"Legate a un macigno e uccise", caccia al serial killer delle tartarughe marine
di Giacomo Talignani , di Giacomo TalignaniC'è chi la salva, chi passa ore a seguire ogni loro spostamento in rete, chi lega loro un masso al collo e le uccide brutalmente. Nel Mediterraneo e in Italia, se esiste un animale simbolo delle incongruenze nel rapporto fra uomo e natura, allora potrebbe facilmente essere la tartaruga Caretta caretta. Amata dai bambini, icona di meraviglia per la schiusa delle sue uova, animale che deve combattere ogni giorno con milioni di tonnellate di plastica disperse dall'uomo (l'80% delle tartarughe la ingerisce), spesso questa specie è però anche motivo di contrasti fra i pescatori che se le ritrovano impigliate nelle reti, oppure di azioni orribili, come è accaduto purtroppo di recente nel porto di Barletta.
Il centro Wwf di recupero tartarughe di Molfetta ha infatti denunciato persino l'ipotetica azione di un "serial killer delle tartarughe": in pochi mesi sono stati infatti recuperati ben due esemplari d…
C'è chi la salva, chi passa ore a seguire ogni loro spostamento in rete, chi lega loro un masso al collo e le uccide brutalmente. Nel Mediterraneo e in Italia, se esiste un animale simbolo delle incongruenze nel rapporto fra uomo e natura, allora potrebbe facilmente essere la tartaruga Caretta caretta. Amata dai bambini, icona di meraviglia per la schiusa delle sue uova, animale che deve combattere ogni giorno con milioni di tonnellate di plastica disperse dall'uomo (l'80% delle tartarughe la ingerisce), spesso questa specie è però anche motivo di contrasti fra i pescatori che se le ritrovano impigliate nelle reti, oppure di azioni orribili, come è accaduto purtroppo di recente nel porto di Barletta.
Il centro Wwf di recupero tartarughe di Molfetta ha infatti denunciato persino l'ipotetica azione di un "serial killer delle tartarughe": in pochi mesi sono stati infatti recuperati ben due esemplari di Caretta caretta morti annegati dopo essere stati legati al collo e alle pinne con corde e macigni per farli affondare. "Si tratta del secondo caso di assassinio di tartarughe in poco più di tre mesi. Lo stesso luogo di ritrovamento e lo stesso modus operandi fa pensare ad un killer seriale che colpisce le Caretta caretta indifese in maniera compulsiva" scrivono dal centro di recupero.
L'appello ai cittadini: denunciate
Gli esperti parlano di un primo caso a fine ottobre e un secondo avvenuto il 9 gennaio. Si tratta di due esemplari adulti. A questo punto, i volontari fanno leva sulla sensibilità dei cittadini, gli stessi che in molti casi sono protagonisti di azioni virtuose nel tentativo di salvare questi animali oggi in pericolo (anche 10mila all'anno quelle che muoiono nel Mediterraneo) secondo la Lista Rossa Iucn (Unione internazionale di conservazione della natura).
"Considerata la gravità della situazione - scrivono promettendo denunce - chiediamo a tutti i cittadini e soprattutto ai pescatori barlettani e non, di segnalare qualsiasi movimento sospetto, qualsiasi attività "strana" da parte di chiunque. Preghiamo tutti di aprire gli occhi, di non voltarsi dall'altra parte, di aiutarci a fermare questa strage assurda e insopportabile".
Le storie a lieto fine
Se queste terribili uccisioni mostrano il lato più buio del rapporto fra uomo e animali marini, di cui fa parte anche il drammatico livello di inquinamento da plastica che porta alla morte di centinaia di specie, ci sono però anche tante storie a lieto fine che fanno ben sperare per il futuro delle tartarughe.
Una, che riguarda l'Italia, arriva per esempio dalla Turchia. Nel 2019 al largo delle coste turche hanno recuperato una Caretta caretta in difficoltà: i volontari della Ong turca Dekamer l'hanno chiamata Tuba. Una volta curata a Tuba è stato applicato un trasmettitore Gps per poter ricevere informazioni scientifiche e monitorare i suoi spostamenti, ed è stata rimessa in libertà.
Il viaggio di Tuba per 19mila chilometri
Il fatto straordinario è che grazie alla rete chiunque avrebbe potuto seguire il viaggio di questa creatura, la cui età è stimata intorno ai 25 anni. Da qui la sorpresa: in circa tre anni Tuba ha nuotato in tutto il Mediterraneo per oltre 19mila chilometri. Dalla Turchia alla Grecia, dalla rotta verso le coste africane sino alla Sicilia e poi su per l'Adriatico tra Croazia e Italia. Oggi, secondo quanto riportato da TUI Turtle Aid, il programma che monitora la rotta migratoria e si impegna con politiche di conservazione, Tuba si trova probabilmente proprio in Puglia. C'è talmente tanta attenzione sull'icredibile viaggio di questa creatura che - riportano i media turchi - in questi anni la sua impresa è stata seguita in rete addirittura da quasi 8 milioni di persone. Un bellissimo segnale, così come lo sono i tanti casi di impegno per il recupero, la cura e il rilascio delle tartarughe che avvengono in Italia grazie a decine di volontari.
Liberate Esmeralda ed Esperanza
Di recente sono tornate per esempio a nuotare in libertà Esmeralda ed Esperanza, due esemplari di Caretta caretta che erano stati ricoverati al Centro di recupero della Fondazione Cetacea di Riccione e poi rilasciati al largo di Rimini. Erano state catturate accidentalmente in alcune reti al largo di Cesenatico ad inizio dicembre e ora, dopo essere state dotate di trasmettitori Gps per tracciarne le rotte migratorie, hanno ripreso il largo in Adriatico.
Fondamentale, in questi casi, è la collaborazione fra centri di recupero e pescatori: i primi stanno infatti sensibilizzando i pescatori sulle azioni da adottare in caso di catture accidentali in modo da ridurre l'impatto negativo che le attività di pesca possono avere sulla specie.
Sempre di recente, altri rilasci sono avvenuti anche a Montepaone Lido (Catanzaro), a Palinuro e nelle acque al largo di Trani dove, altra nota a lieto fine, dopo aver tenuto un concerto nella notte di Capodanno anche il chitarrista e cantautore Dodi Battaglia ha contribuito a liberare in mare un esemplare di tartaruga Caretta caretta.