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Vittorino Andreoli: "La vecchiaia è un privilegio. Sbagliato pensare che il sesso finisca, gli organi perdono vigore, la passione no"

Intervista allo psichiatra e scrittore: "A quest'età possiamo goderci la libertà di badare ai nostri bisogni personali e non a quelli dettati dalla società"
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"Sono un vecchio, contento di esserlo, e con la speranza di continuare a esserlo ancora per un lungo tempo", così si definisce il professor Vittorino Andreoli, noto psichiatra e scrittore, nel suo saggio Lettera a un vecchio (da parte di un vecchio) - pubblicato il 10 gennaio per Solferino - in cui, sotto forma di epistola rivolta a un suo coetaneo immaginario, analizza la straordinarietà dell'ultimo capitolo della vita.

Cosa ha fatto scaturire in lei la necessità di scrivere questo libro?

"Purtroppo, quotidianamente, constatiamo che la nostra società conferisce un'accezione negativa alla vecchiaia. Ci reputano inutili perché non più produttivi, un peso per la comunità. Così, con le mie competenze di medico e la mia esperienza di vecchio, ho preso la penna in mano per sollecitare la consapevolezza del grande privilegio di aver raggiunto quest'età, la nuova età".

Perché la de…

"Sono un vecchio, contento di esserlo, e con la speranza di continuare a esserlo ancora per un lungo tempo", così si definisce il professor Vittorino Andreoli, noto psichiatra e scrittore, nel suo saggio Lettera a un vecchio (da parte di un vecchio) - pubblicato il 10 gennaio per Solferino - in cui, sotto forma di epistola rivolta a un suo coetaneo immaginario, analizza la straordinarietà dell'ultimo capitolo della vita.

Cosa ha fatto scaturire in lei la necessità di scrivere questo libro?

"Purtroppo, quotidianamente, constatiamo che la nostra società conferisce un'accezione negativa alla vecchiaia. Ci reputano inutili perché non più produttivi, un peso per la comunità. Così, con le mie competenze di medico e la mia esperienza di vecchio, ho preso la penna in mano per sollecitare la consapevolezza del grande privilegio di aver raggiunto quest'età, la nuova età".

Perché la definisce "la nuova età"?

"Perché rappresentiamo la prima generazione che vive un tempo così lungo. Nella storia dell'uomo, è la prima volta che è presente una comunità di vecchi corrispondente a circa il 20% della popolazione. Fino al secondo dopoguerra l'attesa di vita arrivava a 50 anni, ora, grazie alla scienza, abbiamo raggiunto una condizione esistenziale unica".

Però alcuni suoi coetanei temono la vecchiaia e cercano di edulcorarla con definizioni più delicate...

"Quanto mi infastidiscono le finzioni verbali come senilità, longevità e terza età, con cui cercano di nascondere ciò che non solo è concreto, ma rappresenta un nuovo capitolo dell'esistenza! A indossare queste maschere sono i "giovanilisti" che non accettano la propria età e si camuffano con creme antirughe, depositi di silicone e capelli trapiantati".

Invece quale dovrebbe essere il giusto stile di vita di un vecchio?

"Innegabilmente, in questa fase della vita, ci trasformiamo, ci adattiamo al tempo, all'ambiente naturale e sociale. Come in ogni altra fase della vita, mutano bisogni e aspettative che offrono una nuova visione del mondo: non dobbiamo più timbrare cartellini, non abbiamo sete di denaro, non dobbiamo dimostrare nulla. Possiamo goderci la libertà di badare ai nostri bisogni personali e non a quelli dettati dalla società".

In questa fase della vita, però, spesso fa capolino la malattia.

"Da medico, so che la vecchiaia è anche tempo di malattie. Non diversamente, però, dalle altre fasi dell'esistenza. Talvolta, si tende a considerare malattia ciò che invece è un adattamento del corpo e della mente che tiene conto dell'età. Si parla erroneamente di regressione e debolezza, ma sarebbe più giusto definirla fragilità. La nostra forza risiede proprio in questa fragilità che non è un sintomo, bensì una consapevolezza del limite, del bisogno dell'altro".

Pertanto, è errata anche la concezione che si ha del sesso in questa fase della vita?

"Esattamente, la cultura dominante nella nostra società tende a ridurre l'eros alla funzionalità dell'organo. Il sesso, invece, è un'espressione del corpo nella sua interezza che manifesta il bisogno di legame, il desiderio di promuovere il piacere. Gli organi possono perdere vigore, ma non la passione. Dobbiamo tornare a una visione meno fisica e più altruistica dell'amore".

L'affettività, in effetti, è il valore che reputa carente nella società contemporanea.

"In una società governata dal dio denaro, bisogna mettere in circolo la vera ricchezza della specie umana: l'affettività. Se solo ci tenessero maggiormente in considerazione, metteremmo a disposizione la nostra esperienza, ma soprattutto il nostro tempo per riscoprire la bellezza del dialogo tra generazioni, dell'ascolto sempre più carente in questa società frenetica".

E qui subentra la disciplina che ha definito "bendessere".

"La medicina cura la malattia concentrando l'attenzione su un organo, ma è importante assicurare anche il benessere, di cui si occupa, appunto, il "bendessere", neologismo che richiama la promozione del bene, attraverso una valutazione dell'esistenza. Non se ne occupa il medico o lo psicologo, bensì i nostri affetti, le persone che abbiamo accanto e ci tendono la mano".

Ciò facilita l'appuntamento inevitabile con la morte?

"La morte non deve fare paura! Sappiamo bene che la vecchiaia è la condizione umana più vicina all'evento mortale, anche se il rischio di morire si lega a ogni fase della vita. La morte è un limite dell'esistenza che, personalmente, non amo perché vorrei spostarla anche di un solo minuto per la mia sete di vita. Purtroppo da giovani corriamo e non ci rendiamo conto della straordinarietà di essere vivi, di esserci".