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Presunto stupro di Lignano Sabbiadoro, il giudice archivia il caso: non c'è stata violenza o abuso

La 18enne denunciò i giovani nell'agosto del 2021. Per il gip la ragazza non ha manifestato segni di disagio e non ha provato a fuggire o chiamare aiuto. Ma per il legale non sono state considerate tutte le prove: "Valuteremo se presentare reclamo"
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LIGNANO - E' rimasta per due ore nell'appartamento senza mai provare a scappare o chiedere aiuto, pur avendo le occasioni per farlo. Né i filmati che pure sono stati girati a sua insaputa durante i rapporti sessuali rivelano il comportamento di una ragazza a disagio o costretta a subire violenza. La sua versione, insomma, non ha convinto né il pm della Procura di Udine che per mesi ha cercato riscontri all'ipotesi di uno stupro di gruppo, né il gip chiamato infine a valutare la richiesta di archiviazione del procedimento. L'ordinanza che chiude il caso partito dalla denuncia di una diciottenne friulana sui presunti abusi subiti a Lignano Sabbiadoro, nel pomeriggio del 10 agosto 2021, è stata depositata oggi, venerdì 13 gennaio, a scioglimento della riserva seguita all'udienza del 22 dicembre. A questo punto, a restare in piedi è soltanto la posizione dell'unico allora minorenne per il quale il Tribunale dei minori di Tr…

LIGNANO - E' rimasta per due ore nell'appartamento senza mai provare a scappare o chiedere aiuto, pur avendo le occasioni per farlo. Né i filmati che pure sono stati girati a sua insaputa durante i rapporti sessuali rivelano il comportamento di una ragazza a disagio o costretta a subire violenza. La sua versione, insomma, non ha convinto né il pm della Procura di Udine che per mesi ha cercato riscontri all'ipotesi di uno stupro di gruppo, né il gip chiamato infine a valutare la richiesta di archiviazione del procedimento. L'ordinanza che chiude il caso partito dalla denuncia di una diciottenne friulana sui presunti abusi subiti a Lignano Sabbiadoro, nel pomeriggio del 10 agosto 2021, è stata depositata oggi, venerdì 13 gennaio, a scioglimento della riserva seguita all'udienza del 22 dicembre. A questo punto, a restare in piedi è soltanto la posizione dell'unico allora minorenne per il quale il Tribunale dei minori di Trieste aveva invece già disposto un approfondimento investigativo.

La questione dei video

Se la giovane è stata ritenuta consenziente rispetto ai rapporti sessuali, altrettanto non può dirsi invece dei filmati girati da uno dei ragazzi presenti nell'appartamento, un 22enne di Busto Arsizio (Varese). Nei suoi confronti, il gip ha disposto l'imputazione coatta dell'ipotesi della diffusione illecita di video sessualmente espliciti, il cosiddetto revenge porn, per averne inviati due al minorenne. "Esiste la ragionevole certezza che la ragazza non fosse consapevole di essere ripresa e, soprattutto, che non avesse prestato alcun consenso alla divulgazione dei video", recita il provvedimento.

Tutt'altre le considerazioni relative al presunto episodio di stupro. Era stata la stessa ragazza, una volta lasciato l'appartamento, a raccontare tra le lacrime a un amico e ai genitori di essere stata picchiata e violentata. Il padre non ci aveva visto più e, con indosso ancora gli infradito, aveva lasciato la spiaggia ed era corso all'appartamento, aperto la porta a spallate e trovato i ragazzi chiusi in bagno.

Nessuna violenza

"La versione della persona offesa presenta numerose inverosimiglianze", aveva evidenziato il sostituto procuratore Andrea Gondolo, tirando le somme sull'attività condotta dalla Squadra mobile sul caso. Sulla stessa lunghezza d'onda il gip Emanuele Lazzàro, che, riproposti uno per uno gli elementi esaminati dal collega inquirente, ha ricordato in particolare "gli esiti negativi dei referti medici", sottolineando l'assenza di segni di abuso e lividi compatibili con la violenza descritta, e "le immagini video che - concorda - smentiscono" la querelante. "Mai, nei ben 12 video agli atti, la si sente esprimere la volontà di andarsene o pronunciare parole di diniego", scrive, osservando come, seppure per un totale di appena 5 minuti, quei filmati offrano "uno spaccato significativo di quanto accaduto". Nessun segnale di "disagio o sconforto", insomma, per le due ore in cui, "persino nei momenti in cui era da sola - continua - , aveva chiesto aiuto, uscendo in terrazzo o usando uno dei cellulari".

Pacifica, invece, la ricostruzione temporale dei fatti. Incontrato uno dei ragazzi e i suoi amici - tutti turisti provenienti da fuori regione -, si era allontanata dalle amiche e li aveva seguiti nell'appartamento. Qui, aveva avuto prima rapporti con due di loro e, dopo l'arrivo di altri due giovani, con altri due. Alla fine, prima di andarsene, si erano intrattenuti un po' in cucina e parlato di tatuaggi. Dall'abitazione era scesa in ascensore con tre di loro. "La sua apparente accondiscendenza - aveva spiegato l'avvocato Viezzi - era derivata dalla sproporzione numerica e dal timore di subire conseguenze più gravi".

Gli aspetti non considerati

Troppi, secondo il legale, gli aspetti che il gip non ha ritenuto di approfondire. "Dalla lesione della forchetta evidenziata nella documentazione medica, alla perizia della psicologa cui il servizio sanitario aveva indirizzato la ragazza e che aveva certificato non soltanto la veridicità del suo racconto, ma anche la persistenza dei postumi delle pressioni patite". Da qui, ravvisato un elemento di nullità proprio nella parzialità della documentazione considerata dal giudice e messa a disposizione della difesa, l'intenzione di andare avanti. "Valuteremo - ha detto - se presentare reclamo".