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Perugia, via al processo per "l'esame farsa": Suarez sarà sentito come testimone in teleconferenza

Il calciatore Suarez a Perugia nel settembre 2020 per fare l'esame d'italiano all'Università per stranieri 
Imputati l'ex rettrice, il direttore generale e un'ex docente dell'Università per stranieri. Per la Procura organizzarono la prova per lanciare l'immagine dell'ateno via
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PERUGIA - Apparirà in videoconferenza come testimone chiave al processo sul presunto esame “farsa”, il calciatore Luis Alberto Suarez, che nel settembre del 2020 aveva sostenuto e passato la prova di italiano all’Università per stranieri di Perugia. Un test di livello B1 che, secondo la Procura di Perugia, sarebbe stato programmato in tutta fretta per promuovere l’attaccante uruguaiano e spianargli la strada verso l’ottenimento della cittadinanza italiana, andando quindi incontro all’interessamento della Juventus, che all’epoca aveva in Suarez uno dei possibili obiettivi di mercato.

Sul banco degli imputati del primo grado del processo che si è aperto oggi a Perugia, ci saranno Giuliana Grego Bolli, ex rettrice dell’ateneo umbro, e la professoressa Stefania Spina, ex direttrice del Centro di valutazione e certificazione linguistica dell’ateneo che aveva preparato il centroavanti uruguaiano all’esame, olt…

PERUGIA - Apparirà in videoconferenza come testimone chiave al processo sul presunto esame “farsa”, il calciatore Luis Alberto Suarez, che nel settembre del 2020 aveva sostenuto e passato la prova di italiano all’Università per stranieri di Perugia. Un test di livello B1 che, secondo la Procura di Perugia, sarebbe stato programmato in tutta fretta per promuovere l’attaccante uruguaiano e spianargli la strada verso l’ottenimento della cittadinanza italiana, andando quindi incontro all’interessamento della Juventus, che all’epoca aveva in Suarez uno dei possibili obiettivi di mercato.

Sul banco degli imputati del primo grado del processo che si è aperto oggi a Perugia, ci saranno Giuliana Grego Bolli, ex rettrice dell’ateneo umbro, e la professoressa Stefania Spina, ex direttrice del Centro di valutazione e certificazione linguistica dell’ateneo che aveva preparato il centroavanti uruguaiano all’esame, oltre all’attuale direttore generale Simone Olivieri. Sono chiamati a vario titolo a difendersi dalle accuse di rivelazione di segreto d’ufficio, falsità ideologica e materiale per l’organizzazione di quell’esame considerato dai pm una “fittizia procedura”, in cui l’italiano dell’esaminando Suarez davanti alla commissione aveva traballato in diverse occasioni, facendo diventare “cocomella” il cocomero. 

 

Organizzare l’esame del calciatore avrebbe portato, secondo l’accusa, “vantaggi patrimoniali” all’Università degli stranieri di Perugia, “derivanti dalla prospettata attivazione di un rapporto convenzionale con la Juventus per future stabili collaborazioni nel settore della formazione linguistica di calciatori stranieri, anche del settore giovanile e dalla diffusione a livello internazionale dell’immagine dell’Ateneo, sui principali media nazionali ed esteri”. L’Università per stranieri si è costituita parte civile per prendere parte al processo che vede imputato il proprio direttore generale in carica.

 

Suarez e il pdf ricevuto prima dell’esame

“La professoressa Spina mi ha mandato la mail con l’allegato pdf e ha detto che dovevo studiarlo bene perché quel testo poteva essere chiesto all’esame”, aveva riferito il calciatore, sentito a dicembre 2020 in videoconferenza dai pm Paolo Abbritti e Giampaolo Mocetti. Un passaggio chiave del suo interrogatorio, reso alla presenza di un interprete di lingua spagnola, che si preannuncia come uno dei temi principali al centro del dibattimento in aula.

Le dichiarazioni del centravanti, che ora veste la maglia del club brasiliano Gremio, per l’accusa avvalorano la tesi che il test di italiano propedeutico all’ottenimento della cittadinanza è stato una farsa, dal momento che all’esaminando era stata data la possibilità di conoscere in anticipo le domande, mentre per le difese rappresenterebbero al contrario la dimostrazione che non vi era la certezza che il contenuto di quell’allegato pdf diventasse poi oggetto della prova.

 

Testimoni anche Agnelli, De Micheli e Frattasi

Nelle liste dei testimoni approvate dal collegio giudicante figura anche il presidente dimissionario della Juventus, Andrea Agnelli. Già sentito come persona informata sui fatti, aveva spiegato come fosse stato lo stesso Suarez a proporsi con un sms al team bianconero per un ingaggio e di avere appreso dell’esame dai giornali. Tra i testimoni anche il direttore sportivo del club torinese Federico Cherubini e l’ex segretario generale juventino Maurizio Lombardo. Chiamati in aula a testimoniate anche l’ex ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli e l’ex capo di gabinetto del ministero dell’Interno e attuale prefetto di Roma, Bruno Frattasi. Alla prima chiese consiglio l’amico e concittadino Fabio Paratici, allora responsabile dell’area tecnica della Juventus, e la ministra girò la richiesta di informazioni sull’ottenimento della cittadinanza al capo di gabinetto del Viminale Frattasi.

 

Le difese respingono le accuse

Le difese degli imputati hanno sempre respinto le accuse e nel corso dell’udienza preliminare Grego Bolli, Spina e Olivieri si erano sottoposti all’esame in aula dei pm. “L’acquisizione delle prove ammesse consentirà di accertare l’estraneità del mio assistito rispetto ai reati contestati, in relazione ai quali ha sempre dichiarato la legittimità del suo operato”, ha detto a margine dell’udienza l’avvocato Francesco Falcinelli, difensore del dg dell’Università per stranieri di Perugia.

“Pensiamo che il processo sarà rapido, il tribunale ha fissato diverse udienze ravvicinate e siamo contenti che quindi possa celebrarsi in tempi ragionevoli”, è invece il commento di David Brunelli, difensore dell’ex rettrice e della professoressa Spina.

A luglio scorso, invece, al termine dell’udienza preliminare, il gup Natalia Giubilei aveva accolto la richiesta di proscioglimento del legale della Juventus, Maria Cesarina Turco, avanzata dalla procura di Perugia. L’avvocatessa, che nel capo d’imputazione era indicata come “il legale incaricato dalla società Juventus football club”, era stata considerata dagli inquirenti come “concorrente morale e istigatrice” in relazione al reato di falsità ideologica nell’esame del calciatore sudamericano. Ma dalle indagini non era poi emerso con chiarezza come il legale, assistito dal professor Franco Coppi, avrebbe inciso nello svolgimento della presunta prova con l’aiutino, tanto che nell’ultima udienza era stata la stessa procura di Perugia a chiederne il proscioglimento. L’avvocatessa è comunque chiamata a essere presente in aula, ma come testimone indicato dalla pubblica accusa.