Caso Emanuela Orlandi, l'arcivescovo Girotti: "Un bene aver riaperto le indagini: così sarà chiaro che la risposta non è in Vaticano"
di Orazio La Rocca , di Orazio La RoccaCITTA' DEL VATICANO - "E' bene che l'autorità giudiziaria della Santa Sede abbia riaperto le indagini sul doloroso caso della sparizione di Emanuela Orlandi anche a quasi 40 anni di distanza dall'accaduto". A dirlo è l'arcivescovo Gianfranco Girotti, fine giurista, reggente emerito della Penitenzieria Apostolica, l'organismo vaticano preposto a giudicare i peccati più gravi (delicta graviora) commessi da persone consacrate (sacerdoti, vescovi, religiosi...). Ma anche membro della Congregazione per la Dottrina della Fede e di altri organismi giudiziari. Un presule servitore di tre papi (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco) in materie canonico-giudiziarie che, come in tanti dentro e fuori le mura vaticane, da anni si pone "incessanti interrogativi" sulla quindicenne cittadina vaticana sparita il 22 giugno 1983, ma senza "trovare - come lui dichiara a Repubblica - risposte concrete, supportate, nemmeno lontanam…
CITTA' DEL VATICANO - "E' bene che l'autorità giudiziaria della Santa Sede abbia riaperto le indagini sul doloroso caso della sparizione di Emanuela Orlandi anche a quasi 40 anni di distanza dall'accaduto". A dirlo è l'arcivescovo Gianfranco Girotti, fine giurista, reggente emerito della Penitenzieria Apostolica, l'organismo vaticano preposto a giudicare i peccati più gravi (delicta graviora) commessi da persone consacrate (sacerdoti, vescovi, religiosi...). Ma anche membro della Congregazione per la Dottrina della Fede e di altri organismi giudiziari. Un presule servitore di tre papi (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco) in materie canonico-giudiziarie che, come in tanti dentro e fuori le mura vaticane, da anni si pone "incessanti interrogativi" sulla quindicenne cittadina vaticana sparita il 22 giugno 1983, ma senza "trovare - come lui dichiara a Repubblica - risposte concrete, supportate, nemmeno lontanamente, da prove plausibili". Per questo si dice favorevole alla riapertura dell'inchiesta giudiziaria da parte del Tribunale della Santa Sede.
Monsignor Girotti, perché condivide il nuovo corso di indagini annunciato dalle autorità pontificie? E' certo che così si possa avvivare finalmente alla verità?
"A circa 40 anni di distanza dal rapimento, temo che sia molto difficile arrivare alla verità. Tuttavia, la Santa Sede ha fatto bene ad avviare nuove indagini così almeno alla fine potrà chiarire definitivamente, secondo me, che sul caso in Vaticano non ci sono novità. Come del resto è emerso anche negli anni passati quando si sono fatte ricerche al cimitero Teutonico in Vaticano o scavi in altre sedi istituzionali romane dove, sulla base di voci incontrollate, era stato indicato il luogo della sepoltura della povera Emanuela. Ma, come poi si è sempre visto, nulla è emerso".
Lei, quindi, è favorevole alle nuove indagini pur non nutrendo nessuna certezza che il caso alla fine possa essere risolto. E' così?
"Certo, sono favorevole. Ma io penso che la Santa Sede abbia deciso di avviare nuove indagini per poter rispondere, dopo una nuova e scrupolosa fase investigativa, a quanti adombrano da anni il sospetto che la risposta del rapimento possa trovarsi in Vaticano. Credo che questa iniziativa sia stata attivata per fare in modo che alla fine si possa dire basta alle tante voci che, in un verso o in un altro, per tanto tempo hanno indicato l'esistenza di presunte prove sul caso Orlandi all'interno del Vaticano. Penso che si potrà arrivare almeno a questo chiarimento perché non credo che dopo tanti anni gli inquirenti possano trovare delle prove certe ed inoppugnabili".
Una ricerca di verità e chiarezza che è immaginabile sta a cuore anche a papa Francesco, non è azzardato credere sia stato proprio lui a dare il placet all'iniziativa.
"Credo proprio di sì. Siamo tutti per la verità e per la chiarezza. In tutte le cose. A partire ovviamente dal Santo Padre. Ancora di più di fronte a misteriose tragedie come la sparizione della giovane Emanuela Orlandi e altre vicende simili sulle quali nel nostro paese non si è mai arrivati alla verità, dopo lunghe indagini che su queste vicende si sono concluse sempre con nulla di fatto".
Nel corso degli anni passati, qualcuno ha sollevato il sospetto che a commissionare alla mala vita organizzata il rapimento della ragazza cittadina vaticana siano stati presunti "alti prelati della Santa Sede" per una sorta di guerra interna alle sacre mura.
"Di voci incontrollate intorno a questa tragedia ne sono circolate tante nel corso degli anni. Oserei dire troppe. Anche questo presunto coinvolgimento di alti prelati in combutta con esponenti della mala vita. Ma si è sempre trattato solo di voci, accuse campate in aria senza prove. Purtroppo del rapimento non si è mai saputo niente con certezza. Comprensibile e condivisibile, quindi, il dolore della famiglia Orlandi che giustamente non si rassegna e non si è mai stancata di cercare la verità. Ma ora aspettiamo che gli inquirenti pontifici facciano il loro lavoro e alla fine speriamo di saperne di più. Anche se lo vedo molto difficile".