Me Too, le attrici aprono le stanze di Barbablù: “Costrette a spogliarci per avere la parte”
di Viola Giannoli , Eugenia Nicolosi , di Viola Giannoli, Eugenia Nicolosi"Primo provino, il regista mi chiede di spogliarmi per 'vedere come sei fatta. Anzi, se non vuoi slacciarti la camicetta posso farlo io', mi dice. 'Ti senti più suora o più puttana?'". Un racconto nel mazzo, uno di centinaia, di prove e provini organizzati nei teatri vuoti, di notte e in solitaria, scene di nudo rubate e assalti nei camerini. Il MeToo italiano ha l'hashtag della campagna "Apriamo le stanze di Barbablù", lanciata sui social dall'associazione Amleta.
E l'uxoricida di Charles Perrault qui è "l'incontro che non avremmo voluto fare, il provino cui non avremmo voluto partecipare, le parole che non avremmo voluto sentire, il messaggio che non avremmo voluto ricevere", dicono le attiviste. Aprire le stanze di Barbablù significa sfidare i tabù, raccontare il sommerso, dare voce alle sopravvissute delle violenze.
Eccoli i loro racconti: "Un collega approfittava, in una…
"Primo provino, il regista mi chiede di spogliarmi per 'vedere come sei fatta. Anzi, se non vuoi slacciarti la camicetta posso farlo io', mi dice. 'Ti senti più suora o più puttana?'". Un racconto nel mazzo, uno di centinaia, di prove e provini organizzati nei teatri vuoti, di notte e in solitaria, scene di nudo rubate e assalti nei camerini. Il MeToo italiano ha l'hashtag della campagna "Apriamo le stanze di Barbablù", lanciata sui social dall'associazione Amleta.
E l'uxoricida di Charles Perrault qui è "l'incontro che non avremmo voluto fare, il provino cui non avremmo voluto partecipare, le parole che non avremmo voluto sentire, il messaggio che non avremmo voluto ricevere", dicono le attiviste. Aprire le stanze di Barbablù significa sfidare i tabù, raccontare il sommerso, dare voce alle sopravvissute delle violenze.
Eccoli i loro racconti: "Un collega approfittava, in una scena, per toccarmi il sedere. Quando l'ho affrontato ha cercato di farmi passare per pazza visionaria". "A un festival importante lo spettacolo prevedeva un nudo integrale - racconta un'altra attrice teatrale - Un tecnico che aveva il compito di portarmi nel foyer mi disse: 'Se vuoi facciamo una sveltina così ti rilassi'". Dal cinema: "Alla fine di un provino un regista mi fa: 'Sei brava, e hai pure un bel culo'. Ogni notte mi chiamava anche alle 4". Un'altra: "Mi ritrovai sola con il regista, mi fece sedere sulle ginocchia e m'infilò la mano sotto il vestito per afferrarmi il seno".
Le denunce pubblicate in questi giorni da Repubblica hanno aperto una finestra sulle quinte, quelle vere, del mondo dello spettacolo. Abusi di potere, coercizioni, ricatti e violenze da parte di registi, produttori, attori, critici. In tribunale va avanti qualche processo per molestie e indagini per reati sessuali, sui social i numeri del fenomeno sono molto più alti. The Fool, data driven company, ha voluto indagare l'eredità del #MeToo nella rete italiana e ha registrato 183mila mention dal 2017 al 2022 con picchi e valli.
In tante hanno aperto le stanze di Barbablù. Come Valentina Melis, attrice e conduttrice: "Avevo vent'anni quando andai nell'ufficio del direttore che ne aveva 60. "Secondo te perché ti rinnovo il contratto?", mi chiese. "Perché sono brava", risposi. Si alzò, mi prese per le spalle e mi tirò a sé. Lo spinsi, aprii la porta e scappai via in lacrime". Giulia Manzini, tra le interpreti anche ne Gli sdraiati di Francesca Archibugi, racconta: "Un regista mi chiamò, voleva uscire a cena. Rifiutai. Non mi chiamò più per nessun altro lavoro". Barbara Giordano, volto della tv e del teatro: "Secondo anno di Accademia di arte drammatica, il professore mi aiutava a sentire dove fosse il diaframma, non riuscii a realizzare subito che mi aveva infilato una mano nelle mutande per masturbarmi". Fu licenziato. Valentina Acca, tra le interpreti dell'Amica geniale ricorda quando "un regista al provino mi sfiorò i capelli, il viso, mi mise una mano su una coscia palpandomela, per poi dirmi 'secondo me qui lei si lascia andare, tu lo sai fare?'".
E ancora: richieste di mostrare gambe scoperte, mani che salgono dappertutto, violenze fisiche e psicologiche, soprattutto sulle attrici più giovani, meno pronte a capire, a difendersi. Francesca Romana De Martini che ha lavorato con Bertolucci, Placido, Avati, ricorda: "Ero in Accademia, il mio agente mi mandò a fare un provino per una pubblicità a Cinecittà, ci trovammo io e un aiuto regista, mi chiese di togliermi la maglia e mostrare il seno 'perché il regista vuole essere sicuro di come sei fatta'. Dissi di no, mi disse se non lo fai non sei una professionista, sei una cretina, non lavorerai mai nella vita". È andata diversamente. Ma a tutte è rimasto il trauma, la ferita, il terrore, l'ingiustizia di subire e tacere, per molte fino ad ora.