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Sloane Avenue, Becciu protesta con il Papa per Francesca Chaouqui: così mi condanna

(ansa)
Al processo sul palazzo comprato a Londra, il cardinale rivela di avere scritto una lettera a Bergoglio dopo che questi aveva ricevuto la donna ad un "baciamano" di fine udienza generale ad agosto. Le testimonianze della protagonista di Vatileaks e di Genoveffa Ciferri
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Il cardinale Angelo Becciu ha criticato il Papa per il "baciamano" che Francesco ha concesso a Francesca Immacolata Chaouqui lo scorso agosto, al termine di una udienza generale, visto quasi come una riabilitazione della donna al centro del processo Vatileaks del 2015, protestando per la mancanza di "neutralità" del Pontefice, che avrebbe così "manifestato solidarietà indiretta con essa e indiretto sostengo al sua tesi accusatrice nei miei confronti", rafforzando così una persona che "continuerà a demolirmi con i satanici mezzi di cui è capace". Lo ha riferito lo stesso porporato, con una dichiarazione spontanea in aula alla fine dell'udienza di oggi nel tribunale vaticano. Becciu ha rivelato di aver inviato una lettera in proposito a Bergoglio ed ha riportato poi la risposta con la quale il Papa si è scusato di averlo ferito e di avere "l'abitudine di dimenticare le cose brutte"…

Il cardinale Angelo Becciu ha criticato il Papa per il "baciamano" che Francesco ha concesso a Francesca Immacolata Chaouqui lo scorso agosto, al termine di una udienza generale, visto quasi come una riabilitazione della donna al centro del processo Vatileaks del 2015, protestando per la mancanza di "neutralità" del Pontefice, che avrebbe così "manifestato solidarietà indiretta con essa e indiretto sostengo al sua tesi accusatrice nei miei confronti", rafforzando così una persona che "continuerà a demolirmi con i satanici mezzi di cui è capace". Lo ha riferito lo stesso porporato, con una dichiarazione spontanea in aula alla fine dell'udienza di oggi nel tribunale vaticano. Becciu ha rivelato di aver inviato una lettera in proposito a Bergoglio ed ha riportato poi la risposta con la quale il Papa si è scusato di averlo ferito e di avere "l'abitudine di dimenticare le cose brutte".

In una udienza di oltre sette ore caratterizzata da intemperanze verbali e voci ad alto volume, il tribunale vaticano, presieduto da Giuseppe Pignatone, ha ascoltato oggi due testimoni-chiave del processo in corso sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra: la stessa Chaouqui e Genoveffa (Geneviève) Ciferri, entrambe coinvolte, a diverso titolo, nella formulazione delle accuse di monsignor Alberto Perlasca, principale teste contro il cardinale Becciu e gli altri imputati.

Il baciamano di agosto

Dopo le due testimonianze fiume, il cardinale Becciu ha preso la parola per una dichiarazione spontanea. Il cardinale, ex Sostituto agli affari generali della Segreteria di Stato, ha ricordato che dopo la condanna nel processo Vatileaks gli arrivò la richiesta di grazia per Chaouqui (la quale, peraltro, ha detto di non essere stata lei a chiedere un gesto di clemenza): "Rappresentai al Santo Padre la richiesta, gli dissi "manca poco tempo, accontentiamola", e lui mi rispose: "Non mi faccia più questo nome qui dentro, non intendo concedere la grazia e inoltre è ancora valido il divieto che entri in Vaticano: questa donna non deve più farsi vedere qui". Eravamo nel 2017, per convalidare quanto sto dicendo - ha proseguito Becciu - vi leggo quando gli scrissi lo scorso 19 agosto 2022 dopo aver visto la notizia della Chaouqui ricevuta dal Papa per un baciamano. Io gli scrissi subito, ero in vacanza: "Santo Padre, sono spiacente, ma non posso non manifestarLe la mia profonda costernazione di fronte alla pubblicazione delle foto che ritraggono la signora Chaouqui ammessa al baciamano nell'udienza di ieri. Ecco i motivi del mio disappunto: Primo, quando nel 2017 Le presenta, caldeggiandola, la domanda di grazia di detta signora per condonarle i pochi mesi che le mancavano all'estinzione della pena, Lei mi rispose, in un tono severo che mai Le avevo visto, in questi termini: "La mia risposta è negativa e Lei non mi deve mai più menzionare questo nome. Inoltre rimane valido per sempre il divieto di farla entrare in Vaticano. In tali termini, come Sostituto, io risposi a nome Suo alla signora. Questa reagì pesantemente accusandomi di essere stato io ad oppormi alla grazia e minacciando che si sarebbe vendicata in modo crudele nei miei confronti. La vendetta la sto pagando da due anni ed è sotto gli occhi del mondo intero. Secondo, con il baciamano di ieri io sono stato smentito pubblicamente e la signora acquisterà maggiore forza per continuare a demolirmi con tutti i satanici mezzi di cui è capace. Terzo, iIl fatto più grave è il seguente e si inserisce nel contesto del Processo penale in corso nei miei confronti. Con il gesto di ieri Lei, Santo Padre, ha rotto il tanto conclamato Suo impegno di neutralità nel Processo. Lei saprà che detta signora appare dagli atti giudiziari come una delle mie accusatrici, ora ricevendola Lei ha manifestato solidarietà con essa e indiretto sostegno alle sue tesi accusatorie nei miei confronti. In termini processuali il Suo atto non sarà visto come promanante dal Papa ma dal Primo Magistrato dell'ordinamento giuridico dello Stato del Vaticano, e quindi come un'ingerenza nel Processo". Il Santo Padre mi ha subito risposto: "Gentilissimo signor cardinale Angelo Becciu, caro fratello, grazie tante per la sua e-mail. Mi dispiace che questo gesto di saluto possa fare del male. Mi hanno domandato se la Signora poteva venire con i suoi figli all'Udienza generale ed avere un baciamano..., e pensai che se le farà bene, che venga. Poi, le dico che ho quasi dimenticato la "avventura" di questa Signora. Neppure so che è immischiata nel giudizio (non entro in quello). Le chiedo scusa e perdono se questo l'ha offesa e "ferita". E' solo colpa mia, anche dell'abitudine di dimenticare le cose brutte. Per favore mi perdoni se l'ho offesa".

