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L’idraulico, il cuoco, il disoccupato: quelle vite nell’orbita della violenza ultrà

Ecco chi sono i protagonisti degli scontri di domenica sull'Autosole tra i tifosi di Napoli e Roma
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Lo chef che in curva è un capo, il disoccupato che quando segue la squadra non si separa mai dall'asta della bandiera. Il simpatizzante dell'estrema destra, quello che se ne infischia del Daspo e va in trasferta. Gli specialisti della "caccia all'uomo", l'idraulico con il coltello e quelli che, nonostante la tessera, se devono picchiare, picchiano.


La guerriglia fra napoletani e romanisti che per quasi un'ora, domenica pomeriggio, ha bloccato l'Autosole all'altezza di Badia al Pino in provincia di Arezzo spiega che molte cose sono cambiate e altre, invece, sono rimaste uguali nelle frange più estreme del mondo ultrà: le norme degli ultimi anni hanno alleggerito la pressione sugli stadi, ma la violenza si è spostata nelle strade. Il Viminale è pronto a bloccare le trasferte di Roma e Napoli per almeno un mese, mentre le Digos lavorano per identificare i responsabili e scattare una fotografia aggiornata di quello…

Lo chef che in curva è un capo, il disoccupato che quando segue la squadra non si separa mai dall'asta della bandiera. Il simpatizzante dell'estrema destra, quello che se ne infischia del Daspo e va in trasferta. Gli specialisti della "caccia all'uomo", l'idraulico con il coltello e quelli che, nonostante la tessera, se devono picchiare, picchiano.


La guerriglia fra napoletani e romanisti che per quasi un'ora, domenica pomeriggio, ha bloccato l'Autosole all'altezza di Badia al Pino in provincia di Arezzo spiega che molte cose sono cambiate e altre, invece, sono rimaste uguali nelle frange più estreme del mondo ultrà: le norme degli ultimi anni hanno alleggerito la pressione sugli stadi, ma la violenza si è spostata nelle strade. Il Viminale è pronto a bloccare le trasferte di Roma e Napoli per almeno un mese, mentre le Digos lavorano per identificare i responsabili e scattare una fotografia aggiornata di quello che si muove nelle curve.


Si mescolano storie diverse. Martino Di Tosto, ad esempio. Ad Arezzo è stato ferito da una coltellata, il suo è l'unico arresto convalidato e il gip ha applicato il divieto di dimora. Fa il cuoco, ha 43 anni, da circa venti è uno dei leader di "Offensiva", una fazione della tifoseria capitolina legata all'estrema destra. Nel 2013 era stato identificato durante incidenti contro i tifosi del Verona. A gennaio 2005, durante un Roma-Siena di Coppa Italia, in campo vengono lanciati fumogeni che impediscono di giocare. Francesco Totti va sotto la curva chiedendo di smettere, ma qualcuno del gruppo As Roma Ultras, di cui fa parte Di Tosto all'epoca, lancia una bottiglietta contro il capitano. La cosa crea una spaccatura nella tifoseria che si risolve con un duello alla vecchia maniera: Di Tosto si confronta con un capo dei Fedayn, un'altra sigla ultrà, prendendole di santa ragione. 


Fa parte proprio dei Fedayn il 26enne Filippo Lombardi, il cui arresto per i fatti di Arezzo non è stato convalidato dal giudice: nel 2018 viene coinvolto negli scontri a Liverpool prima della semifinale di Champions League. Assolto dall'accusa di aver partecipato al ferimento del tifoso irlandese del Liverpol Sean Cox, sarà condannato per i disordini all'esterno dallo stadio. Domenica non avrebbe potuto seguire la squadra a Milano: ha il Daspo fino al 2025.


Il 41enne Emiliano Bigi fa parte della Brigata De Falchi, un gruppo elitario e "d'azione", di estrazione popolare, composto da impiegati, artigiani e piccoli professionisti. È un idraulico, la Digos lo ha fermato sul luogo di lavoro, all'indomani degli scontri, sequestrandogli attrezzi e un coltello: in aula, Bigi si è difeso spiegando che non era un'arma, bensì un utensile indispensabile per la sua attività. E il giudice non ha convalidato l'arresto. Le tifoserie si muovono sempre più spesso con mezzi privati: macchine oppure minivan noleggiati per 180 euro che possono portare fino a nove passeggeri. Sull'A1 erano 45 quelli dei tifosi del Napoli, tutti aderenti ai gruppi organizzati dalla Curva A, come "Mastiffs" e "Masseria", e a una sola sigla della Curva B ("Ultras 72") che hanno sottoscritto la "fidelity card" per andare in trasferta.


Durante gli scontri, i teppisti erano incappucciati e mascherati, senza simboli né vessilli. Si indaga sui precedenti, come la caccia al tifoso olandese scatenata in centro storico ad ottobre in occasione di Napoli-Ajax di Champions. Durante quella indagine fu condotto in questura per controlli ma subito rimandato a casa anche il 35enne Antonio Marigliano: un precedente per droga vecchio di dieci anni, nessun lavoro fisso, aderente al gruppo "Brigata Carolina" della Curva A, era a Badia al Pino con un bastone tra le mani. Dopo una notte agli arresti domiciliari, è tornato libero. Un filmato pubblicato da Repubblica ed esibito dal suo avvocato, Emilio Coppola, lo ritrae mentre "cammina tranquillo in direzione opposta agli scontri, mantenendosi lontano dalla rissa", come scrive il giudice che non ha convalidato l'arresto per mancanza di indizi. E la mazza? "È per la bandiera del Napoli - ha risposto - quando vado in trasferta la tengo sempre con me".