Migranti, sbarcati in 73 dalla Geo Barents nel porto di Ancona: "Inutili 5 giorni di sofferenze per il mare grosso"
dalla nostra inviata Alessia Candito , dalla nostra inviata Alessia CanditoANCONA - Cielo grigio, pioggia sottile, freddo che entra nelle ossa. Sono da poco passate le 7.30 quando Geo Barents entra lentamente nel porto di Ancona. Sul molo, un formicaio di persone fra polizia, sanitari del 118 e dell’Usmaf, protezione civile, personale della prefettura con dispositivo più o meno rodato due notti fa, quando a sbarcare sono stati i 37 naufraghi soccorsi dalla Ocean Viking di Sos Méditerranée. E come allora le operazioni procedono a rilento.
A sei ore e mezzo dall’inizio dello sbarco, sono scesi tutti i settantatre a bordo. I primi a scendere sono stati i minori, bisognosi di cure mediche urgenti, poi – lentamente – tutti gli altri, a gruppi di cinque.
Nei ricordi, la tempesta terribile che hanno dovuto affrontare a bordo della nave, al pari di quella di Sos Méditerranée costretta ad affrontare oltre 800 miglia nautiche e quasi cinque giorni di navigazione prima di incontrare un porto sicuro.
"&E…
ANCONA - Cielo grigio, pioggia sottile, freddo che entra nelle ossa. Sono da poco passate le 7.30 quando Geo Barents entra lentamente nel porto di Ancona. Sul molo, un formicaio di persone fra polizia, sanitari del 118 e dell’Usmaf, protezione civile, personale della prefettura con dispositivo più o meno rodato due notti fa, quando a sbarcare sono stati i 37 naufraghi soccorsi dalla Ocean Viking di Sos Méditerranée. E come allora le operazioni procedono a rilento.
A sei ore e mezzo dall’inizio dello sbarco, sono scesi tutti i settantatre a bordo. I primi a scendere sono stati i minori, bisognosi di cure mediche urgenti, poi – lentamente – tutti gli altri, a gruppi di cinque.
Nei ricordi, la tempesta terribile che hanno dovuto affrontare a bordo della nave, al pari di quella di Sos Méditerranée costretta ad affrontare oltre 800 miglia nautiche e quasi cinque giorni di navigazione prima di incontrare un porto sicuro.
"È stato un viaggio lungo e difficile, che ha messo a dura prova tutte le persone a bordo, equipaggio compreso", spiegano da Medici Senza Frontiere. "Si poteva evitare? Assolutamente sì". Lo avevano chiesto le due ong costrette da Roma a lasciare l’area operativa davanti alla Libia dopo un unico intervento di soccorso. “Per il bene dei naufraghi”, ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Roma ha detto no. Medici senza frontiere aveva anche pregato le autorità italiane di effettuare un trasbordo sulle motovedette di Finanza o Capitaneria. Ancora una volta la risposta è stata un “No”.
Eppure le previsioni del tempo erano pessime, che una tempesta stesse per abbattersi su Jonio e Adriatico si sapeva. Al ministero, l’hanno considerata non proibitiva. A bordo, erano decisamente di tutt’altro avviso: “abbiamo avuto persone con nausee, malessere, non solo fra i naufraghi, che sono già indeboliti, ma anche fra l’equipaggio”, ha detto il capomissione Juan Matias Gil. “ A tutte le persone che sostengono che le condizioni non fossero così difficili, rivolgo l’invito a venire a bordo d'inverno e vedere com'è la sofferenza e la vita sulla nave"
"Non stiamo giocando, qui si parla della vita di tante persone”, sottolinea, per poi far notare una serie di contraddizioni nella strategia del Viminale. “È giusto dare una tregua alle regioni del Sud, ma i sopravvissuti al Mediterraneo potevano sbarcare là ed essere trasferiti coi pullman in poche ore”. Per il governo però, i trasporti via terra non sembrano esistere, come la possibilità di tornare sui propri passi nell’indicazione del porto di sbarco. E questo, sottolinea, si deve a una strategia che nulla ha a che fare con i naufraghi soccorsi: “è solo la conferma che ci vogliono tenere il più lontano possibile" dall’area operativa davanti alla Libia. Una linea, afferma, che “va contro il diritto internazionale che dice che le persone vanno sbarcate nel più breve tempo possibile e nel porto più vicino, e questo non è un giudizio nostro".
Che le navi ong siano “pull factor”, fattore d’attrazione, sottolinea, è una solenne sciocchezza, come confermato dai numeri “Da quando il governo ha iniziato la sua gestione, gli arrivi di migranti sono quasi duplicati in Italia mentre la partecipazione in questi arrivi delle nostre navi si è ridotto dal 22 al 7%, si è incrementato del 100% il numero d arrivi". A regolare le dinamiche nel Mediterraneo centrale sono tutt’altre variabili.
"La storia e i numeri dimostrano chele partenze sono maggiori nel momento in cui c'è buon tempo, che sono collegate alle condizioni meteomarine e alle condizioni che ci sono in Libia, non alla possibilità o meno di essere soccorsi", spiega la responsabile dei soccorsi, Fulvia Conte. "Ci auguriamo canali sicuri per fuggire dalla Libia: vorremmo non essere necessari per effettuare soccorsi nel Mediterraneo centrale, dove tutti i giorni ci sono che rischiano la vita in mare. Ma finché ci sarà bisogno salveremo le persone in mare come prescritto dal diritto internazionale”.