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Me Too italiano, appello delle attrici al ministro della Cultura: “Stop ai provini di notte, serve un tutor”

Il dossier sulle violenze nello spettacolo presentato due mesi fa: “Ci vogliono regole chiare e un intimacy coordinator durante le scene di sesso"
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Il dossier sulle molestie nello spettacolo, scoperchiate dall'associazione Amleta e oggi al centro del Me Too italiano, si trova da due mesi anche sul tavolo del ministero della Cultura. A fine novembre l'Osservatorio sulla parità di genere (primo in Italia, secondo in Europa) voluto dall'ex ministro Dario Franceschini ha presentato un rapporto, frutto di un anno di lavoro, in cui si affrontano squilibri di genere, gender pay gap e "trattamenti sessisti e violenti nel mondo della cultura". Una violenza che, a parere di Cinzia Spanò (Amleta), si legge nel dossier, "ha caratteristiche peculiari: è endemica, tollerata, considerata connaturata con la professione, come dimostra un detto circolante anni fa nelle accademie secondo cui le attrici devono essere "sterili e disponibili": pregiudizio presente, in maniera strisciante, anche nei palcoscenici attuali". Ecco perché "è necessario che si stabiliscano rego…

Il dossier sulle molestie nello spettacolo, scoperchiate dall'associazione Amleta e oggi al centro del Me Too italiano, si trova da due mesi anche sul tavolo del ministero della Cultura. A fine novembre l'Osservatorio sulla parità di genere (primo in Italia, secondo in Europa) voluto dall'ex ministro Dario Franceschini ha presentato un rapporto, frutto di un anno di lavoro, in cui si affrontano squilibri di genere, gender pay gap e "trattamenti sessisti e violenti nel mondo della cultura". Una violenza che, a parere di Cinzia Spanò (Amleta), si legge nel dossier, "ha caratteristiche peculiari: è endemica, tollerata, considerata connaturata con la professione, come dimostra un detto circolante anni fa nelle accademie secondo cui le attrici devono essere "sterili e disponibili": pregiudizio presente, in maniera strisciante, anche nei palcoscenici attuali". Ecco perché "è necessario che si stabiliscano regole chiare che tutelino gli interpreti. E queste regole devono arrivare dal ministero", sottolinea Francesca Romana De Martini, attrice e consigliera di Unita, unione nazionale interpreti teatro e audiovisivo.

Pochi strumenti per difendersi

Gli strumenti per difendersi da violenze e coercizioni sono pochi e spuntati. Se il reato di molestia sessuale in Italia non esiste, i codici di condotta per teatro e cinema che promettono tolleranza zero nei confronti di attori, produttori, registi, casting e impongono un referente in scena cui rivolgersi per denunciare, sono, a sentire numerose attrici, sostanzialmente inapplicati. Il primo è del 2019, siglato da Federvivo e sindacati di base, ma nel rapporto si legge che secondo Amleta soltanto un grande teatro milanese ha istituito una commissione alla quale rivolgersi per abusi e lesioni della dignità personale. L'altro regolamento è del 2020, adottato da Anica e Apa, e "rimasto pressoché lettera morta", spiega De Martini. Ma i codici non bastano. Davanti ai racconti di interpreti che si sono trovati sul set a contatto con corpi interamente nudi, senza consenso nonostante fosse previsto un perizoma, "serve un intimacy coordinator che nelle scene di sesso garantisca uno spazio sicuro per gli attori. Una figura che compare sempre nelle produzioni internazionali, mai in quelle italiane", dice De Martini.

"Basta schifo sessista"

Ci sono poi le denunce dei provini di notte, in solitaria, che si trasformano in incubi. "Ai teatri nazionali, di interesse nazionale e alle compagnie che ricevono finanziamenti dal ministero chiediamo di indire provini pubblici, come previsto dalle regole del Fondo unico per lo spettacolo - aggiunge De Martini - I provini a chiamata incoraggiano gli atteggiamenti ambigui e scoraggiano le denunce di chi è appeso alla necessità di lavorare", dice De Martini. "È quel che è accaduto finora, nel far west senza regole. Amleta - dice - ha avuto il grande merito di raccogliere le voci delle vittime e rilanciarle. Adesso bisogna fare qualcosa". A pesare sul riproporsi di avances e ricatti, secondo l'associazione Dire fare cambiare, è anche "la diseguaglianza di genere che ha contributo ad alimentare un sistema di esclusioni". I numeri raccolti dall'Osservatorio raccontano il sipario di cristallo: nei principali teatri la presenza femminile è del 32,4%; più alta per le attrici (37,5%), molto più bassa per registe (21,6%) e drammaturghe (20,7%). Nel cinema le registe sono il 15%. Con salari inferiori. "Senza generalizzare né banalizzare, se questa è la situazione il sistema non funziona - dice la coordinatrice dell'Osservatorio Celeste Costantino - Nella prossima seduta convocherò di nuovo Amleta e Differenza Donna che sta seguendo il percorso legale delle attrici molestate. L'Osservatorio ha una funzione consultiva ma si è impegnato per far sì che il ministero promuova campagne di prevenzione, formazione e sensibilizzazione nelle produzioni cinematografiche e televisive. Ora si intervenga". "Basta lo schifo sessista - ha scritto sui suoi social anche la deputata Pd Laura Boldrini - Questo (e cioè abusi, ricatti, richieste sessuali) non è normale".