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I ragazzi sempre più fragili ma l’Italia sta perdendo gli psichiatri per curarli

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L'appello al ministro di 91 primari: "Reparti sguarniti, mancano diecimila operatori"
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Un disagio che cresce, come le diagnosi. Sono sempre di più le persone, soprattutto giovani, che anche a causa del Covid hanno sviluppato malattie psichiatriche e ora chiedono aiuto. Di fronte trovano servizi pubblici sguarniti, con forti difficoltà di organico. Il numero dei professionisti che mancano lo stima Giuseppe Ducci, che guida il dipartimento di Salute mentale della Asl Roma 1, e fa impressione: diecimila. Che poi significa oltre un terzo dei 28 mila professionisti che oggi si occupano di chi ha problemi mentali. A denunciare l'impossibilità di dare risposte adeguate e le "condizioni drammatiche nelle quali stiamo sempre più scivolando" sono ben 91 direttori dei dipartimenti di psichiatria italiani, che hanno scritto al ministro alla Salute Orazio Schillaci ma anche, tra gli altri, alla premier Giorgia Meloni e alle Regioni. C'è bisogno, dicono, di un piano straordinario di assunzioni, che poi vorrebbe dire rispettare gli …

Un disagio che cresce, come le diagnosi. Sono sempre di più le persone, soprattutto giovani, che anche a causa del Covid hanno sviluppato malattie psichiatriche e ora chiedono aiuto. Di fronte trovano servizi pubblici sguarniti, con forti difficoltà di organico. Il numero dei professionisti che mancano lo stima Giuseppe Ducci, che guida il dipartimento di Salute mentale della Asl Roma 1, e fa impressione: diecimila. Che poi significa oltre un terzo dei 28 mila professionisti che oggi si occupano di chi ha problemi mentali. A denunciare l'impossibilità di dare risposte adeguate e le "condizioni drammatiche nelle quali stiamo sempre più scivolando" sono ben 91 direttori dei dipartimenti di psichiatria italiani, che hanno scritto al ministro alla Salute Orazio Schillaci ma anche, tra gli altri, alla premier Giorgia Meloni e alle Regioni. C'è bisogno, dicono, di un piano straordinario di assunzioni, che poi vorrebbe dire rispettare gli standard da poco stabiliti da Agenas, l'agenzia sanitaria nazionale delle Regioni. Entro un triennio dovrebbero essere stanziati 2 miliardi così da arrivare a una quota del 5% del fondo sanitario nazionale per la salute mentale.

Giovani in crisi

Ducci punta l'accento soprattutto sui giovani. Con la pandemia e in particolare il lockdown ("che comunque andava fatto", specifica) tra i ragazzi c'è stato "un aumento incredibile della disregolazione emotivo-affettiva" che ha portato a reazioni diverse. Verso l'esterno, cosa che ha fatto crescere "i casi di cutting (cioè taglio, ndr) autolesionistico, di abuso di sostanze, soprattutto alcol, cocaina e cannabis, e di disturbi del comportamento alimentare. Poi c'è stato un aumento di violenza, agita direttamente ma anche digitale. Abbiamo visto un'esplosione di cyber bullismo". Il Covid, spiega Ducci riguardo all'ultimo problema "ha accentuato il collegamento digitale diminuendo la sintonizzazione emotiva". Ma c'è stato anche chi ha rivolto verso l'interno, verso sé stesso il disagio. "Così sono aumentati i ragazzi con ansia e depressione ma anche le forme più gravi di ritiro. Gli Hikikomori, che si isolano in casa, sono moltissimi. Si tratta di una psicopatologia emergente".

Aumentano i disturbi alimentari

Sui disturbi alimentari, come l'anoressia, il dipartimento diretto da Ducci è centro di riferimento per il Lazio. "Siamo gli unici ad avere una struttura pubblica residenziale per queste patologie. Ebbene, abbiamo visto un aumento importantissimo dell'incidenza, i pazienti, soprattutto femmine, sono più che raddoppiati rispetto a prima del Covid. E dobbiamo ricordare che l'anoressia mentale grave è la principale causa di morte per gli adolescenti, più dei suicidi e degli incidenti stradali".

L'impatto sulla società è pesantissimo

La Asl romana segue i pazienti con le visite, i centri diurni, la terapia a casa e altri servizi. Il ricovero è l'extrema ratio. "Vanno adattate le risposte ai cambiamenti epidemiologici, ora intensi". Bastano pochi numeri per capire il perché della lettera degli psichiatri. "I disturbi mentali gravi - dice Ducci - riguardano il 6% della popolazione. Se consideriamo anche quelli definiti comuni, come ansia e depressione non gravi, la prevalenza per anno arriva al 20%", cioè 12 milioni di italiani. "Non occuparsi di salute mentale determina conseguenze per i pazienti ma anche sulla convivenza civile: l'impatto di una persona con un disturbo mentale sulla società è pesantissimo". Per ridurlo ci vogliono professionisti pubblici. "La salute mentale si fa con le persone, i costi tecnologici sono limitati. Bisogna spendere per avere più lavoratori".