La prof di Rovigo colpita con un fucile ad aria compressa in aula: “Denuncio tutti i 24 studenti"
di Enrico Ferro , di Enrico Ferro"Li denuncio tutti per difendere la mia dignità e quella dei miei colleghi, ma soprattutto perché è stato oltrepassato un confine". Maria Luisa Finatti è un'insegnante di Scienze e Biologia all'Itis Marchesini di Rovigo. Tre mesi fa è comparsa in un video girato dai suoi studenti, la riprendevano mentre altri della classe le sparavano durante la lezione con una pistola ad aria compressa. Dopo aver riflettuto a lungo, ha deciso che non saranno solo i provvedimenti disciplinari scolastici a definire il profilo di gravità dell'accaduto. Maria Luisa Finatti ha denunciato tutti i 24 studenti di quella classe prima per i reati di lesioni personali, oltraggio e pubblico ufficiale, diffamazione a mezzo social e atti persecutori. La denuncia è stata depositata dai suoi avvocati Nicola Rubiero e Tosca Sambinello al Tribunale dei minori di Venezia. Nel frattempo, quel video girato con le risate di sottofondo di ragazzi e raga…
"Li denuncio tutti per difendere la mia dignità e quella dei miei colleghi, ma soprattutto perché è stato oltrepassato un confine". Maria Luisa Finatti è un'insegnante di Scienze e Biologia all'Itis Marchesini di Rovigo. Tre mesi fa è comparsa in un video girato dai suoi studenti, la riprendevano mentre altri della classe le sparavano durante la lezione con una pistola ad aria compressa. Dopo aver riflettuto a lungo, ha deciso che non saranno solo i provvedimenti disciplinari scolastici a definire il profilo di gravità dell'accaduto. Maria Luisa Finatti ha denunciato tutti i 24 studenti di quella classe prima per i reati di lesioni personali, oltraggio e pubblico ufficiale, diffamazione a mezzo social e atti persecutori. La denuncia è stata depositata dai suoi avvocati Nicola Rubiero e Tosca Sambinello al Tribunale dei minori di Venezia. Nel frattempo, quel video girato con le risate di sottofondo di ragazzi e ragazze è diventato virale.
Professoressa, ricorda bene quel giorno?
"Certo, era l'11 ottobre scorso, un mese dopo l'inizio della scuola. Erano studenti di prima, appena arrivati alle superiori. Hanno avuto il coraggio di spararmi per ben due volte, una all'inizio della lezione e poi anche alla fine. Quattro o cinque pallini contro di me, mirando in faccia. Infatti mi hanno colpito allo zigomo".
Lei come ha reagito?
"Non mi sono resa conto subito della situazione, perché non pensavo potessero arrivare a tanto. Alcuni di loro avevano organizzato tutto: uno ha portato la pistola, uno ha sparato, altri hanno filmato con i telefonini. E tutto per cosa? Per diventare famosi, per guadagnare follower su Instagram e TikTok. A loro interessava solo quello. Con la complicità dell'intera classe".
Perché non ha interrotto la lezione?
"Non ero lucida e dopo una sfuriata ho pensato che fosse mio dovere restare in cattedra. Così ho fatto, ho continuato a spiegare. Ma alla fine dell'ora, mentre stavo per scrivere sul registro quel che era accaduto, ecco la seconda serie di spari. Sono uscita dall'aula piangendo".
Poi cos'è successo? Qualcuno è intervenuto?
"Il vicepreside ha fatto gli accertamenti successivi e ha trovato la pistola ad aria compressa in giardino: l'avevano lanciata dalla finestra insieme ai pallini. La scuola ha avvisato anche la polizia".
Qualcuno è stato sospeso?
"Erano stati individuati quattro ragazzi: il giovane che ha sparato, l'autore del video, il proprietario della pistola e un quarto complice. Ma, da quel che so, le sospensioni non sono ancora scattate".
Lei cos'ha fatto dopo quella giorno e, soprattutto, dopo che si è resa conto che il video era diventato virale?
"Sono rimasta a casa qualche giorno e ho passato più di qualche notte insonne. Non ho più insegnato in quella classe. Ma l'ansia c'è ancora, così come il timore di essere derisa".
È successo?
"Il 17 novembre scorso un collega ha dovuto dare una nota a due ragazzi, perché scimmiottavano la mia reazione dopo i primi spari. Ma c'è un'altra cosa che mi ha ferito".
Quale?
"Ad eccezione di un ragazzo, nessuno è venuto a scusarsi: né tra gli studenti, né tra i genitori. Lo reputo un atteggiamento molto grave. Sono stata abbandonata, ed è una delle ragioni per cui ora mi sento additata. Quando entro a scuola non è più come prima, c'è sempre una certa angoscia".
La denuncia è un atto forte da parte sua. Come mai ha deciso di procedere in questo modo, nei confronti di tutta la classe?
"Lo faccio perché spero non succeda più a nessuno. Il nostro mestiere non può diventare pericoloso e in questo i genitori dovrebbero essere nostri alleati, invece sono totalmente schierati con i figli. C'è chi è andato a parlare direttamente alla preside, senza nemmeno preoccuparsi di me".
I colleghi come giudicano questa sua decisione?
"Chi sta dalla mia parte dice che ho fatto bene. Anzi, sono stati proprio alcuni colleghi a convincermi a farlo".
Ci sono colleghi che non l'hanno sostenuta?
"Come in ogni ambiente di lavoro, c'è anche chi pensa che sia stata io a sbagliare, perché non so tenere a bada la classe. Come se fosse normale venire a scuola con la pistola ad aria compressa".
Crede che quanto successo possa offrire uno spaccato degli adolescenti di oggi?
"Molti ragazzi di oggi vivono in una dimensione proiettata esclusivamente sui social network, con rapporti deteriorati nella vita normale. Il lockdown ha certamente peggiorato le cose ma non può essere un alibi. Uno dei nostri compiti è proprio non far perdere loro il contatto con la realtà".