Le critiche all'accusa

Nel corso dell'udienza, sono state ascoltate Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri. Si tratta di due donne legate alla testimonianza di monsignor Alberto Perlasca, responsabile dell'ufficio amministrativo della Segreteria di Stato all'epoca della compravendita del palazzo a Sloane avenue, a Londra. Perlasca ha rilasciato agli inquirenti un "memoriale" con una serie di accuse circostanziate. Nelle scorse udienze è emerso che a suggerirne il contenuto è stata Genoveffa Ciferri, amica di famiglia di Perlasca, la quale, a sua volta, era in contatto con il promotore di giustizia, Alessandro Diddi, e veniva altresì "imbeccata" da Francesca Chaouqui. Poiché però Perlasca avrebbe rifiutato il coinvolgimento di Chaouqui, Ciferri gliela presentò come "un anziano magistrato in pensione che collabora con gli inquirenti". Gli avvocati delle difese, nelle scorse settimane, hanno chiesto chiarimenti, per vagliare la solidità dell'impianto accusatorio, e il procuratore ha proposto di ascoltare le due donne.

"Tiene Perlasca sotto il calcagno"

Con una deposizione punteggiata di divagazioni che il presidente del tribunale, Pignatone, ha fatto fatica a contenere, Genoveffa Ciferri, detta Geneviève, ha riferito di avere ricevuto una recente telefonata di Chaouqui, che le ha detto che oggi bisognava "salvare il professor Diddi perché Diddi è terrorizzato: ma io non ho intenzione di salvare nessuno". Per la signora, 74 anni, ex consulente del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), il memoriale di Perlasca "non è determinante per l'imputazione di monsignor Becciu". Il porporato "tiene da anni sotto il suo calcagno monsignor Perlasca, in uno stato di asservimento psicologico che è fuori di ogni immaginazione" e "gli diceva: se mi vuoi bene ubbidiscimi, come si direbbe a un cane". Perlasca, che la signora ha riferito di apostrofare con il vezzeggiativo "volpetto", avrebbe poi ammesso: "Mi teneva la testa sott'acqua e io non me ne accorgevo". Perlasca, secondo Ciferri, è stato "incoraggiato" se non "spinto" a parlare da lei, nonché dai suoi genitori, dalla Chaouqui, che sosteneva di parlare "a nome degli inquirenti" e "dal Santo Padre": "Posso assicurare che non c'è documento che non sia portato prima all'attenzione e alla conoscenza della suprema autorità di questo Stato".

Secondo Ciferri, ancora, a un certo punto Chaouqui le disse: "Mi sono rotta i coglioni di Bergoglio perché se lui crede che lavoro gratis per lui sbaglia". Lei, spiega Ciferri, "con la sua agenzia voleva farsi portavoce della comunicazione di questo processo". Chaouqui, da parte sua, ha preannunciato querela nei confronti di Ciferri, ed ha negato ogni coinvolgimento nella costruzione delle indagini ("I gendarmi li conosco solo da quando mi hanno arrestato, Diddi se lo incontrassi per strada non lo riconoscerei"). Il suo unico interesse, ha detto, era "far sapere al Santo Padre quello che gli stavano facendo alle spalle". Su Perlasca, ha detto la donna, all'epoca in cui lei lavorava nella prima commissione voluta dal Papa "era arrivato sulla casella di posta un dossier che diceva che aveva problemi con l'omosessualità ed era ubriaco, e quindi non adatto al lavoro, e ho dovuto verificare, senza trovare alcun riscontro". Ma Chaouqui ha convinto Perlasca, tramite Ciferri, a registrare 26 podcast, il cui contenuto è simile a quello del memoriale, da far ascoltare al Papa.

Nella sua dichiarazione spontanea, Becciu ha messo in dubbio quanto affermato oggi da Chaouqui ("Informo costantemente il Papa"); ha criticato il fatto che la donna conservi ancora nei suoi archivi privati documentazione della commissione vaticana; ha contestato di essere stato lui, da Sostituto, a decidere il suo arresto ("ero in Sardegna in quei giorni, chi la interrogò fu il comandante della gendarmeria con gli assistenti. Mi telefonò e mi disse: ho arrestato la Signora Chaouqui. E  io gli dissi: ma sei matto?"); ed ha rivendicato di essere stato la persona che tentò di avvertire il Papa di non assumerla a inizio pontificato: "Quando vidi il nome della signora Chaouqui trasalii, perché avevo avuto segnalazioni gravi sulla sua persona. Di solito la Segreteria di Stato dà il suo beneplacito alle nomine perché deve fare l'indagine sui nominativi, invece eravamo all'inizio del pontificato di Francesco e le regole stavano un po' saltando, quindi ci trovammo davanti al fatto compiuto. Ma mi erano venute segnalazioni e dissi a chi di dovere questa persona non è degna di lavorare qui dentro in Vaticano".