✕

Anziani soli, ricoverati in ospedale anche se dovrebbero essere a casa

(ansa)
Gli internisti denunciano le difficoltà a dimettere almeno la metà degli over 70 perché non hanno parenti o badanti a cui affidarli o perché non si trovano Rsa. "Due milioni di giornate di ricovero inutili, che finiscono per pesare anche sui pronto soccorso"
2 minuti di lettura

Non sanno dove mandarli e allora li tengono in ospedale. A casa magari sono soli o vivono in una situazione precaria che suggerisce di non lasciarli andare, anche perché nelle strutture residenziali non c'è posto. Così circa la metà degli over 70 che sono ricoverati nelle medicine degli ospedali italiani restano in reparto una settimana in più del necessario. Nascono così conseguenze a cascata per le strutture sanitarie. I posti infatti non si liberano e la porta d’ingresso dell’ospedale, cioè il pronto soccorso, non trova spazio per i suoi pazienti che devono essere ricoverare. E così qualcuno resta in barella per giorni nelle stanze dell’emergenza.

I ricoveri che non servono

Fadoi, che è la federazione dei medici internisti, ha fatto uno studio coinvolgendo 98 strutture in tutta Italia. Ebbene, dalla data di dimissioni indicata dal medico a quella effettiva di uscita passa oltre una settimana nel …

Non sanno dove mandarli e allora li tengono in ospedale. A casa magari sono soli o vivono in una situazione precaria che suggerisce di non lasciarli andare, anche perché nelle strutture residenziali non c'è posto. Così circa la metà degli over 70 che sono ricoverati nelle medicine degli ospedali italiani restano in reparto una settimana in più del necessario. Nascono così conseguenze a cascata per le strutture sanitarie. I posti infatti non si liberano e la porta d’ingresso dell’ospedale, cioè il pronto soccorso, non trova spazio per i suoi pazienti che devono essere ricoverare. E così qualcuno resta in barella per giorni nelle stanze dell’emergenza.

I ricoveri che non servono

Fadoi, che è la federazione dei medici internisti, ha fatto uno studio coinvolgendo 98 strutture in tutta Italia. Ebbene, dalla data di dimissioni indicata dal medico a quella effettiva di uscita passa oltre una settimana nel 26,5% dei casi, da 5 a 7 giorni nel 49% e un altro 28% sosta dai due ai quattro giorni più del dovuto.

Perché si resta in ospedale

Riguardo alle Regioni, la permanenza impropria in ospedale è motivata dal fatto che il 75% dei pazienti anziani non ha nessun familiare o badante che li può assistere a casa. Per quai la metà di chi ne ha bisogno, invece, non si riesce a trovare un posto in Rsa.Il costo stimato per il sistema sanitario di questa stortura è di 1,5 miliardi l’anno, e sono oltre 2 milioni l’anno le giornate di degenza improprie. Del resto, i ricoveri nelle medicine sono circa un milione ogni anno e la metà dei pazienti hanno più di 70 anni. Una parte importante, come visto, restano ricoverati più del previsto e questo tiene occupati posti e fa sendere soldi.

"Problemi sociali che pesano sull'ospedale"

“Quello che rileva l’indagine è quanto purtroppo tocchiamo con mano quotidianamente, ossia la necessità di farsi carico di problematiche sociali che finiscono per pesare indebitamente sugli ospedali e sui reparti di medicina interna in particolare”, commenta Francesco Dentali, nuovo presidente della Fadoi. “E’ un quadro che dovrebbe far riflettere sul nostro sistema di assistenza sociale, che secondo l’Osservatorio del Cnel per i servizi impiega appena lo 0,42% del Pil, mentre in base ai dati Inps oltre 25 miliardi vengono erogati sotto forma di assegni, come quelli di accompagnamento o di invalidità. Questo senza considerare i 3,4 miliardi erogati direttamente dai Comuni”.

Per il presidente uscente di Fadoi, Dario Manfellotto, “le ricette come le Case della Comunità e gli ospedali di Comunità sono vecchie. Sono modelli che abbiamo già definito e sperimentato ma che spesso non funzionano e lo abbiamo visto per esempio col Covid.  E’ necessario invece avere percorsi di assistenza chiari e semplificati, evitando di creare ulteriori percorsi a ostacoli per cittadini e operatori sanitari, proprio in quel “territorio” che dovrebbe agevolare le cure. E poi come al solito si scommette su appropriatezza, riduzione ricoveri e meno accessi al Pronto soccorso. Ma è un film già visto. Per esempio il collegamento casa-territorio-ospedale-post acuzie-riabilitazione-casa dovrebbe essere ben precisato con regole d’ingaggio strette e rigorose”.