosi del Napoli, che si sono spostati a bordo di macchine e mini van, sono entrati per primi nell’area di servizio. In circa 350 si sono sistemati nel parcheggio tra l’autogrill e il distributore di benzina. A quel punto è scattato l’allarme e la questura di Arezzo ha chiuso l’ingresso dall’autostrada e chiesto al reparto mobile di spostarsi da Arno verso Badia al Pino. Quando i tifosi romanisti sono passati sull’autostrada, rallentando perché probabilmente avvertiti da chi è transitato prima, i napoletani hanno lanciato sassi. Gli altri si sono fermati: in 100-150 hanno lasciato le macchine sul bordo della carreggiata e si sono diretti a piedi fino all’uscita dell’area di servizio, dove hanno affrontato i napoletani. Lo scontro con mazze, cinghie, bottiglie spaccate e altro (è stato trovato anche un estintore) è durato un quarto d’ora, con gli agenti che, visti i numeri, non potevano fare niente per impedirlo. Poi i romani sono ripartiti verso nord. Più tardi, la polizia ha scortato i mezzi dei tifosi napoletani.

La Digos ha subito iniziato ad analizzare i filmati e le foto per identificare il maggior numero di persone possibile. In serata un’ottantina di tifosi azzurri sono stati bloccati dopo la partita di Genova proprio perché erano stati a Badia al Pino. "La polizia — commenta il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi — sta lavorando per arrivare ad identificare quanto prima i responsabili di un atto che ha messo in pericolo la sicurezza della circolazione". In particolare si valuterà anche il lancio di sassi verso la carreggiata. Non si esclude che scattino degli arresti in base alla cosiddetta flagranza differita. Inoltre ci saranno i Daspo.